La folla si dirige verso il palazzo del vicario, il quale avverte il pericolo ma non può fare altro che barricarsi in casa. Renzo si immischia nel tumulto e si schiera dalla parte di coloro che vogliono evitare il delitto del vicario. Accanto a Renzo un malvivente vuole appendere con il cadavere dell’uomo alla sua porta con dei chiodi e a queste parole Renzo, inorridito, cerca di calmare il vecchio ma viene scambiato come una spia infiltrata. Il giovane fortunatamente riesce a scampare alla situazione difficile creatasi in quel momento e decide di dirigersi verso il convento di padre Bonaventura ma viene bloccato dal flusso di gente che segue la carrozza del cancelliere Antonio Ferrer. Ferrer grazie alla sua fama riesce a placare la folla e a portare in salvo il vicario e promette ai milanesi pane, abbondanza e giustizia anche se rimugina tra sé in spagnolo ben altre considerazioni. Giunto finalmente alla porta del palazzo, il cancelliere porta in salvo il vicario, sfigurato dalla paura, e lo fa salire sulla sua carrozza. Ferrer però è preoccupato per ciò che succederà quando il governatore Olivares verrà a sapere le notizie del tumulto, ma il vicario è troppo spaventato per porsi simili problemi e dichiara al cancelliere che passerà il resto della sua vita da eremita, lontano da Milano.

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