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Capitolo Diciannovesimo

Il Conte zio, per mantenere la promessa fatta al nipote Attilio, invita a pranzo il padre provinciale dei cappuccini e riesce ad ottenere che il frate sia allontanato da Pescarenico, attraverso un colloquio pieno di sottigliezza diplomatica. Una sera, infatti, arriva da Milano al convento un cappuccino con "l'obbedienza per fra Cristoforo, di portarsi a Rimini, dove predicherà la quaresima" e una lettera, indirizzata al padre guardiano con l'istruzione "d'insinuare al detto frate che deponga ogni pensiero d'affari che potesse avere avviati nel paese da cui deve partire, e che non vi mantenga corrispondenza". Don Rodrigo, liberato così da Renzo e da padre Cristoforo, decide che è il momento di giungere a capo della sua scellerata impresa con l'aiuto "d'un terribile uomo", l'Innominato.
Era questi "un signore altrettanto potente per ricchezze, quanto nobile per nascita", le cui "passioni principali" erano "fare ciò ch'era vietato dalle leggi o impedito da una forza qualunque; esser arbitro, padrone negli affari altrui, senz'altro interesse che il gusto di comandare; esser temuto da tutti...".
Abitava un castello "confinante col territorio bergamasco" e "quella casa era come un'officina di mandanti sanguinosi: servitori la cui testa era messa a taglia e che avevano per mestiere di troncar teste". Tutti i signorotti all'interno erano suoi vassalli. Anche "accadde qualche volta che un debole oppresso, vessato da un prepotente , si rivolse a lui" ed egli "forzò il prepotente a finirla" così che "in quei casi quel nome tanto temuto ed aborrito era stato benedetto un momento". In genere però la sua forza "era stata ed era ministra di voleri iniqui, di soddisfazioni atroci, di capricci superbi" e il suo nome, quel nome che il Manzoni tace, "significava qualcosa di irresistibile, di strano, di favoloso".
Il palazzotto di don Rodrigo distava dal castello dell'Innominato circa sette miglia ed egli, appena divenuto "padrone e tiranno, aveva dovuto vedere che a così poca distanza da un tal personaggio, non era possibile far quel mestiere senza venire alle prese, o andar d'accordo con lui". Così egli aveva reso vari servigi all'Innominato, avendone in contraccambio promesse d'aiuto in qualsiasi occasione. Una mattina, dunque, don Rodrigo in tenuta da caccia, con il Griso e pochi bravi "s'arrivò al castello dell'Innominato".
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