Capitolo 38 dei Promessi Sposi


Questo capitolo ha struttura lineare e segue l'ordine cronologico dei fatti. Esso segna la conclusione del romanzo e lo chiude circolarmente.
La struttura circolare è data da alcuni indizi:
1) inizia con la figura di Don Abbondio e si chiude con la figura dello stesso personaggio.
2)Si apre con lo sdoppiamento del narratore e dell'autore e si chiude con l'espressione:"Vogliate un po' di bene a chi l'ha raccontato".

3) Si apre e si chiude con la descrizione del paesaggio e della natura .
Il linguaggio ritorna ad essere colloquiale come nei primi capitoli, ciò avviene perché l'autore vuole fare un passo indietro per dare spazio alla morale della storia.
Secondo il critico Getto il finale è "un lieto girotondo" di tutti i personaggi.
Don Abbondio celebra le nozze e si pone come intermediario tra il marchese e i Promessi Sposi per la vendita dei poderi dei due giovani.
Don Abbondio, inoltre, chiede al marchese di sottrarre Renzo dalla lista degli uomini ricercati.
Manzoni ha scelto questo finale per mantenere il "vero per soggetto" su cui si basa l'intera opera.
I promessi mettono su famiglia nel bergamasco , dove Lucia era criticata perché considerata una "contadina come le altre".
Il direttore di un filatoio muore e il figlio vende l'azienda, egli è il terzo figlio scapestrato del romanzo.
Seguirà la nascita di numerosi figli, tra cui una bambina che prenderà il nome di Maria. Renzo desidera che i suoi figli siano istruiti perché ha compreso che la cultura è "il mezzo di oppressione" di quella società.
Morale della storia: "i mali vengono a prescindere dalle scelte morali di ciascuno, solo la fede in Dio rappresenta uno spiraglio di luce per il credente"
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