Concetti Chiave
- Il capitolo segue il tema centrale del bene che si sostituisce al male, delineando un percorso di redenzione e speranza.
- La cappella è descritta come un punto centrale nel lazzaretto, evidenziando la sua funzione di orientamento spirituale e fisico.
- Padre Felice esorta i superstiti a ricostruire legami umani basati sulla carità e la misericordia, in contrapposizione alla distruzione causata dalla peste.
- Renzo, nonostante gli equivoci, ritrova Lucia nel lazzaretto, simbolizzando il superamento del pericolo e il trionfo della vita.
- La risoluzione del dramma personale di Renzo e Lucia coincide con la fine dell'epidemia, segnata anche dal temporale che rappresenta la fine dell'ansia e del conflitto.
Introduzione
Tutto il capitolo segue un “fil rouge”: il bene che, finalmente, si sostituisce al male ed è questo percorso che l’analisi intende seguire
La descrizione della cappella
La descrizione sottolinea la posizione centrale della cappella, aperta su tutti i lati al dolore del lazzaretto. Il luogo si trova anche a metà del percorso di Renzo e al centro del suo dramma, nello spazio di incertezza fra l’incontro con padre Cristoforo e quello con Lucia. Questa ideale chiesa del Manzoni è, dunque, una chiesa aperta, e l’altare può essere visto da ogni parte. Ne “I Promessi Sposi” la chiesa costituisce un punto di riferimento e di orientamento, non un ambiente.
Il bene che subentra al male: il discorso di padre Felice
L’esodo dei superstiti dal lazzaretto porta con sé una nuova nota di fede, associata, ora, non più alla morte, ma alla vita. Le parole di padre Felice riecheggiano quelle di padre Cristoforo quando parla di accettazione, ma soprattutto nell’invito ai guariti affinché siano caritatevoli nei confronti dei propri simili. Il frate non dà interpretazioni edificanti della peste, ma indica le basi per ricostruire i rapporti umani; dopo che la morte ha distrutto tanti vincoli di sangue, devono ora nascere legami nuovi di carità, nella comune ricerca non solo della giustizia, ma soprattutto della misericordia. Si tratta di un richiamo molto impegnativo che, come già l’esortazione del Cardinale Federigo a don Abbondio, richiede una profonda umiltà anche da parte di chi lo pronuncia (cfr. l’immagine di padre Felice che scalzo, con una corda al collo, dà avvio alla processione portando una pesante croce). Da notare le caratteristiche di un’arte oratoria molto austera: ricorso frequente all’anafora, all’antitesi, alle esclamative e alle interrogative retoriche oltre ai termini propri del linguaggio ascetico (“edificazione……gioia mondana”). Sono presenti anche riferimenti espliciti alle Sacre Scritture e l’invito alla carità riecheggia le lettere degli apostoli; infine, il “piccol popolo” che Dio ha voluto salvare dall’epidemia ricorda la popolazione superstite di Israele.
Il bene che subentra al male: al nuovo equivoco su Renzo, fa seguito il ritrovamento di Lucia
Renzo, nel cercare Lucia, dà prova di una tensione crescente: egli si regge in continuazione su un sentimento di fede e di speranza che, però, l’evidenza continua a smentire. La gravità del dramma non lo salva dall’ultimo equivoco: l’apparenza lo tradisce ancora una volta e lo fa credere un monatto. Per l’ultima volta Renzo viene frainteso. Con una sottile nota ironica, ancora gli viene attribuito un ruolo che non è il suo. Dopo il Renzo scambiato per un bravo, dopo un Renzo preso per un ladro e sovversivo, dopo un Renzo soldato o untore, ora Renzo è scambiato per un monatto. Si tratta di tutta una serie di accentuazioni paradossali di atteggiamenti, via via conseguenti dalla “braveria” che fa parte del carattere del giovane, ma pur sempre un contrasto con la realtà. Tuttavia, l’inganno sull’identità del personaggio, che in altri momenti si traduceva in pericolo e minaccia di morte, ora si capovolge in salvezza. Infatti è in quell’occasione che Renzo è raggiunto dalla voce di Lucia. Di colpo, l’incombere della morte si trasforma in vita, nel cuore stesso del lazzaretto. Al colpo di scena che sarebbe stato l’improvviso apparire della figura fisica di Lucia, il Manzoni ha preferito sostituire un modo di rivelarsi indiretto e mediato, facendo intervenire la voce, quasi come se si trattasse l’ombra della ragazza, intesa come riflesso della sua anima.Il bene che subentra al male: i protagonisti si ritrovano e l’epidemia finisce.
La vicenda assume degli aspetti confortanti: Lucia, ancora una volta al riparo di una casa, ha trovato l’appoggio della mercantessa, tanto migliore rispetto a Donna Prassede. Ma, soprattutto, si risolve il grave conflitto che divideva Renzo e Lucia, a causa del voto che sembrava irrevocabile quanto la morte stessa, così tanto temuta. Ora, padre Cristoforo adempie fino in fondo e con un successo senza precedenti, il suo ruolo di mediatore fra i due giovani: la sua benedizione prefigura le nozze e a affida a Renzo e a Lucia la continuazione del suo cammino. Mentre egli declina verso la morte, il mondo circostante risale con Renzo verso la vita. Lo scioglimento del dramma dei protagonisti si accompagna a quello della tragedia collettiva: lo scoppio del temporale coincide con la fine dell’ansia di Renzo e di Lucia e con la fine della peste.