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Capitolo XVII


Renzo si incammina verso l'Adda


Renzo incomincia ad incamminarsi alle 17:30 imboccando la strada principale e poi successivamente una secondaria sulla sinistra. Renzo è adirato per la falsità di quello che ha sentito sul proprio conto e che le lettere le quali sarebbero nelle mani della giustizia sono in mano sua ed è solo una.

Renzo si addentra nella boscaglia


Renzo calato il buio incomincia a sentire la solitudine, la stanchezza e il freddo, ma decise di continuare il cammino senza chiedere ospitalità per paura di troppe domande o di essere identificato come ladro continuando a cercare l’Adda e recitò preghiere per i morti per scacciare i brutti pensieri. Entrò in un vero bosco che gli suscitò terrore e quando rimase in silenzio riuscì a sentire il rumore dell’acqua e continuò il suo cammino, fino a raggiungere le rive dell’Adda e decise di attendere il giorno seguente per oltrepassarlo e decise di passare la notte in un capanno di paglia utilizzato dai contadini per il raccolto d’estate e deserto in autunno

Renzo passa la notte nel capanno


Renzo ringrazia la Provvidenza per averglielo fatto trovare, ma fece fatica ad addormentarsi poiché ripensò a tutti i personaggi con cui aveva dei conti in sospeso ma vide anche Agnese, Lucia e padre Cristoforo mentre attende con impazienza il giorno seguente misurando il tempo con i rintocchi di un campanile vicino.

Renzo attraversa il fiume sulla barca del pescatore


Renzo si alzò quando sentì dal campanile che erano le cinque del mattino e ripercorse il sentiero che lo ricondusse all’Adda. Renzo poi riuscì ad attraversare il fiume promettendo una ricompensa e aiutando un barcaiolo a remare. E gli chiese se il paese dall’altra parte fosse Bergamo e gli rispose di si suscitando in Renzo un’esclamazione di gioia, il barcaiolo ricevette come ricompensa una berlina.

Renzo in cammino verso il paese di Bortolo


Renzo successivamente si incamminò chiedendo indicazioni per il paese del cugino Bortolo al quale mancavano 9 miglia secondo le informazioni. E vide lungo il tragitto che la carestia è presente anche lì. Ma si consola sapendo che Bortolo è un uomo benestante e confidando anche nella provvidenza. Renzo si recò in un’osteria per non presentarsi dal cugino chiedendogli del cibo pagando con le poche monete rimaste.

Renzo spende gli ultimi soldi in elemosina


Renzo dopo essere uscito dall’osteria esclamò che c’era la Provvidenza e tirò fuori dalle tasche le ultime monete rimaste e le diede alla persona che chiedeva l’elemosina più vicina lui e successivamente proseguì il suo cammino. Renzo fece fede alla Provvidenza non avendo più soldi e poiché lo aveva indotto a dare gli ultimi soldi a un bisognoso e quindi non potrà abbandonarlo nel momento del bisogno. E fantasticò sul fatto che quando finirà la carestia lavorerà come filatore di seta mettendo da parte oi risparmi per far venire Agnese e Lucia, la quale potrà sposare anche lì poiché c’erano molti curati.

Renzo ritrova il cugino Bortolo


Renzo raggiunse il paese di Bortolo con il quale si scambiò i saluti all’interno del filatoio dove lavorava e promettendogli che gli avrebbe trovato lavoro anche in condizione di carestia poiché il padrone del filatoio è in debito con lui, di cui è il factotum. La carestia è diversa da quella di Milano poiché la città ha acquistato del grano proveniente dalla Turchia da un mercante e che grazie a un avvocato di nome Lorenzo Torre non ci sono tasse doganali e fu inoltre spedito del miglio per provvedere alle popolazioni rurali.
Bortolo dà a Renzo alcuni utili consigliIl cugino informa Renzo che i bergamaschi chiamano i milanesi con il nome di “baggiani” che significa sciocchi anche se in senso affettuoso anche se Renzo non si trova d’accordo ma per il momento le cose stanno così e si dovrà abituare. Bortolo accompagnò il cugino da l padrone che lo riuscì a sistemare in modo dignitoso.

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