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La folla assalta la casa del vicario di Provvisione

Il vicario di provvisione era a casa sua quando viene avvisato che la folla lo sta raggiungendo per picchiarlo. Ormai era impossibile scappare, così barricarono le porte e le finestre, il vicario terrorizzato si rinchiuse in soffitta. Nel frattempo, la folla era arrivata alla casa e Renzo si trovò in mezzo alla rivolta di sua volontà, poiché non è d’accordo sul mettere a morte il vicario pur considerandolo un affamatore di popolo.

L'arrivo dei soldati

I magistrati di Milano informarono della situazione il comandante della guarnigione del Castello Sforzesco, che inviò sul posto dei soldati, quando arrivarono trovarono la casa circondata dai rivoltosi e il loro ufficiale si fermò per decidere cosa fare. La sua esitazione dovuta a non fare mosse azzardate è stata interpretata dai rivoltosa come paura così i popolani più vicini ai soldati li provocarono deridendoli, quelli più vicini alla casa non si accorsero neanche dei soldati.

Il vecchio mal vissuto

Tra i rivoltosi c’è un uomo vecchio dall’aspetto trasandato che agita un martello, una corda e quattro chiodi con i quali dice di voler attaccare il corpo del vicario a un battente della porta, quando sarà stato ucciso. Renzo non condividendo il suo pensiero incita i rivoltosi a non agire con atti contrari alla volontà di Dio. Uno dei rivoltosi vicino a lui lo sente e viene accusato di essere un traditore. I rivoltosi pensano che sia una spia o un servitore del vicario o il vicario stesso travestito da contadino. Renzo vorrebbe sparire ma è protetto da alcuni che si trovano vicini a lui. Poi qualcuno urlò di fare spazio e probabilmente salvò Renzo.

La scala a pioli. Si sparge la voce dell'arrivo di Ferrer

Alcuni rivoltosi intendono arrampicarsi con una scala a pioli per entrare nella casa del vicario da una finestra: ma a causa dei rivoltosi irrequieti va contro altri rivoltosi ferendoli alle costole e si avvicina molto lentamente alla casa. Renzo in quel momento riuscì a scappare. Nel frattempo, si sparse la voce che stava arrivando Ferrer in carrozza per aiutare il vicario grazie al prezzo del pane ribassato. Molti rivoltosi era convinti che Ferrer volesse portare il vicario in prigioni e così molti erano favorevoli ma altri volevano farsi giustizia da sé.

Digressione dell'autore sui tumulti popolari

L'autore osserva che nelle rivolte popolari c'è sempre un certo numero di esagitati, che per i motivi più vari cercano di tirare le cose al peggio e vogliono rinnovare i disordini non appena questi sembrino acquietarsi: ci sono tuttavia anche coloro che si adoperano con altrettanto impegno per ottenere l'effetto contrario, per vicinanza alle persone minacciate o soltanto per sincero orrore verso qualunque atto di violenza. In ciascuna delle due fazioni si crea subito un comune sentire e un'identità d'intenti, mentre nel grosso della folla ci sono uomini di diverse idee e sentimenti che possono inclinare all'uno o all'altro partito, in quanto bisognosi di credere a qualcosa e facili dunque ad essere persuasi ad appoggiare un'idea o quella opposta. I rivoltosi sono come delle banderuole che si muovono senza volontà propria e possono essere usati per i fini altrui, e poiché hanno una grande forza ci sono sempre nei tumulti degli abili oratori in grado di tirarli dalla loro parte, istigandoli a fare qualcosa di bene o di male, e di suscitare in loro speranze e timori, paure e sentimenti vari.
Ferrer arrivò senza scorta questo suscitò l’acclamazione come un benefattore del popolo e ridiede forza a coloro che cercavano di persuadere i rivoltosi a non commettere atti di violenza. Poco dopo prevalsero chi pensava che Ferrer volesse portare il vicario in prigione
Ferrer è acclamato dalla folla ma il vero scopo del cancelliere era di condurlo in salvo e la cosa non sfuggì ad alcuni dei presenti. Renzo si ricordò della firma di Ferrer che vide sotto la grida mostratagli dal dottor Azzecca-garbugli, e dopo che la cosa gli fu confermata si convince che il cancelliere sia venuto a castigare il vicario, Renzo decise così di dare una mano.

La carrozza avanza tra la folla


La carrozza avanza molto lentamente e alcune volte si ferma e in quei momenti Ferrer si affacciò alla finestrella e cerca di calmare la folla in più manda baci alla folla, chiedendo con la mano di fare spazio e silenzio, dice di voler fare "giustizia" e promette pane e abbondanza e intimorito disse di essere venuto a portare il vicario in prigione e aggiunse in spagnolo “se è colpevole”. Poi sollecitò il cocchiere Pedro a procedere tra la folla se gli è possibile. Pedro sorridendo chiese gentilmente che facciano passare la carrozza. Tra la folla c’è anche Renzo che non se ne vuole andare prima che Ferrer non sia riuscito a portare con sé il vicario.

Le parole di Ferrer alla folla

Ferrer continuò a rivolgersi alla folla cercando di capire cosa dicessero i rivoltosi e dando le risposte più gradite alla folla, ripetendo le parole "pane" e "giustizia" e promettendo di portare il vicario in prigione. Finalmente la carrozza giunse vicino alla casa del vicario e vide la porta mezza scardinata, si affrettò a uscire dalla carrozza e si soffermò per qualche istante sul predellino, acclamato dai presenti a cui rivolge un profondo inchino promettendo "pane e giustizia".

Ferrer entra nella casa e ne porta fuori il vicario

Nel frattempo, chi si trovava all’interno della casa aprirono la porta e si affrettò ad entrare, l'autore lo paragona, non senza sarcasmo, a una serpe che si infila in un buco per sfuggire agli inseguitori. All’interno della casa il vicario scese le porte impaurito ma si rassicurò un po' alla vista di Ferrer, il cancelliere lo rassicurò e lo invitò a seguirlo, informandolo che era sua intenzione condurlo via dalla carrozza e invocò tra sé l’aiuto di Dio per affrontare quel passo pericoloso e difficile. Uscì prima Ferrer e poi il vicario, i due si affrettarono a entrare nella carrozza e si nascose in un angolo. Mentre la folla applaude Ferrer e impreca contro il vicario.

La carrozza si allontana dalla folla

Ferrer si raccomanda di non farsi vedere mentre lui si affaccia alle finestrelle promettendo al popolo pane e giustizia e di portare il vicario in prigione dove verrà punire. Ogni tanto parla al vicario in spagnolo spiegandogli che sta cercando di non alimentare la rabbia della folla, fino a quando la carrozza raggiunse i soldati spagnoli che rappresentano per il cancelliere una sorta di “soccorso di Pisa”. Il cocchiere Pedro fece imboccare ai cavalli la strada che va al Castello Sforzesco. Ferrer dice al vicario che si può alzare e quest’ultimo ringrazia profondamente Ferrer. Il vicario esprime la sua volontà di dimettersi dalla sua carica e di ritirarsi lontano dalla folla, ma Ferrer gli risponde che dovrà fare quello più conveniente per il servizio del re. La carrozza raggiunge il Castello Sforzesco ma non si sa niente sul destino del vicario.

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