Frasi celebri dei Promessi Sposi

Le seguenti frasi sono tratte da “I Promessi Sposi. Per ognuna di esse, indicare il contesto e il significato
1) “Che i due descritti di sopra stessero ivi ad aspettar qualcheduno era cosa troppo evidente ; ma quel che dispiacque a don Abbondio fu il dover accorgersi per certi atti, che l’aspettato era lui.”
Siamo all’inizio del romanzo. Don Abbondio sta facendo la sua consueta passeggiata pomeridiana quando un bivio, segnalato da un tabernacolo devozionale, seduti su di un muretto si imbatte in due bravi di don Rodrigo che lo stanno aspettando. Per ordine del loro padrone hanno l’ordine di intimare al curato di non celebrare il matrimonio fra Renzo e Lucia.
2) “Il nostro ………..non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d’essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”.
Si tratta della descrizione del carattere di don Abbondio un uomo tranquillo, inoffensivo e soggetto al potere e quindi sottoposto alle minacce dei signorotti prepotenti, senza poter trovare la forza di reagire e di difendersi contro un ambiente potenzialmente sempre ingiusto e ostile
3) “Or bene,” gli disse il bravo, all’orecchio, ma in tono solenne di comando, “questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai”
Don Abbondio è stato fermato dai due bravi e dopo i convenevoli di rito, tipici del Seicento, i due bravi passano allo scopo dell’incontro intimando con fare minaccioso al curato che il matrimonio fra i due giovani non dovrà mai essere celebrato
4) “Il coraggio, uno, se non ce l'ha, mica se lo può dare”
Don Abbondio pronuncia questa frase nel capitolo XXV, durante il colloquio con il cardinale Federigo Borromeo. Essa serve per giustificare di fronte alla propria coscienza e di fronte all’alto prelato la propria viltà di fronte alle minacce di Don Rodrigo. In pratica è come si arrendesse alla propria paura e che cercasse in tutti i modi di autoassolversi.
5) “La sventurata rispose.”
Siamo verso la fine del cap. X, quado lo scrittore inserisce una lunga disgressione per raccontare la vicenda di Gertrude. La frase sintetizza la narrazione della relazione peccaminosa con Egidio. Gertrude, per compensarla del fatto che non avrebbe potuto diventare badessa usufruire del privilegio di poter abitare in una parte del convento in disparte. Questo lato del monastero confinava con la casa di Egidio, un giovane scapestrato che, grazie all’amicizia con altri uomini scellerati (l’Innominato sarà uno di questi) poteva permettersi di farsi beffa delle leggi. Un giorno dalla finestra intravide Gertrude e attirato dalla difficoltà e dai pericoli che una relazione amorosa con una suora comportava, le rivolse e essa rispose, avviandosi così lungo una via senza ritorno. Nell’adoperare il termine “sventurata”, lo scrittore dà di provare una profonda pietà per Gertrude, quasi come se volesse attenuare la portata del peccato: in altri passi egli adopera i termini “infelice” e “poveretta”.
6) “Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia”
Si tratta della frase che Lucia rivolge due volte all’Innominato per pregarlo di lasciarla libera. Durante la notte, più volte essa tornerà in mente all’uomo, che già aveva dei dubbi sulla vita condotta fino ad ora. Le parole suonano come una forma di vaga speranza e Lucia, da prigioniera che supplica, piano piano si svela come colei che dispensa pace dell’animo e consolazione
7) “Io sono però”
Nel condurre una vita scellerata, l’Innominato non si era mai posto il problema dell’esistenza o meno di un Dio. Con l’avanzare degli anni, però nei momenti di abbattimento o di paura gli pareva sentire in fondo all’animo una voce che diceva. “Io sono però”. Si tratta della voce di Dio che ricorda all’Innominato che benché egli continui a condurre una vita senza Dio, questo Dio continua ad esistere in fondo alla sua coscienza. E se inizialmente questa voce gli sembrava odiosa, ora invece era indipendente dalla sua volontà, anche “suo malgrado”. L’Innominato è sulla via della conversione.
8) “…e in quanto a voi, sentite bene quel ch’io vi prometto. Verrà un giorno…”
Siamo nella scena dell’incontro fra Padre Cristoforo e don Rodrigo, Quest’ultimo reagisce con arroganza alla richiesta del padre il quale passa allora a questa sorta di anatema che peserà sempre sulla coscienza di don Rodrigo. Infatti se fino ad allora era preso da ira, nel sentire questa predizione si spaventa ed assume un atteggiamento minaccioso.

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