Introduzione

Quando l’Innominato, impaziente, vede spuntare la carrozza ed avanzare lentamente, si lascia prendere da una forte emozione, un sentimento destinato a crescere. Pensa di chiamare il Nibbio per ordinargli di condurre la ragazza rapita direttamente al palazzo di don Rodrigo, ma si ricorda di essersi impegnato con quest’ultimo e una sorta di nascosto demonio interiore gli ordina di abbandonare l’idea. La carrozza che si avvicina lentamente è vista come un tradimento , forse, come un castigo. Questi due concetti, rispettivamente morale e religioso, non sono ancora ben chiari (=…che so io?) nella mente dell’uomo che prova più fastidio che rimorso; tuttavia, essi denotano l’arrivo di un’atmosfera di nuovi sentimenti e riflessioni. Abituato com’era a impartire ordini,chiama una vecchia donna a suo servizio per destinarla guardiana di Lucia.

La vita al castello della vecchia serva

Lo scrittore apre, quindi, una breve disgressione su questo nuovo personaggio. Essa era nata nello stesso castello di cui anche il padre era custode. Fin da bambina, aveva imparato il valore del potere dei padroni, la necessità di ubbidir loro sempre perché erano in grado di fare un grande male e un grande bene. Nel suore, però, il senso del dovere e del rispetto si era associato ad una forma di avidità servile. Col passar del temo si abituò alla forza e alla volontà sfrenata del padrone. Andò in sposa ad un altro servitore del palazzo il quale, però, rimase ucciso in una delle solite spedizioni per cui la donna rimase vedova. La vendetta del padrone nei confronti dell’uccisore non le dette un conforto morale, ma una grande soddisfazione che accrebbe in lei l’orgoglio di trovarsi sotto la protezione del signore dei luoghi. Da quel momento in poi non era quai mai più uscita dal castello. Non aveva incombenze specifiche se non quelle di intervenire nei bisogni quotidiani dei bravi: medicare un bravo rientrato ferito al castello, preparare da mangiare a seconda dei momenti, rattoppare degli abiti. I bravi a volte la ringraziavano, a volte la rimproveravano, ma sempre con frasi miste ad offese e ingiurie. In ogni caso veniva sempre chiamata “vecchia”, un termine a cui se ne aggiungeva via via un altro, a seconda delle circostanze e l’uomo. E lei sentendosi disturbata nella sua pigrizia, presa dalla stizza, rispondeva per le rime in modo più volgare di quello dei provocatori.

L’ordine dell’Innominato

L’Innominato la chiama e le ordina di osservare la carrozza che sta avanzando verso il castello e le dà istruzioni sul da farsi: dovrà recarsi alla taverna della Malanotte, prendere in consegna Lucia e farle coraggio per tutto il tempo durante il quale sarà prigioniera.

Il carattere

La vecchia serva crea all’interno dell’episodio una nota comica e caricaturale. Essa rappresenta come l’uomo può subire una forte degenerazione se resta a contatto con la malvagità: il mento è aguzzo e le occhi infossati: essa è pigra, stizzosa e avida e conduce un’esistenza in cui non esiste spazio per i sentimenti: il suo scopo è esclusivamente di sopravvivere all’interno di un’ambiente maschile, composto da sbirri che eseguono ordini violenti da parte di un padrone che non conosce limiti. Dovrebbe essere in grado di infondere coraggio a Lucia, ma non ci riesce e se lo fa, lo fa in modo goffo e comico. Per tranquillizzarla, ricorda che fra poco ci sarà della roba buona da mangiare e che potrà disporre di un letto comodo. Per mettere appetito alla ragazza, decanta la squisitezza dei cibi che le persone umile hanno raramente l’occasione di assaggiare. Ci vuole ben altro per tranquillizzare Lucia!
Nei confronti ella giovinezza della sua prigioniera prova invidia perché con lacrime e sorrisi le ragazze sanno sempre ottenere quello che vogliono. Fra i suoi sentimenti ne primeggiano altri due elementari: la gola (“….ci sarà roba buona da mangiare…) e la pigrizia (“…. Mi lascerete un cantuccio anche a me….”), il tutto espresso con un tono stizzoso. Alcuni studiosi hanno visto nella donna un richiamo alla vecchia Urfried di “Ivanhoe” di Walter Scott. Nei suoi confronti, Lucia prova ripugnanza ma, al tempo stesso, la sua presenza costituisce una forma di protezione (“…Lasciatemi stare, non v’accostate, non partite da qui!”

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