Indice

  1. Il contesto e l’antefatto
  2. Il viaggio e l’inizio del soliloquio
  3. Si scaglia contro don Rodrigo
  4. Si scaglia contro l’Innominato
  5. Si scaglia contro il Cardinale
  6. Si scaglia contro Lucia
  7. Don Abbondio si ritiene in credito anche con la Provvidenza
  8. Conclusione

Il contesto e l’antefatto

Quando, terminato il colloquio con l’Innominato, il cardinale se ne va per celebrare la messa, Don Abbondio, lasciato solo con signore, attraversa un momento di grande imbarazzo. Vorrebbe rompere il ghiaccio, ma non sa che cosa dire e poi dubita che si sia convertito. Se si trova in questa situazione, è colpa di Perpetua che ha insistito affinché fosse presente a ricevere il prelato.

Il viaggio e l’inizio del soliloquio

Finalmente si mettono in viaggio, la lettiga, tirata da due mule e ognuno dei due sulla propria. Passando dalla alla porta della chiesa spalancata, don Abbondio prova invidia e tristezza per gli altri parroci che stanno assistendo alla messa celebrata dal cardinale. Durante il percorso guarda sempre con attenzione colui che guida la lettiga poiché era conosciuto dal prelato e il fatto che non avesse un aspetto debole gli ispirava fiducia. Vorrebbe intavolare un discorso con l’Innominato tanto per tenerselo buono, ma a guardarlo, la voglia gli passa. Ecco che allora abbiamo il soliloquio, che ci fa capire con chiarezza i principi che regolano la sua vita.
La frase che li riassume è questa: È un gran dire che tanto i santi come i birboni gli abbiano a aver l'argento vivo addosso... e tirarmi per i capelli ne' loro affari: io che non chiedo altro che d'esser lasciato vivere!»

Si scaglia contro don Rodrigo

Don Abbondio si scaglia contro i protagonisti della vicenda, accusandoli tutti della situazione in cui si sta trovando. A proposito di don Rodrigo, pensa: “«Quel matto birbone di don Rodrigo! Cosa gli mancherebbe per esser l'uomo il più felice di questo mondo, se avesse appena un pochino di giudizio?». In pratica, si chiede perché un uomo così ricco, si diletti a molestare le donne. Da vecchio celibe, don Abbondio non è mai molto tenero con i giovanotti che provano del tenere per il sesso femminile e non solo per chi “molesta” le donne” ma anche nei confronti di Renzo che pensa ad una sciocchezza (= il matrimonio) mentre lui ha cose assai più serie a cui pensare (= le minacce di don Rodrigo).

Si scaglia contro l’Innominato

Se la prende anche con l’Innominato: prima ha seminato ovunque il terrore con i suoi atti scellerati e ora con la conversione è di nuovo al centro dell’attenzione, coinvolgendo anche lui in queste sue faccende private. Ritiene che la penitenza si può fare anche in casa, fra le quattro mura di casa, senza dare tanto spettacolo.

Si scaglia contro il Cardinale

Infine è la volta del Cardinale. A quest’ultimo rimprovera, bonariamente, di essere stato troppo precipitoso nell’aprire le braccia all’Innominato. Un po’ più di calma e di pazienza non avrebbe fatto male. Questo è un po’ il nodi di pensare di tutto l’entourage del Cardinale che non ha mai condiviso il modo del prelato di fare carità.
E poi aggiunge anche il concetto di “carità”, ma non per il peccatore pentito: per don Abbondio è bene che anche questa virtù sia esercitata con molta cautela, soprattutto nei confronti dei curati.

Si scaglia contro Lucia

Il punto più delicato del soliloquio si ha quando don Abbondio arriva a riflettere su Lucia: “….Sarò contento anche per quella povera Lucia: anche lei deve averla scampata grossa; sa il cielo cos’ha patito: la compatisco; ma è nata per la mia rovina….” Non fa il minimo accenno alle preoccupazioni della ragazza per il matrimonio non celebrato; pur riconoscendo che la ragazza deve aver passato dei brutti momenti, la comicità del soliloquio raggiunge il culmine quando afferma che Lucia è nata per rovinargli la vita. Per don Abbondio, Lucia è all’origine di tutti i mali (forse esiste un po’ di misoginia da parte del curato): in lei, vede una ragazza che non viene a compromessi con la propria coscienza (rifiuto del matrimonio a sorpresa e voto di castità durante la prigionia), è coerente con gli insegnamenti cristiani che le sono stati trasmessi e, inconsciamente, la considera responsabile delle colpe che invece sono soltanto sue. Questo è l’effetto a catena a cui pensa don Abbondio: Lucia ha suscitato l’interesse dui don Rodrigo, don Rodrigo proibisce a don Abbondio di celebrare il matrimonio, tentativo del matrimonio a sorpresa, primo tentativo di rapimento di Lucia, la fuga dei tre protagonisti, l’intervento di padre Cristoforo, l’intervento dell’Innominato a sostegno di don Rodrigo, il rapimento riuscito, il contatto con la peste). Sono tutti avvenimenti che hanno sconvolto suo quieto vivere, infranto sia dal sopruso del signorotto locale che dalla determinazione dei protagonisti.

Don Abbondio si ritiene in credito anche con la Provvidenza

In ultimo, don Abbondio se la prende anche con il Cielo: viste tutte queste considerazioni, tenuto conto che non è stato lui a cacciarsi nei guai, la Provvidenza divina avrebbe l’obbligo di aiutarlo e tirarlo fuori da tutto questo insieme di angherie che gli hanno fatto “i santi e i furfanti”. A questo punto, don Abbondio tocca veramente il fondo della comicità e del suo egoismo.

Conclusione

Il soliloquio precisa la psicologia di don Abbondio che considera il proprio utile (= il quieto vivere) come misura di tutte le cose. Egli si configura come “l’antieroe” che giudica e valuta tutti gli altri e tutte le vicenda secondo la sua ottica riduttiva.

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