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descrizione dei personaggi reali ed inventati dei Promessi Sposi

Don Abbondio


È il primo personaggio ad apparire nel romanzo, il curato del paese che avrebbe il compito di celebrare le nozze fra Renzo e Lucia.
Manzoni ci fornisce un’accurata descrizione sia che caratteriale del soggetto fin dal primo capitolo durante l’incontro con i bravi.
Ci viene presentato come un uomo di circa sessant'anni, dai capelli bianchi e con "due folti sopraccigli, due folti baffi, un folto pizzo", che incorniciano una "faccia bruna e rugosa".
Dal punto di vista caratteriale, Don Abbondio, viene descritto come un uomo codardo, egoista e attaccato alla vita.
Anche durante l’incontro con i bravi si nota la sua viltà e mancanza di coraggio, che lo hanno spinto a diventare sacerdote, non per motivi vocazionali bensì per godere di tutti i benefici di una classe agiata.
Per questo non ostacola mai i potenti, come ad esempio con Don Rodrigo, ma si sfoga con i più deboli che non sono in grado di contraddirlo, come quando ammonisce Renzo in latino.
Dopo l’ammonimento dei bravi cercherà di ostacolare in tutti i modi le nozze, per paura di andare contro persone troppo più forti di lui, ossia Don Rodrigo.
È anche un personaggio piuttosto ignorante, in quanto prende in prestito dei libri da un suo amico e li legge senza comprendere ciò che c’è scritto

Perpetua


È la domestica di Don Abbondio, che compare nel primo capitolo, quando il curato fa rientro a casa dopo l’incontro con i bravi.
Manzoni la descrive come una donna energica e decisa, dal carattere spigoloso e amante del pettegolezzo; è il personaggio che conosce meglio l’indole di Don Abbondio e per questo lo rimprovera spesso per la sua debolezza e viltà.
Non è un personaggio principale ma è protagonista di varie vicende, come quella del “matrimonio a sorpresa” del capito otto e delle numerose scene comiche con il curato.

Renzo Tramaglino


È il protagonista maschile del romanzo, il promesso sposo di Lucia.
Ci viene presentato come un giovane di circa vent'anni, il cui nome completo è Lorenzo.
Rimasto orfano in giovane età, è abituato a badare a sé stesso e si è creato un lavoro onesto, è infatti un filatore di seta e un artigiano molto abile. Non è molto acculturato; sa leggere a malapena e non sa scrivere, ma non manca di ingegno e astuzia.
Ha un carattere tranquillo ma spesso si lascia prendere dall’ira, come si può vedere nell’episodio dei tumulti di Milano. Porta sempre con sé un pugnale che utilizzerà per minacciare don Abbondio tuttavia soccomberà tutti i suoi pensieri violenti, pensando a Lucia.
È considerato un personaggio dinamico e cresce durante il romanzo, infatti al termine si considererà più saggio e maturo.

Lucia Mondella


Lucia, la protagonista femminile del romanzo, è una giovane donna, dalle umili origini ma dal cuore nobile.
Ha circa vent’anni, figlia unica di Agnese, la madre con la quale vive in una casa situata alla fine del paese.
Dalla descrizione che Manzoni ci offre, sembra essere una bella donna dai lunghi capelli bruni, per questo adocchiata da Don Rodrigo, il quale nutre una passione morbosa per lei e deciderà, in seguito ad una sciocca scommessa col cugino, di sedurla.
Potrebbe sembrare a primo impatto un personaggio passivo, ma in realtà si oppone con tutte le sue energie a quello che la coscienza le dice essere sbagliato, agendo ovviamente nel bene, usando le armi della fede e della preghiera. Ella, molto pia e devota, è conscia dei suoi doveri di donna e di cristiana, e anche in preda della paura nelle situazioni più drammatiche, non si abbandona mai alla disperazione.
Lucia è il personaggio che forse più di ogni altro ha fede nella Provvidenza divina e anche per questo sembra incapace di serbare ogni minimo rancore, persino nei confronti del suo odioso persecutore

Agnese


È la madre di Lucia, una donna anziana rimasta vedova, molto legata alla figlia e al futuro genero. Viene introdotta alla fine del secondo capitolo, quando Renzo comunica l’annullamento del matrimonio. Molto turbata da questa notizia, rivela subito il suo lato propositivo e ottimista in quanto propone diversi stratagemmi per celebrare comunque il matrimonio. In un primo momento indirizza Renzo all’Azzecca-garbugli ma, non avendo ottenuto i risultati sperati, propone il “matrimonio a sorpresa”. È sicuramente un personaggio più attivo di Lucia e di fondamentale importanza per la trama poiché sarà sempre molto vicina alla figlia, soprattutto nei momenti di difficoltà.

Don Rodrigo


È il signorotto del paese di Renzo e Lucia, uno dei tanti aristocratici che non riveste una carica particolare e vive di rendita. Abita in un palazzotto imponente situato a metà strada tra il paese stesso e Pescarenico.
Egli rappresenta quella aristocrazia oziosa e improduttiva che Manzoni critica spesso e che esercita soprusi sui deboli più per passatempo che per crudeltà gratuita.
L’autore non ci fornisce una descrizione vera e propria del personaggio, né fisica né morale, sebbene sia l’artefice di tutta la vicenda; noi lo conosciamo infatti attraverso i simboli e gli attributi della sua forza e della sua autorità, il suo palazzo, i suoi servi e le sue azioni.
È chiaramente il “cattivo” della situazione. Il suo carattere, per niente deciso e fermo, riflette passivamente e fedelmente le magagne e le ingiustizie dell’epoca.
Grazie alla sua posizione sociale e ai contatti con persone influenti è sempre rimasto impunito davanti ai suoi delitti.
Don Rodrigo è ovviamente una persona sgradevole, mediocre e prepotente, come più volte è evidenziato nel romanzo: la sua persecuzione ai danni di Lucia non nasce infatti da un'ossessione amorosa, ma solo da una sciocca scommessa fatta col cugino, il Conte Attilio.
Pur essendo malvagio, non ha il coraggio delle sue azioni, preoccupato dalle conseguenze che esse hanno.

Padre Cristoforo


È un frate cappuccino del convento di Pescarenico, uno degli aiutanti più importanti del romanzo. Lucia gli aveva rivelato in confessione di essere vittima di molestie da parte di don Rodrigo e il frate si attiva subito in soccorso della giovane donna andando a parlare con il signorotto. Non avendo ottenuto risultati soddisfacenti ed essendo venuto a conoscenza del tentato rapimento di Lucia, consiglia ai promessi sposi di separarsi e di allontanarsi da Pescarenico. Indirizza Renzo a Milano, dove dovrà rivolgersi a un suo confratello del convento di Porta Orientale, mentre Agnese e Lucia andranno a Monza e verranno accolte nel convento dove vive Gertrude. Manzoni ci fornisce anche una descrizione del passato di padre Cristoforo: il suo nome di battesimo era Lodovico ed era figlio di un ricco mercante. Il giovane Lodovico, era in cattivi rapporti con gli aristocratici della sua città ed era divenuto un difensore di deboli e oppressi. In seguito a un duello nato per futili motivi con un nobile noto per la sua prepotenza, rimangono uccisi il nobile stesso e Cristoforo, suo fedele servitore. Essendo rimasto ferito, viene condotto dalla popolazione in un convento, in seguito diventerà frate con il nome del suo servo: Cristoforo.

Gertrude


È la monaca del convento di Monza dove si rifugiano Agnese e Lucia. È figlia di un ricco gentiluomo di Milano che l’ha costretta a prendere i voti nonostante non mostrasse una grande vocazione, ma perché non fosse di intralcio per l’eredità dedicata interamente al primogenito. Viene educata fin da piccola alla vita in convento e le vengono regalate bambole vestite da monaca. È una ragazza di circa venticinque anni, dalla bellezza sfiorita e non si adatta appieno ai canoni monastici poiché indossa una tonaca attillata e i capelli lunghi sotto al velo. Dopo aver accolto la madre e la figlia, si apparta con Lucia, obbligandola a rivelare tutti i dettagli della sua storia travagliata. Gertrude sembra affezionarsi alle vicende della giovane donna, offrendole protezione. Quando però don Rodrigo scoprirà il nascondiglio di Lucia, la monaca collaborerà con i bravi per farla rapire

Innominato


L’Innominato è di certo una delle figure più interessanti create dallo scrittore per rendere la storia più accattivante e ricca di colpi di scena.
È un personaggio psicologicamente molto complesso, storicamente esistito nel quale l’autore fa svolgere un dramma spirituale che affonda le sue radice nei meandri dell’animo umano. L’Innominato, figura malvagia ma che soprattutto incute rispetto, è il potente cui Don Rodrigo si rivolge per attuare il piano di rapire Lucia.
Preda di una profonda crisi spirituale, l’Innominato, grazie all’incontro con Lucia, prende consapevolezza dei suoi peccati, e pentito, si converte.
Durante la famosa notte in cui Lucia è prigioniera nel castello, la disperazione dell’Innominato giunge al culmine, tanto da farlo pensare al suicidio, ma ecco che il pensiero di Dio e le parole di Lucia lo salvano e gli mostrano la via della misericordia e del perdono.

A cura di Caterina e Martina.

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