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Lucia Mondella

Lucia é fra i personaggi del capolavoro manzoniano quello al cui riguardo i commenti dei critici e dei comuni lettori sono stati più discordi e non sempre benevoli. Le accuse più frequenti che sono state rivolte al Manzoni a proposito dell’eroina femminile del suo romanzo, sono quelle di averla resa disumana per eccesso di virtù, poco interessante psicologicamente per la sua perfezione. In effetti l'apparente mancanza di difetti che sembra caratterizzare questa figura di donna, fa si che essa ci appaia in un primo momento un pò lontana e distaccata, meno atta degli altri personaggi a creare quella calda corrente di simpatia e di comprensione che ci procura invece, il personaggio di Renzo, cosi cordialmente vivo e umano nel suo un pò bizzarro insieme di vizi e di virtù.

La maggior parte dei lettori tende a porsi, nel corso di una narrazione, in un atteggiamento di immedesimazione, tende a vivere le situazioni narrate a riconoscersi psicologicamente nel personaggio, nel protagonista della storia. E quando il lettore si rende conto che il comportamento del personaggio non corrisponde al proprio comportamento in una eventuale, analoga circostanza, prova inevitabilmente un senso di delusione, quasi fosse stato ingannato dall'autore. Così molti restano sconcertati di fronte alle reazioni, o meglio, alla mancanza di reazioni che Lucia oppone agli eventi che le capitano, di fronte alla sua freddezza, alla sua apparente passiva accettazione della sorte. Soprattutto si rimprovera al Manzoni di non avere arricchito il suo personaggio di una più completa psicologia del1’amore; di avere fatto di Lucia quasi esclusivamente un oggetto, e non un soggetto di passione.
In realtà é chiaro che lo reazioni di Lucia non sono affatto interiormente fredde, ma solo esteriormente controllate, e questo controllo é perfettamente coerente all’idea che l'autore ha del personaggio. Lucia ha ricevuto una educazione religiosa rigida e severa, ma non superficiale e esteriore. Quest’ultima frena le sue manifestazioni, ma non certo i suoi sentimenti, e il modo riservato e schivo di questi si manifestano quasi loro malgrado, in improvvisi rossori, in lacrime nascoste e sospiri trattenuti, nel subitaneo pentimento che sopravviene al ricordo del voto fatto di rinunciare a Renzo, persino in quel quasi umoristico: «vi saluto: come state?» con cui si rivolge al povero Renzo che tanto 1’ha cercata e finalmente trovata; tutto cio é indice di una sensibilità profonda che è spesso inseparabilmente unita alla riservatezza e al pudore. Certamente non si può non osservare che il Manzoni ha fatto nei riguardi di Lucia un’unica eccezione, astenendosi da quell’ironia di cui fa uso normalmente nelle descrizioni di tutti i suoi personaggi, da quel1’umorismo bonario e raffinato che di solito gli regola sapientemente la mano facendogli rifuggire gli eccessi e rendendo artisticamente misurati anche i suoi voli lirici. Sembra che lo scrittore si sia fatto quasi prendere la mano da questa soave figura di donna che, prima di essere personaggio di una opera letteraria, è l'ideale di una esperienza umana, e che questo ideale non abbia voluto incrinare per una necessita di aderenza al vero, che abbia preferito nella sua originaria dimensione, e così vagheggiarlo e descriverlo.
In ogni caso tuttavia non si può parlare di una deviazione dalla realtà, ma solo di una presentazione della realtà, del1’umanità, nei suoi aspetti più alti e edificanti, e ciò é necessario all’equilibrio artistico del romanzo, che della realtà si sofferma a contemplare spesso anche gli aspetti più avvilenti e dolorosi.

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