Concetti Chiave
- Don Ferrante e Donna Prassede incarnano una presunzione smisurata, con Don Ferrante che si limita a speculazioni personali e Donna Prassede che agisce in modo pratico e dannoso.
- Donna Prassede si illude di fare del bene attraverso una filantropia egoistica, cercando di modificare le idee altrui per soddisfare il suo orgoglio.
- La critica di Manzoni a Donna Prassede evidenzia la sua sicurezza e il suo criterio di bene errato, portandola a giudicare ingiustamente Renzo.
- Don Ferrante, pur essendo considerato colto, è oggetto di satira per le sue teorie assurde, come quella sulle cause della peste, che rivelano un'ignoranza mascherata.
- La fine di Don Ferrante è patetica: muore rimanendo fedele alle sue teorie, simboleggiando una critica a un mondo culturale superficiale, ma con una certa buona fede.
Caratteristiche di Don Ferrante e Donna Prassede
Perfettamente individuati nelle loro singolari caratteristiche e nelle particolari circostanze ambientali, questi due personaggi ci appaiono tuttavia universali, la loro fisionomia ci appare già nota, tanto i loro atteggiamenti sono riscontrabili in persone effettivamente esistenti. Don Ferrante e donna Prassede hanno in comune una smisurata presunzione, la convinzione che solo ciò che è frutto del loro cervello sia giusto e degno di essere preso in considerazione.
Ma se la presunzione di don Ferrante assume forme di carattere quasi esclusivamente speculativo, e quindi non nuoce a nessuno, tranne che a lui stesso, quella di donna Prassede ha conseguenze di carattere pratico, si manifesta in una malintesa attività filantropica che richiede dei soggetti su cui agire, ovvero delle vittime.
Presunzione e Filantropia di Donna Prassede
Donna Prassede si è assunta, senza esserne assolutamente degna, il compito di fare del bene al prossimo, raddrizzandone le idee e modificandone il modo di pensare. Impegno lodevolissimo, se non fosse viziato alla base anzitutto da un sottile egoismo, che fa sì che il vero fine delle sue macchinazioni sia quello di procurare una soddisfazione, più che alla sua coscienza, al suo orgoglio e alla sua presunzione. Qualcuno potrebbe obiettare che il movente della generosità è sempre egoistico, perché nessuno darebbe se non per godere 1'intima soddisfazione che procura il sentirsi generosi, e che quindi, scavando nel profondo della coscienza di ciascuno di noi, non può trovarsi un impulso assolutamente disinteressato.
Critica di Manzoni a Donna Prassede
Anche ammesso ciò, comunque, resta, a rendere estremamente pericoloso l'atteggiamento di donna Prassede, la sua esasperata sicurezza di sé: il criterio di bene cui essa si adegua, e a cui pretende far si che gli altri si adeguino, è un criterio assolutamente personale e quindi, considerata anche la sua scarsa intelligenza e capacità di comprensione umana, assolutamente sbagliato. La donna si è messa in testa che Renzo sia uno scapestrato, e che quindi sia suo dovere far sì che Lucia si dimentichi di lui. Per fortuna, al giudizio sbagliato si accompagna una tattica sbagliata, che le impedisce di raggiungere il suo scopo. Il continuo parlare di Renzo in tono spregiativo, non può far altro che accrescere il dispiacere della povera Lucia, la quale non può che giudicare ingiuste le accuse a lui rivolte, e quindi non serve certo a mutare i suoi sentimenti verso il giovane.
Il disprezzo che il Manzoni ha per questo personaggio è evidente: alla fine del romanzo egli dirà di donna Prassede che "quando si dice che è morta è detto tutto".
Il Ridicolo di Don Ferrante
Più simpatico, anche se atto fa suscitare un senso di ridicolo e di commiserazione insieme, è il marito di donna Prassede, don Ferrante.
La Fine di Don Ferrante
Egli passa per un uomo di grande cultura, ma le indicazioni che il Manzoni ci dà sui suoi studi e le sue letture ci forniscono un significativo quadro della forma mentale, diffusa allora come adesso, dell'ignorante che si considera colto. Un capolavoro di umorismo è il soliloquio di don Ferrante riguardante le ipotetiche cause della peste, soliloquio che lo porta a concludere che la causa del contagio è da ricercarsi negli influssi delle stelle, e che quindi non è il caso di prendere precauzioni. L'assurdità del ragionamento è tanto più evidente in quanto questo non manca di una certa esatta concatenazione logica. Il personaggio e il suo argomentare hanno un loro significato anche ai fini di una critica di costume; sono una divertente satira di un mondo culturale ricco e in qualche modo suggestivo all'esterno; ma in gran parte vuoto e privo di contenuto. La fine di don Ferrante è, in fondo, decisamente patetica: vi è in
lui una certa onestà, malgrado tutto, una attestazione di una buona fede quasi commovente nel suo morire "come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle" per essere voluto restare fedele fino all'ultimo all'assurdità delle sue teorie.
Domande da interrogazione
- Qual è la principale caratteristica comune di Don Ferrante e Donna Prassede?
- In che modo la presunzione di Donna Prassede si differenzia da quella di Don Ferrante?
- Qual è il vero fine delle azioni di Donna Prassede, secondo il testo?
- Come Manzoni critica l'atteggiamento di Donna Prassede?
- Qual è il destino finale di Don Ferrante e come viene descritto?
Entrambi i personaggi condividono una smisurata presunzione, convinti che solo le loro idee siano valide e degne di considerazione.
Mentre la presunzione di Don Ferrante è speculativa e non nuoce agli altri, quella di Donna Prassede ha conseguenze pratiche e si manifesta in una filantropia malintesa che richiede vittime su cui agire.
Il fine delle sue azioni è più legato al suo egoismo e alla sua presunzione che a un reale desiderio di fare del bene, cercando soddisfazione per il suo orgoglio piuttosto che per la sua coscienza.
Manzoni evidenzia la pericolosità della sua esasperata sicurezza di sé, poiché il suo criterio di bene è personale e sbagliato, portandola a giudicare ingiustamente Renzo e a non considerare i sentimenti di Lucia.
Don Ferrante ha una fine patetica, morendo "come un eroe di Metastasio" e rimanendo fedele alle sue assurde teorie, mostrando una certa onestà e buona fede nonostante la sua ignoranza.