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Manzoni - Lettera a Chauvet


La poetica del vero induce Manzoni a privilegiare i soggetti tratti dalla storia e a riprodurre fedelmente i caratteri drammatici che sono insiti negli eventi storici stessi. Ma così facendo si trova costretto a individuare ciò che distingue la poesia dalla storia: la storia offre la dinamica dei fatti; il poeta, invece, con la propria invenzione, ricostruisce i moventi psicologici dei fatti, i pensieri, i sentimenti che li hanno accompagnati negli animi dei personaggi, di cui la storia non ha conservato documenti.


Vi è quindi una differenza sostanzioale fra lo storico e il poeta: lo storico informa il lettore, lasciando libero di trarre le proprie conclusione. Invece, lo scrittore da una propria interpretazione dell’accaduto di modo da incanalare il pensiero del lettore verso una determinata direzione. Per lo più il sentimento che lo scrittore suscita in noi, spinge il lettore a riflettere. Il poeta è in grado di esprimere i moventi psicologici dei fatti grazia alla simpatia (syn=con, insieme, pathos=sentimento), all’empatia, che lo caratterizza.
Come fa però lo scrittore a scrivere qualcosa di interessante e al tempo stesso aderente al vero? Innanzitutto Manzoni ritiene che la verità sia una fonte inesauribile di trattazione e quindi non vi è motivo di inventare eventi, quindi ha esigenza di documentazione. L’autore crea infatti il romanzo storico, caratterizzato dalla compresenza tra realtà storica e romanzesco. Ad esempio Renza Tramaglino non è realmente esistino, ma un prototipo di personaggio che potrebbe essere realmente esistito nel contesto storico dei Promessi sposi. Manzoni si chiede però quanto sia consentito amplificare gli eventi, rendendoli accattivanti per attirare l’attenzione dei lettori.
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