ssara. di ssara.
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Manzoni è considerato dai suoi contemporanei una specie di mito e il successo del suo romanzo fa di lui l’intellettuale più importante d’Italia. Manzoni, nei Promessi Sposi, aveva già detto tutto, è un libro che rappresenta l’Italia e gli Italiani.

Manzoni rifiuta la sua produzione prima della conversione (Tradizionale classicista) perché aristocratica e basata sulla mitologia (Falsa).
Manzoni è sintetizzato nella formula “Il vero per soggetto, l’interessante per mezzo, l’utile per iscopo”.

Egli rispecchia gli interessi dell’intellettuale romantico sia nell’idea di letteratura che nelle scelte individuali (si converte al cattolicesimo).
Nel 1810 (anno spartiacque), infatti, lui e la moglie (calvinista) aderiscono al cattolicesimo venato dal Giansenismo (visione austera sul piano morale) -> Fatto centrale della sua vita (cambia la sua concezione di letteratura). Manzoni non parlerà mai della sua conversione, è totalmente riservato.

A livello politico, è un liberale moderato: crede fortemente negli ideali di uguaglianza, di libertà e di giustizia e, nel periodo della rivoluzione, crede che questi ideali possano essere attuati dall’azione dell’uomo. Il fallimento della rivoluzione, con il terrore prima, e con Napoleone poi, manda in crisi la fiducia di Manzoni nell’azione dell’uomo. Manzoni arriva quindi a credere che, da solo, l’uomo non è in grado di realizzare gli ideali di libertà, uguaglianza e giustizia. Tuttavia, Manzoni ritrova gli stessi valori nel vangelo e allora ritiene che ciò che l’uomo da solo non può fare, lo può fare Dio, il quale, attraverso Cristo, ci ha garantito che il bene trionferà sul male. Manzoni quindi affida la realizzazione di questi ideali a Dio poiché Egli, a differenza dell’uomo, non tradisce.

La conversione di Manzoni è la conseguenza della delusione storica. Questa scelta definisce il cattolicesimo di Manzoni come un cattolicesimo democratico: non è il cattolicesimo del potere (lui è contro il potere temporale del Papa) ma quello dei valori profondi dell’uomo. Il suo è un cattolicesimo aperto: basato sui valori e non sul potere.

Manzoni ha un profondo pessimismo nei confronti della storia -> La storia, opera dell’uomo, è il susseguirsi di violenza in cui il più forte schiaccia il più debole.
“Non resta che far torto o patirlo” scrive negli Adelchi -> Nella Storia non puoi essere che oppresso o oppressore quindi l’ingiustizia è un dato della storia come la violenza. I potenti sono destinati ad essere oppressori, anche chi non vuole è costretto dalla propria posizione.

Il riscatto è possibile solo nella morte grazie alla “provida sventura” (Ossimoro) cioè all’intervento di Dio che agisce nel momento della morte.
(es. quando Ermengarda si suicida perché Carlo Magno l’ha ripudiata, nella morte trova un nuovo significato alla sua vita: da oppressore, in quanto figlia del re, entra a far parte degli oppressi)

Un’altra conseguenza della conversione è il cambiamento della sua idea di letteratura. Manzoni infatti ripudia il classicismo perché è una letteratura aristocratica che utilizza un linguaggio e un immaginario lontano dal popolo, inteso come borghesia. La letteratura deve parlare di cose vive, vicine agli interessi dei lettori, che aiutino il lettore a crescere, a maturare, a riflettere (Letteratura utile).

Nella lettera sul romanticismo (al marchese d’Azeglio), Manzoni definisce la sua poetica:
• Il vero per soggetto -> La letteratura si deve basare sulla storia (Nei P.S. la Lombardia è sotto la dominazione spagnola = romanzo storico)
• L’interessante per mezzo -> Bisogna parlare di cose che coinvolgono i lettori, argomenti vivi (non la mitologia).
• L’utile per scopo -> Deve dare insegnamenti morali e civili al lettore.

Manzoni decide di scrivere un romanzo perché questo, essendo un genere nuovo, gli permette di realizzare pienamente la sua poetica senza sottostare ad un modello precedente.

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