Concetti Chiave
- “Il cinque maggio” di Alessandro Manzoni è un'ode che riflette sull'eredità di Napoleone, composta poco dopo la sua morte nel 1821.
- Manzoni mantiene un'imparzialità nel giudizio su Napoleone, evitando di unirsi agli schieramenti pro o contro l'imperatore.
- L'ode esplora le antitesi della vita di Napoleone, evidenziando la sua gloria e i suoi fallimenti, lasciando il giudizio finale ai posteri.
- La fede emerge come tema centrale, rappresentando la salvezza e il riscatto dell'uomo, anche per una figura come Napoleone.
- Manzoni delinea un ritratto di Napoleone simile all'eroe foscoliano, ma mentre Foscolo esclude la fede, Napoleone trova conforto in essa.
Opera dell’autore Alessandro Manzoni, “il cinque maggio” è un’ode appartenente alla raccolta di odi a tema civile. Essa venne infatti composta nel luglio del 1821 a pochi mesi di distanza dalla scomparsa di Napoleone Bonaparte, avvenuta a Sant’ Elena.
Imparzialità di Manzoni
L’articolato discorso esposto nell’ode può essere scomposto complessivamente in tre blocchi ognuno dei quali sviluppa un particolare aspetto. L’ode si apre con l’immagine del corpo senza vita di Napoleone e la “attonita” reazione del mondo a tale evento. Si tratta dell’introduzione all’argomento che l’autore intende affrontare ed è seguita dalla sua ferma precisazione che nonostante egli abbia visto nel corso della sua vita sia l’apogeo che il declino di Napoleone, egli non intende prendere alcuna posizione unendosi o al coro di voci che condannarono o osannarono l’imperatore, bensì vuole mantenere la propria imparzialità.
Successi e Antitesi di Napoleone
Segue dal verso 25 la seconda sequenza focalizzata sulle vicende dell’imperatore ed i suoi successi come abile stratega militare capace di azioni fulminee. Alla domanda se si trattò di vera gloria, Manzoni non dà alcuna risposta ma si limita ad asserire che “l’ardua sentenza” spetterà solo ai “posteri”.
La gloria fu però una sola parte di ciò che Napoleone sperimentò. Attraverso il susseguirsi di antitesi (dal verso 43 al 48) il poeta elenca i diversi aspetti che caratterizzarono la vita dell’imperatore: la gloria ed il periglio, “la fuga e la vittoria, la reggia e il tristo esiglio”, le sconfitte e le vittorie( versi 47-48).
Storicamente Manzoni definisce Napoleone come arbitro tra due epoche in lotta tra di loro: il secolo dei Lumi che andava estinguendosi ed il nascente Romanticismo.
Ultimi Giorni e Riflessione
Infine l’autore traccia gli ultimi giorni di Napoleone oramai sottomesso alla vecchiaia che al “morir d’un giorno inerte” tenta invano di metter per iscritto la propria vita ma finisce coll’essere sopraffatto dai ricordi del passato tra accampamenti militari e campi di battaglia. Questa visione è resa mediante una similitudine in cui Napoleone è come naufrago attorno al quale s’avvolgono e s’abbattono le onde, rappresentanti il peso delle memorie (dal verso 61 al 78).
Da tale ritratto parte una riflessione dell’autore, alla luce della sua visione religiosa, in cui la vicenda politica e personale di Napoleone diventa parabola della caducità del uomo capace di riscattarsi solo grazie alla “Bella Immortal”, ossia la fede. Manzoni ipotizza infatti che Napoleone sotto il peso schiacciante del dolore e della disperazione si sia pentito dei propri errori e abbia chiesto perdono a Dio, il quale lo portò “pei floridi sentier della speranza ai campi eterni”.
Temi Principali dell'Ode
Diversi sono i temi affrontati da Manzoni in quest’ode, in particolare la vicenda napoleonica caratterizzata da alti e bassi (dal verso 13 al 16) ,permette all’autore di esprimere il suo giudizio sulla gloria terrena . Essa è vista come vana ed illusoria in quanto nonostante i suoi notevoli successi, il suo potere e le alte posizioni raggiunte, alla fine Napoleone fu condannato alla solitudine e reclusione dell’esilio. Secondo tema essenziale nel componimento è la fede, elemento romantico della poetica manzoniana. La fede è vista come ciò che ha consentito persino all’imperatore, uno tra gli uomini più superbi in assoluto, di raggiungere la salvezza (dal verso 99 al 101). Essa è strettamente correlata al concetto di “provida sventura” : se non fosse stato per il dolore dell’esilio Napoleone non avrebbe mai riflettuto attentamente sulla propria condotta e chiesto perdono a Dio. Altro tema presente è quello della poesia che riesce a sottrarsi all’oblio garantendo l’immortalità dopo la morte(versi 23 e 24).
Ritratto di Napoleone e Confronto
Manzoni delinea un preciso ed accurato ritratto di Napoleone, la cui figura risulta per certi aspetti simile all’idea di eroe foscoliano. L’inquietudine ed il tormento che caratterizzano l’animo passionale dell’eroe foscoliano richiamano “la procellosa gioia” e “l’ansia d’un cor che indocile serve”, espressioni utilizzate da Manzoni per illustrare le varie esperienze ed emozioni vissute da Napoleone. Ma se Napoleone riesce alla fine a trovare conforto nella fede, tale possibilità è assolutamente esclusa nella visione meccanicistica di Foscolo, che non annovera la fede tra le illusioni in grado di rendere degna la vita.
Domande da interrogazione
- Qual è il tema principale dell'ode "Il cinque maggio" di Manzoni?
- Come si manifesta l'imparzialità di Manzoni nell'ode?
- Qual è la visione di Manzoni riguardo alla gloria di Napoleone?
- In che modo la fede gioca un ruolo nell'ode?
- Qual è il confronto tra Napoleone e l'eroe foscoliano?
L'ode affronta la vicenda di Napoleone Bonaparte, evidenziando i suoi successi e fallimenti, e riflettendo sulla caducità della gloria terrena e sull'importanza della fede come via di salvezza.
Manzoni esprime la sua imparzialità non schierandosi né con chi condanna né con chi osanna Napoleone, ma analizzando la sua vita e le sue azioni con obiettività, lasciando il giudizio finale ai posteri.
Manzoni considera la gloria di Napoleone come vana e illusoria, poiché, nonostante i suoi successi, alla fine fu condannato alla solitudine e all'esilio, evidenziando la transitorietà del potere.
La fede è vista come l'unico mezzo attraverso il quale anche un uomo potente come Napoleone può trovare salvezza, suggerendo che il dolore e l'esilio lo portarono a riflettere e a chiedere perdono a Dio.
Manzoni delinea un ritratto di Napoleone simile all'eroe foscoliano, ma mentre Napoleone trova conforto nella fede, l'eroe foscoliano vive in una visione meccanicistica della vita, priva di speranza e redenzione.