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Manzoni, Alessandro - Vita, Adelchi e Promessi Sposi scaricato 0 volte

Adelchi


La tragedia si apre con il ritorno alla reggia longobarda di Ermengarda, moglie ripudiata di Carlo Magno. Ella viene accolta dal padre Desiderio e dal fratello Adelchi, nemici di Carlo che ostacola, difendendo il Papa, la loro espansione in Italia .Rifugiatasi in convento, tormentata dall’amore per Carlo, Ermengarda muore. Intanto Carlo Magno, guidato dal diacono Martino, che riesce ad individuare un passaggio sulle Alpi per l’esercito franco, e aiutato dal tradimento di alcuni duchi longobardi riesce a vincere il nemico. Adelchi ferito a morte sul punto di morire affida il padre Desiderio, ormai vinto e prigioniero, a Carlo Magno stesso .E’ notevole l’ampiezza della visione storica che diventa ricreazione fantastica di situazioni e paesaggi .La concezione di vita del Manzoni è ancora pessimista nonostante la conversione. Il suo giudizio morale è doloroso e severo. Pensa che nel mondo da una parte ci siano i potenti, i politici che obbediscono soltanto alle loro esigenze di potenza e di vendetta, di predominio, dall’altra i buoni, i generosi, i puri di cuore, il cui destino è di soccombere, ma che nella sofferenza e nella morte trovano la loro grandezza. Adelchi, figlio del re Desiderio, è consapevole dell’ingiustizia della causa per cui combatte e pur la difende per dovere di figlio; Ermengarda, sposa innamorata e ripudiata di Carlo Magno, vittima appassionata ed innocente: sono queste le creature predilette da Dio; in esse si incarna il pessimismo di Manzoni, la sua malinconia Egli è convinto che il mondo sia diviso in oppressi ed oppressori. “ Gran mistero è la vita, non comprende che l’ora estrema, via di mezzo non c’è, non resta che far torto o patirlo” ( Adelchi morente).
Per gli oppressi l’unica speranza è l’altra vita.L’opera è ricca di pagine di alta poesia.Gli manca però il ritmo veloce ed incisivo del dramma. Infatti il dialogo è lento, il tono del discorso è dimesso, si avverte l’esigenza di una forma più libera: la prosa il romanzo. ( Da N.Sapegno).

I cori dell’Adelchi


I cori delle tragedie manzoniane sono l’angolino, il “ cantuccio” che lo scrittore riserva per sé, per le sue considerazioni e riflessioni.

Postille critiche


Primo coro


Nel primo coro con un ritmo da canzone di gesta c’è la consueta potenza di sintesi storica che contempla con animo ugualmente pietoso e stupito il contrasto ed il destino di tre popoli: i Longobardi vinti e dispersi, i Franchi baldanzosi e vincitori ed il volgo disperso degli Italiani.
C’è l’insegnamento non ragionato, ma plasticamente rappresentato della vanità delle speranze che lo schiavo pone non sulle proprie forze, ma sull’interessato aiuto altrui.
Gli italiani devono conquistare da soli la loro libertà, non sperare nell’aiuto straniero che non può essere disinteressato.

Secondo coro


Nel secondo coro dell’ Adelchi rivive, rievocato con fantasia fervida e luminosa, un mondo di umani affetti, su uno sfondo storicamente determinato: la giovinezza, l’ardimento, lo splendore delle corti, la tenerezza, la sensibilità femminile, l’amore appassionato, ed indimenticabile.
Ma sulle nostalgie terrestri si innalza il senso dell’Eterno, un’infinita pace subentra al tumulto degli affetti, una divina quiete si porge all’animo affaticato e sconvolto.
Ermengarda è la creatura più nuova e ricca della prima poesia manzoniana.
La provvida sventura adegua lei discesa dalla rea progenie dei tiranni al destino degli oppressi e umiliandola la redime e l’avvicina a Dio.
I versi e le immagini fluiscono più che mai alacri e leggeri, con intensità di figurazioni e significati.( Da N.Sapegno)

Alessandro Manzoni


La prima formazione


E’ nato a Milano il 7 marzo 1785 ed è morto il 22 maggio 1873.
Lo sviluppo della sua personalità e lo svolgimento della sua attività artistica si realizzano in un’epoca di transizione posta a cavaliere fra due secoli “ l’un contro l’altro armati”, il ‘700 e l’800, tra due concezioni di vita diverse: una illuministica, materialistica, sensistica ed una spiritualistica, idealistica, romantica.
E’ figlio del nobile Pietro e di Giulia Beccaria. E’educato nei collegi dei Padri Somaschi e dei Barnabiti.
La sua prima formazione è illuministica, razionalistica. In collegio inneggia agli ideali della Rivoluzione francese.
Il suo primo poemetto è intitolato “ Il trionfo della libertà” E’ l’esaltazione della Rivoluzione francese contro l’oscurantismo reazionario, ma anche contro la nuova tirannide napoleonica travestita da regime democratico e libertario: “La nuova tirannide che libertà si noma”.
Il Manzoni infatti, uscito di collegio, personalmente viene a contatto con la sostanziale illibertà con cui i Francesi liberatori operano nella Cisalpina appena ricostituita.
Intorno al disinganno politico se ne accumulano altri di ordine familiare e sentimentale. Tutto questo porta il giovane Manzoni ad una concezione negativa, pessimistica della vita.
Scrive altri componimenti secondo la poetica neoclassica del Monti.

Il soggiorno a Parigi


Nel 1805 muore Carlo Imbonati, il compagno di sua madre. Lo scrittore si reca in Francia e scrive un carme “ In morte di Carlo Imbonati. In questi versi c’è tutto il suo programma di vita: “ Sentir e meditar, di poco esser contento, da la meta mai non torcer gli occhi, conserva la mano pura e la mente, non ti far mai servo, non far tregua coi vili, il santo vero mai non tradir, né proferir mai verbo che plauda al vizio e la virtù derida”.
Dopo il fallimento dei suoi ideali politici cerca conforto in una morale personale, nella virtù individuale.
Ma il soggiorno a Parigi gli permette di incontrare gli Ideologi francesi Descutt de Tracy, George Cabanis e Claude Fauriel. Sono gli eredi spirituali del vecchio Illuminismo. Questo fa rinascere in Manzoni l’entusiasmo per gli ideali democratici ed egualitari e lo pone a contatto con le nuove correnti romantiche, distaccandolo dalla giovanile educazione classicista.
Infatti, dopo aver scritto il poemetto “ Urania” ancora secondo la poetica del Monti, in una lettera al Fauriel così si esprime: “ Sono scontentissimo di questi versi, ne farò forse di peggiori, ma come questi mai più”

La conversione


Il 1810 Manzoni si converte al cattolicesimo. Scopre il filone egualitario e democratico del Vangelo, cioè ritrova in esso le idee di libertà, uguaglianza e fraternità. Dà quindi una dimensione religiosa alla sua formazione illuministica.
Il 1810 rappresenta una pietra miliare nella sua biografia umana ed artistica. Da quel momento sperimenta novità di stile ed invenzione. Sembra che lo scrittore abbia gettato via tutto l’apparato di squisitezza formale, di musicale perfezione che aveva assimilato dai modelli classici. D’ora in poi non tanto gli importa il modo di dire quanto la sostanza delle cose che dice.
I temi non sono più quelli dell’antica mitologìa, ma sono attuali, storici. L’espressione non è più elegante, forbita, cesellata, classicamente misurata, ma semplice ed accessibile.

La poetica


La poesia deve avere il vero come soggetto, l’interessante come mezzo, l’utile come scopo. Deve integrare la storia: i libri di storia infatti parlano dei grandi personaggi, invece la poesia deve cogliere i sentimenti del popolo, degli umili che fanno storia pur nel silenzio e nella vita quotidiana.

Le opere


Compone prima di tutto gli Inni sacri: Resurrezione, Il Nome di Maria, Natale, Passione, Pentecoste; le Odi politiche: Marzo 1821; Il cinque maggio; due tragedie: Il conte di Carmagnola e l’Adelchi. Il Manzoni si rende conto di non aver ancora realizzato pienamente la sua poetica. Definisce infatti l’Adelchi un aborto: i protagonisti sono ancora i personaggi illustri, non gli umili.
Solo la prosa, quindi il romanzo “ I Promessi Sposi” soddisfa le sue esigenze di realismo.

I Promessi Sposi sono in allegato.

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