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000


ZeroZeroZero. Sembrerebbe quasi un libro di Ian Fleming, classe 1908. E invece è stato scritto da Roberto Saviano, nato a Napoli circa 70 anni dopo. Quì, infatti, 000 non è il codice di un agente segreto, ma di una cosa semplice e banale come la farina. Quotidiana, come la droga. Come afferma lo stesso Saviano ad un intervista a Che tempo che fa, infatti, la pasta del mondo si fa con la farina 000, la farina della droga. Come ci si aspettava, il secondo libro dello scrittore è un denuncia e ci accompagna in un viaggio meticoloso, come forse solo Piero Angela avrebbe potuto fare, che lo porta dal Sud America fino in Italia, dietro casa nostra, tra di noi. Come chiave dell'intero racconto, Saviano utilizza le merci: raccontandone l'iter, egli crede di riuscire a far vedere coi propri occhi al lettore la trasformazione della droga e a far capire che non è una cosa marginale, non è una cosa da prendere in considerazione solo quando c'è del sangue in giro.
E così, da che nel 1500 a.C. Il Messico era sovra-affollato dalla popolazione Maya, più di 3500 anni dopo, il territorio è nella stessa situazione. Solo che ora non ci sono persone ad occuparne il suolo, ma piante, immense piantagioni d'erba. Di coca.
Saviano ci insegna tutto questo: quello che ci presenta non è un libro sulla droga, ma un libro sul mondo visto attraverso la droga. Questo gioco di parole, usato dal presentatore Fabio Fazio, è in grado di spiegarci l'intera struttura e significato del romanzo. Perché si, parliamo di un romanzo, parliamo di una sfida che mira a unire la criticità dei dati comuni, l'oggettività, con la narrazione. Un vero e proprio modo di mettersi alla prova, conferma lo scrittore. E allora perché non scrivere un triller, un giallo, in cui lasciar comunque trapelare la cosa? Perché studiare per sette anni, informarsi su quanto paga la coca nonostante si fosse scortati ovunque?
"Volevo farlo, scrivere un giallo" dice il napoletano, "ma non ci sono riuscito. Volevo che il lettore capisse quanto queste cose sono vicine al suo mondo, che le approfondisse e si rendesse conto. Che si informasse sull'Azienda delle Aziende."
"Azienda delle Aziende", definisce così il circolo di soldi che sta dietro tutto il giro di droga. Lo sbarco "alla luce del sole" nei paesi, spesso chiesto, approvato e finanziato dagli stessi capi di stato. Il pagamento, la distribuzione su scala nazionale, la consumazione che non è più d'élite, ma di massa e quasi giustificata. E poi il dirottamento dei liquidi e degli incassi in tutto il paese, col conseguente riciclaggio, mediante banche, supermercati o mobilifici..
Ma non è finita quì. La cosa forse peggiore è la scuola che gira con la droga, la filosofia dell'infelicità (come la definisce lo scrittore) che il "capo" del giro inculca nelle menti delle giovani reclute. I neo-militanti vengono infatti persuasi a credere che l'unico mondo vero sia quello, che bisogna sempre guardarsi da chi ci sta vicino e non fidarsi di nessuno, che il potere e la ricchezza si pagano. E si pagano rubando e uccidendo, facendo fuori anche tutti quelli che la pensano come noi, per non avere concorrenza e mantenere il monopolio.
Ed allora il mondo che traspare dal libro è un mondo mosso dal male, senza speranza. "Essa" ribadisce Saviano a Fazio "l'ho persa persino in me stesso. Ma credo nel lettore, credo che la conoscenza che gli sto fornendo possa aiutarlo a cambiare il mondo". Ed è per questo, per infondere questo messaggio che queste 400 pagine ci si piazzano davanti in tutta la loro ferocità e cercano magari di fare capolino nella nostra testa quando meno ce lo aspettiamo, quando pensiamo che non ci riguardi poi più di tanto: perché "la droga non nasce dalle foglie della pianta, in Sud America, ma dalla disponibilità della ferocia." Che è in Italia, giunge sempre alla fine in Italia. Sempre sotto casa nostra, sempre senza che nessuno di noi dia peso alla cosa, nessuno di noi che decida di fare, di agire, di opporsi. O solo in pochi.
Perché la verità è che aveva ragione Friedrich Nietzsche, ha ragione Roberto Saviano: "Se decidi di guardare dentro l'abisso, prima o poi l'abisso deciderà di guardare dentro di te." E allora, inizierai a pensarla come loro. Ed è per questo che della coca, del petrolio bianco, o qualsiasi alto nome vogliate darle, si deve parlare. Perché alla base, come ci insegna la storia e ci ricorda Saviano, c'è la comunicazione e la consapevolezza. E quando tutti sapremo quanto questo tesoro bianco, che ha reso l'Africa il suo immenso scrigno, sia in realtà non solo sotto casa nostra, ma dentro di noi, allora si, che saremo pronti a combatterla.
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