Ominide 407 punti

Primo Levi - Se questo è un uomo

Nota Biografica: Primo Levi (Torino, 1919-1987)

Laureato in chimica, nel 1944 fu deportato, come ebreo, nel campo di sterminio di Auschwitz. Fortunosamente sopravvissuto, al ritorno riprese l’attività di chimico e contemporaneamente, spinto dalla volontà di testimoniare la sua tragica esperienza scrisse i romanzi: “Se questo è un uomo” e “La tregua”. Tutte le opere che sono seguite a queste lo dimostrano un osservatore acuto e profondo della realtà storica contemporanea. Muore suicida nel 1987 dopo essersi gettato dalla tromba delle scale, oppresso da ricordi troppo pesanti per lui.

Trama del libro

Il libro scritto fra la fine del 1945 e l’inizio del 1947 è un resoconto minuzioso e asciutto, una cronaca volutamente dimessa di un’esperienza estrema.

Levi è narratore e protagonista del testo autobiografico.
La narrazione inizia con la cattura dello scrittore da parte dei fascisti il 13 dicembre 1943. A fine gennaio 1944, Primo Levi fu inviato in quanto ebreo, nel campo di internamento di Fossoli, presso Modena, e il 22 febbraio, con altri 650 prigionieri, partì per Auschwitz, dove venne registrato e subito trasferito al campo di Monowitz, in Alta Slesia, uno dei lager che, con Birkenau e numerosi altri, dipendevano dal campo di concentramento di Auschwitz. E’ noto ormai a tutti che essere inviati al lager equivaleva ad una condanna a morte, ma in questa discesa agli inferi appare subito chiara la volontà nazista di togliere ai prigionieri ebrei, prima ancora della vita stessa, la libertà e la dignità umana. Nel lager, ogni più elementare esigenza vitale diventava un problema invalicabile, per esempio molti prigionieri erano disorientati dal fatto di sentire lingue sconosciute al loro orecchio. Il loro sonno era teso e amaro, travagliato da molti incubi; un altro problema era il mangiare la zuppa senza cucchiaio, che veniva scambiato per razioni di pane. Per Primo il rito mattutino del lavarsi sembrava inutile poiché l’acqua era torbida e le latrine puzzavano. Nei primi giorni Primo fece la conoscenza di un prigioniero come lui, Steinlauf, le cui parole lo aiutarono inconsapevolmente a concepire il nucleo tematico di “Se questo è un uomo”. Se è vero, infatti, che lavarsi nell’acqua torbida è inutile ai fini dell’igiene, è importantissimo come strumento di sopravvivenza morale, per resistere alla tentazione di lasciarsi vivere in attesa della morte, per non diventare bestie, ma rimanere uomini, e come tali, sopravvivere e conservare memoria di quelle terribili condizioni di vita, tramandarle e testimoniarle. Durante la narrazione si viene a conoscenza dei lavori e della vita quotidiana del lager, dettata da regole severissime e scale gerarchiche predefinite. Per esempio, nel lager esistevano i Numeri Grossi (gli individui appena arrivati) a cui era facile giocare scherzi e rubare quello che possedevano. Levi narra che nelle baracche tutto si poteva rubare e commerciare alla borsa valori. La moneta più utilizzata era la razione di pane che si poteva scambiare con fili di ferro, camicie, bottoni, bende. Gli addetti al lavoro dello stagno forgiavano con gli scarti coltelli-cucchiai, gamelle e fil di ferro, necessari per la manutenzione del corredo personale. Un giorno, i Nazisti affidarono ai prigionieri il compito di trasportare dei supporti di ghisa da una parte del campo all’altra. Gli uomini vennero divisi in coppie; essendo Primo uno dei più deboli e maldestri venne sempre accoppiato al prigioniero Null Achtzhen che veniva sempre scartato perché essendo molto giovane lavorava molto, mentre tutti nel lager cercano di stancarsi il meno possibile.
Le prime coppie sceglievano i supporti più leggeri invece a Primo e al suo compagno toccava un supporto pesante ma corto con gli spigoli vivi. Un giorno, Null non riusciva a tenere il passo di Primo, poiché il carico gravava in modo pesante sulle spalle. Per la stanchezza Null gettò il supporto, ferendo di striscio il piede di Primo, il quale venne mandato in infermeria, detta Ka-Be, dotata di due ambulatori, medico e chirurgico.
Per Primo, l’infermeria era vita di limbo poiché non si lavora e le razioni quotidiane di zuppa venivano distribuite con regolarità. Dopo venti giorni di permanenza Primo lasciò il Ka-Be, ricevette vestiti e scarpe nuove (cioè diverse da quelle lasciate all’infermeria) e venne assegnato ad un’altra baracca. Scoprì allora che uno degli occupanti era Alberto, il suo migliore amico. Due giorni dopo i due vennero affidati ad un cantiere, in cui il Kapo affidava ai suoi protetti le binde, mentre invece agli altri le leve. Esisteva anche la Borsa Valori dove si scambiavano razioni di pane per qualsiasi cosa necessaria alla vita nel lager. Di solito, prima dei cambi i proprietari di doppie camicie o di pezze o di stracci vi si recavano, cercando di combinare qualche affare. Era possibile trovare di tutto: dal tabacco alla zuppa, verdure, fil di ferro, bottoni, stoffa, cucchiai-coltello nonché buoni premi. Questi buoni erano consegnati ai lavoratori più volenterosi, ma con molta parsimonia poiché permettevano di entrare nel Block 23, dove alloggiavano delle ragazze polacche oppure ricevere tabacco da fumare. Vi erano volontari che si assentavano dal lavoro per poter rubare merce da rivendere agli uffici e all’infermeria. In un giorno imprecisato venne dato l’annuncio ufficiale della formazione di un Kommando chimico, notizia che rese felice Primo allora ignaro che proprio grazie ai suoi studi in chimica sarebbe riuscito a salvarsi. Nell’ottobre del 44 vi fu la temutissima selezione in base alla costituzione fisica dei prigionieri da inviare ai crematori o da lasciare in vita. In inverno, Primo venne chiamato a prendere parte al Kommando chimico. Per Levi, lavorare in un laboratorio coperto e al caldo con strumenti di buona qualità, era un sogno. L’11 gennaio 1945 Levi si ammalò di scarlattina e venne ricoverato in Ka-Be in una baracca assieme a dodici persone. Cinque giorni dopo si seppe dell’evacuazione del campo, tra i deportati c’era l’amico Alberto che Primo non vedrà più. Il 18 gennaio i tedeschi lasciarono il campo e il 27 gennaio i Russi arrivarono al lager liberando i prigionieri superstiti.

Analisi dei personaggi

- Primo Levi
: narratore e protagonista del libro auto-biografico. Grazie alla tenacità e alla volontà di sopravvivere riesce a scrivere “Se questo è un uomo” a proposito dell’esperienza disumana che ha vissuto.
- Null Achtzen, Kraus, Schepschel, Elias, Henri e Alfred L: compagni di lavoro di Primo Levi.
- Alberto: migliore amico italiano di Primo. Grazie a lui la vita nel lager diventa leggermente più serena per lo scrittore. Riescono ad organizzarsi e a rendere la vita della propria baracca più confortevole.
- Steinlauf: amico di Primo sarà lui a far crescere la voglia di sopravvivere e di scrivere “Se questo è un uomo”.
- Charles, Arthur, Towaroski, Maxime, Lakmaker, Sertlet, Cagnolati, Dorget, Schenck, Alacai, Sòmogyi: compagni di Primo Levi durante il soggiorno nella baracca di infermeria fino al 27 gennaio 1945. Alcuni di loro sono morti nel lager o nelle settimane successive alla liberazione, altri sono sopravissuti.

Vi sono, poi, molti personaggi di contorno citati durante la narrazione che hanno compito di definire le azioni che avvengono.

Commento personale

Questo libro presenta con estrema lucidità e pacatezza gli orrori del lager. Ha reso la lettura difficile ma interessante l’ampia presenza di discorsi diretti non tradotti e il fatto che, in alcuni punti, non vi è una precisa collocazione degli avvenimenti. Mi ha appassionato questa lettura poiché ho appreso la dura vita dei lager e ho imparato in modo coinvolgente emotivamente eventi storici che hanno segnato il XX secolo.

Hai bisogno di aiuto in Recensioni libri?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email