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Nero Wolfe Indaga è un racconto tratto dalla raccolta "Cordialmente invitati ad incontrare la morte" di Rex Stout e pubblicato nel 1942.
La vicenda è ambientata nello studio di Nero Wolfe: un famoso detective Newyorchese. Il signor Wolfe è stato assunto da una famosa organizzatrice di eventi per ricchi, Bess Huddleston, per scoprire chi cercava di rovinarla. Alcuni giorni più tardi la signora Bess si ferisce un piede con una scheggia di vetro e muore di tetano. Il racconto Nero Wolfe Indaga è collocato temporalmente dopo questo episodio e narra, inizialmente, un colloquio tra il detective, il suo collaboratore Archie Goodwin e Daniel, il fratello della vittima. Un quarto personaggio, l’ispettore di polizia Cramer, subentra solamente a metà racconto.
Il poliziotto accusa Wolfe di aver rubato delle prove appartenenti alla Polizia dal luogo dell’omicidio e vuole portare in commissariato Archie, che ha raccolto la prova, e Daniel. Il primo rifiuta di seguirlo, mentre il secondo decide di andare in commissariato per accelerare la risoluzione del caso.

Prima che i due lascino l’edificio Wolfe racconta la sua deduzione sullo svolgimento dell’omicidio: uno dei presenti in casa Huddleston ha cambiato lo iodio nell’armadietto con una bottiglietta identica, ma piena di argyrol e batteri di tetano; la vittima, dopo essersi tagliata con un vetro, si è disinfettata con il falso iodio e ne è rimasta uccisa.
Il racconto è al passato remoto da Archie perché l’autore vuole fare conoscere a fondo Wolfe: troppo pigro per narrare il racconto.
La semplicità e la chiarezza del linguaggio di Wolfe è necessaria per il coinvolgimento del lettore nella vicenda perché sembra che il detective si rivolga direttamente a questi ultimi.
Il luogo non è descritto dettagliatamente nel racconto, ma è fondamentale poiché nel suo ufficio Wolfe è indistruttibile e qualsiasi cosa accada nel suo studio senza la sollecitazione di quest’ultimo è un insulto al suo orgoglio e al suo senso di eleganza. Per questo, quando l'ispettore vuole portare via Archie e Daniel Wolfe reagì con “un esplosione di energia che rasentò la violenza”¹.
Daniel era suo ospite e di conseguenza un terzo non poteva entrare in casa del detective e trattare chiunque come se avesse il controllo assoluto: Nero Wolfe era il padrone e Daniel suo ospite quindi a meno che, come successo, Daniel non decidesse di seguire il commissario di sua spontanea volontà, Cramer non aveva nessun diritto di portarlo via senza il consenso del Padrone di casa. La reazione di Wolfe non era quindi causata dal fatto che volesse Daniel in casa per la cena, ma è diventata questione di principio quando Cramer voleva avere un potere superiore al suo nell’ufficio dove egli aveva il potere assoluto.

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