Video appunto: Novecento - Alessandro Baricco (3)
Il protagonista del libro: Danny Boodmann T. D. Lemon Novecento è stato abbandonato pochi giorni dopo la nascita sul pianoforte della sala da ballo di prima classe sul piroscafo Virginian. Fu trovato da un marinaio di colore che si chiamava Danny Boodmann. Un mattino tutti erano scesi a Boston e il l’uomo trovò il neonato in una scatola di cartone, sulla quale c'era disegnato un limone accompagnato da una scritta stampata con inchiostro blu: T.D
. Lemon. che decise di aggiungere al suo nome per dare una nuova vita alla piccola creatura, oltre a Novecento, l’inizio del nuovo secolo appena iniziato. All’età di otto anni, però, Novecento perde anche il suo genitore adottivo e, in seguito a questa disgrazia, il bambino scompare misteriosamente. Quando riappare, incomincia il cammino come musicista del Virginian. Quando Novecento incontra Tim Tooney, il narratore, anche lui musicista, ha 27 anni, i due legano subito segnando così l’inizio di una profonda amicizia. Il narratore stesso racconta del grandissimo talento di Novecento, delle loro avventure insieme fino a quando Novecento gli racconta di non aver mai messo piede giù dalla nave. Nell'estate del 1931 sale sul Virginian Jelly Roll Morton inventore del jazz, con l’intento di avere un confronto diretto con il così tanto acclamato pianista e affermare la sua superiorità nell’ambito musicale; una sera inizia così la sfida tra i due grandi pianisti che vede vincitore Novecento, mentre Jelly Morton frustrato dalla sconfitta decide di passare il resto del viaggio chiuso in cabina e ripartire per l’America il giorno seguente.

A 32 anni Novecento decide di volere scendere a New York per vedere il mare da un’altra prospettiva, ma al terzo gradino si fermò, lasciò cadere il suo cappello per poi risalire e sparire nella nave. Il narratore racconta di essere sceso dalla nave il 21 Agosto del 1933 e da lì non aver più avuto notizia di Novecento fino a quando gli arrivò una lettera da Neil O’Connor dicendo che il Virginian dopo essere tornato a pezzi dalla guerra, da lì a poco sarebbe stato riempito di dinamite e lasciato esplodere, con all’interno Novecento che non aveva intenzione di scendere. Ora la narrazione è fatta in prima persona da Novecento stesso: racconta che ciò che l’aveva fermato da scendere dalla nave a New York era la paura di non vedere una fine, la terra sarebbe stata troppo grande per lui, un mondo che non lo apparteneva. Così aveva scelto di morire con la sua nave.