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Il nome della rosa

 Il nome della rosa è un romanzo storico-giallo, romanzo con cui Umberto Eco, nato ad Alessandria nel 1932 conosciuto come filosofo, medievista e semiologo, ha esordito nel 1980 nella narrativa. Il libro è diviso in sette capitoli che corrispondono a giorni; i capitoli, a loro volta, sono divisi in periodi della giornata corrispondenti alle ore liturgiche (Mattutino, Laudi, Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespro, Compieta). Il narratore è interno, essendo rappresentato da Adso, uno dei personaggi principali, che ormai anziano racconta dei fatti accaduti nell’abbazia. L’avventura di Adso e del suo maestro, Guglielmo da Baskerville, ex inquisitore, ha inizio nel novembre del 1937, quando giungono in una maestosa abbazia situata nei monti dell’Italia settentrionale. Nel monastero deve svolgersi un incontro tra francescani, domenicani e delegati papali, i quali dovranno chiarire alcuni problemi di fede. Il perspicace Guglielmo però si rende conto che fra i monaci c'è tensione e paura: l'abate, dopo aver tentato di rassicurarlo che tutto procede bene, è costretto a riferirgli che un giovane monaco, ottimo miniatore, Adelmo da Otranto, è stato trovato morto ai piedi della torre e si teme qualche influenza demoniaca. Il saggio Guglielmo, quindi, aiutato da Adso, inizia la sua investigazione rendendosi subito conto che qualcosa di strano circola nell’aria del monastero: infatti, durante le sue prime ricerche, Guglielmo si accorge di essere sempre in qualche modo ostacolato dagli altri monaci dell’abbazia e, mentre l’investigatore cerca di trovare nuovi indizi, fa gradualmente la conoscenza di tutti loro. Intanto alla morte di Adelmo si aggiunge quella del giovane traduttore di greco Venanzio. Con l’infittirsi del mistero in Guglielmo aumenta la curiosità e la voglia di risolvere la questione, così come aumenta in lui la convinzione che la soluzione del giallo si trovi nei libri. Guglielmo e Adso collaborano con l’erborista Severino per chiarire la natura della morte di Adelmo e Venanzio e, nello stesso tempo, cercano di scoprire qualcosa di più sull’unico luogo nel quale i due non possono entrare: la misteriosa biblioteca. Essi, nonostante siano continuamente ostacolati dal bibliotecario Malachia e dal suo vice Berengario, riescono a penetrare in biblioteca e a scoprirne alcuni dei segreti. Nel frattempo, però, muoiono Berengario, lo sfortunato Severino ed il bibliotecario Malachia. In seguito a queste ultime morti, nell’abbazia giungono i delegati papali ed il crudele inquisitore Bernardo Gui che inizia ad investigare in modo spietato su tutti gli abitanti del monastero. Prima crede di aver individuato l’omicida in Salvatore, un monaco dallo strano modo di parlare, e poi, invece, accusa il cellario Remigio che processa come eretico e autore dei misfatti che avevano sconvolto l’abbazia. Tuttavia Guglielmo non è per niente convinto della colpevolezza di Remigio e, nonostante il divieto di un deluso abate, continua ad investigare e, sempre aiutato dal fido Adso, riesce a venire a capo del mistero: Adelmo, la prima vittima, si era casualmente trovato in possesso di un antico e misterioso libro con le pagine avvelenate; il giovane monaco confessò la sua scoperta all’amico Venanzio e, in seguito, si uccise per vergogna di ciò che aveva commesso con il vice bibliotecario Berengario; anche Venanzio muore a causa del veleno del libro e la stessa fine fa Berengario che aveva nascosto il suo cadavere; Severino, infine, entra in possesso del libro e viene barbaramente ucciso da Malachia che, però, muore per effetto del mortifero liquido secreto dal temibile libro. Responsabile di tutto questo orrore è l’anziano e cieco monaco Jorge da Burgos il quale, una volta scoperto e rintracciato da Guglielmo ed Adso, impedisce ai due di impossessarsi del pericoloso volume e fugge da loro, ingerendo intere pagine di libro avvelenato e causando, infine, un tremendo incendio che, dalla biblioteca, si diffonderà al resto dell’abbazia. Nonostante gli ultimi sforzi di Guglielmo, Adso e degli atterriti altri monaci, la biblioteca e l’abbazia crollano fra le fiamme che distruggono la quasi totalità dell’edificio trasformando, tra l’altro, in cenere un’immensa fonte di importante quanto pericoloso sapere. Nella desolazione generale, i monaci si disperdono nelle campagne circostanti, ognuno per la sua strada Guglielmo ed Adso, non senza dispiacere, abbandonano il luogo che li aveva visti protagonisti nell’ultima settimana. Ho trovato questo libro interessante, quasi come una sfida tra l’autore ed il lettore, una sfida a decifrare ogni indizio, ad arrivare all’antagonista prima che lo facciano i personaggi. E’ un romanzo ricco di descrizioni dettagliate e di riflessioni filosofiche. Inoltre dietro gli avvenimenti che hanno luogo nell’abbazia c’è un contesto storico che, anche se può sembrare messo in secondo piano, viene descritto sin nei particolari ed è proprio questo, secondo me, che permette al lettore di calarsi perfettamente nel libro e di viverlo in prima persona.

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