Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque


Durante la Prima guerra mondiale uomini comuni, arruolati come soldati, erano costretti a perdere ogni senso di umanità e di pietà per sopravvivere: il nemico era per loro l’anonima figura che, al di là della trincea, minacciava la loro esistenza o, addirittura, il mostro dipinto dalla propaganda ufficiale, la creatura maligna e perversa degna d’esser abbattuta. In queste circostanze la scoperta che il nemico è un uomo come noi, con una casa e una famiglia, con i nostri timori, la stessa paura di morire, può essere un evento traumatico. È quanto capita al soldato Paul Baumer, che combatte sul fronte franco-tedesco e deve trascorrere una tragica notte in una buca, accanto al cadavere del nemico da lui ucciso.
Il romanzo Niente di nuovo sul fronte occidentale venne pubblicato nel 1929, dopo quasi dieci anni di gestazione, e fu tradotto in moltissime lingue nonostante la censura operata dai nazisti nel 1933. il libro riporta nella forma del reportage e in uno stile scarno e sobrio, in contrasto con la retorica patriottica, le vicende di un gruppo di ragazzi, sbalzati dai banchi di scuola agli orrori della guerra. Il punto di vista è quello del protagonista Paul Baumer e, tramite le sue esperienze, l’autore denuncia le atrocità della guerra intrincea, la disumanizzazione subita dai soldati, le stragi dovute all’insipienza dei generali, le responsabilità della società adulta nei confronti di una generazione mandata al macello. Dopo aver visto cedere uno dopo l’altro i suoi compagni, anche Paul morirà, proprio alla fine del conflitto, un una giornata così calma e silenziosa su tutto il fronte, che il bollettino del Comando supremo si limitava a queste parole: “Niente di nuovo sul fronte occidentale”.
Erich Paul Kramer questo è il vero nome dello scrittore era nato a Osnabruck, in Sassonia. Nel 1916 la Grande guerra lo costrinse a interrompere gli studi e ad arruolarsi, per essere destinato al fronte franco-tedesco.
La sua esistenza e la sua vocazione letteraria furono segnate non solo dal trauma della guerra in trincea ma anche dalle umiliazioni subite come reduce e dalle difficoltà del rientro nella vita civile. Nel dopoguerra esercitò vari mestieri, istitutore, commerciante, giornalista e infine scrittore. Nei suoi libri egli narra il dramma e la rovina di un’intera generazione che, cedendo agli ideali inculcati da genitori e insegnanti, di cui egli denuncia le responsabilità, affrontò senza preparazione le atrocità del conflitto. Egli rifiuta inoltre ogni idealizzazione della guerra e, per questo, nel 1933 il suo primo libro, Niente di nuovo sul fronte occidentale, venne censurato dai nazisti con l’accusa di disfattismo. Nelle opere successive Sulla via del ritorno e Tre camerati egli affrontò il tema del disadattamento del reduce nella società civile che tende a rifiutarlo. Con l’avvento del regime nazista riparò prima in Svizzera e poi negli Stati Uniti dove pubblicò Tempo di vivere, tempo di morire, trasposto in versione cinematografica nel 1958 da Douglas Sirk. Morì a Locarno. Alla fine degli anni Novanta nella sua città natale sono stati fondati il Centro per la pace e l’Archivio Erich Maria Remarque.
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