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I ragazzi della via Pàl


I ragazzi della Via Pàl

Riassunto I ragazzi della via Pàl


Capitolo 1
A scuola si stava svolgendo la lezione di scienze naturali, che era ormai quasi finita. I ragazzi della via Pàl stavano cominciando a mettere a posto le loro cose. Uno di questi, Csònakos, mandò un biglietto a Nemecsek, che, senza leggerlo, lo diede al suo vero destinatario, Boka. Nel biglietto c’era scritto che si sarebbero dovuti incontrare alle tre di quel pomeriggio nel grund per eleggere il nuovo presidente. In quel momento suonò la campanella e tutti i ragazzi uscirono.
Csèle si fermò a comprare del torrone e iniziò a contrattare sul prezzo. Uno dei suoi compagni, nel tentativo di porre fine alla trattativa, pensò di sbattere il proprio cappello sul tavolo, ma Boka lo fermò in tempo. Insieme raggiunsero Csònakos e Nemecsek; quest’ultimo era il più piccolo della compagnia e perciò non sempre ben accetto dal resto del gruppo. Nemecsek raccontò di aver subito un sequestro di palline da parte dei fratelli Pàsztor. Boka s’indignò molto e decise che ne avrebbero parlato al grund.

Capitolo 2
Il grund era un appezzamento di terreno non edificato che si trovava in via Pàl. Loro lo preferivano agli altri perché era collegato a un campo ancora più vasto che ospitava una segheria. Quest’ultimo era pieno di enormi cataste di legna che formavano tanti labirinti.
Quel giorno arrivò per primo al grund il piccolo Nemecsek, l’unico soldato semplice della compagnia, organizzata come un piccolo esercito, mentre tutti gli altri erano ufficiali. Per questo gli altri ragazzi comandavano a bacchetta il piccolo Nemecsek, che era sempre felice di obbedire. Appena arrivato Nemecsek fece un giro per la segheria. Dopo un po’ incontrò il cane del proprietario, che lo guidò sino ad una catasta di legna. Salito su di essa, Nemecsek vide Feri Ats, il capitano della banda dell’Orto Botanico, loro nemica, mentre gli rubava la bandierina. Indignato e spaventato, corre ad avvertire gli altri che nel frattempo erano arrivati al grund. Il piccolo esercito stabilì che il giorno seguente sarebbero entrati nell’Orto Botanico. Quindi procedettero all’elezione del nuovo presidente e fu nominato Boka, mentre Gerèb ricevette solo tre voti.

Capitolo 3
Il giorno dopo tutto fu pronto, anche il foglietto che Boka aveva preparato per far capire che erano arrivati sino all’isola presente nell’Orto Botanico, dove la banda delle Camice Rosse, i loro nemici, teneva le riunioni.
Si faceva sera e Boka decise di agire perché a quell’ora le Camice Rosse erano in riunione. Prese con sé Csònakos e Nemecsek ed entrò nell’Orto Botanico scavalcando il cancello, ormai chiuso da un pezzo. Csònakos, molto agile, si arrampicò su un albero per scrutare nei dintorni e vide l’isola sorvegliata dalle sentinelle. I ragazzi camminavano di soppiatto. Finalmente giunsero alle rovine di un falso castello presente nell’Orto da cui potevano avere una miglior visuale. Entrati in una stanza, trovando delle asce finte, capirono che quello doveva essere il deposito d’armi delle Camice Rosse. Usciti dalla stanza, Boka prese un piccolo cannocchiale che aveva in tasca, e lo usò per scrutare l’isola. Notò che un ragazzo che gli sembrava familiare stava attraversando il ponte. Egli immaginava chi potesse essere, ma, non essendone sicuro, non voleva dirlo agli altri. Quindi la piccola comitiva ridiscese la collina per giungere al laghetto che circondava l’isola. Lì, senza farsi notare dalle sentinelle, presero una barca che si trovava sulla riva, la misero in acqua e ci salirono. Nemecsek aveva paura; quando finalmente si decise, cadde in acqua, rialzandosi completamente fradicio. Una volta che il soldato fu risalito sulla barca, iniziarono ad attraversare il lago in completo silenzio. Attraccati, Boka e Nemecsek s’inoltrarono nell’isola, mentre Csònakos rimase di guardia alla barca. Giunti al covo salirono su albero e si misero in ascolto. Tra i partecipanti alla riunione scorsero Gerèb, che stava informando gli altri su tutte le entrate che c’erano nel grund, poiché le Camicie Rosse li volevano attaccare, e capirono che Gerèb era diventato un traditore. Dopo che egli ebbe finito di parlare, la banda si spostò più verso l’interno dell’isola; Boka e Nemecsek approfittarono di quel momento per attaccare il foglietto ad un albero e poi scapparono. Ma mentre stavano attraversando di nuovo il laghetto, le camicie Rosse li videro e li inseguirono. I tre s’infilarono dentro la serra e si nascosero. Boka andò dietro la porta, Csònakos su uno scaffale e Nemecsek, siccome era già bagnato, s’infilò nella vasca dei pesci rossi. I nemici entrarono dentro la serra, ma non li trovarono, e quindi uscirono. Così i ragazzi poterono uscire tranquillamente dalla serra e correre verso casa.

Capitolo 4

All’una precisa suonò la campanella e i ragazzi corsero fuori dall’aula. Boka fece capire agli altri che l’adunata avrebbe avuto luogo alle due, ma in quel momento il professore chiamò alcuni ragazzi, tutti della via Pàl, e gli disse di seguirlo nella sala dei professori. Date le circostanze, Boka decise che l’adunata avrebbe avuto luogo alle tre e li salutò.
I ragazzi chiamati seguirono il professore, il quale, una volta arrivati nella sala, gli chiese se loro sapevano qualcosa di una certa “Società dello Stucco”, e gli ricordò che in quella scuola erano state proibite tutte le società o associazioni. Loro gli spiegarono che lo stucco era una pasta usata dai vetrai per incollare i vetri agli infissi, che andava masticata ogni giorno per non farla indurire. Tutti i componenti della società avevano il compito di raccogliere lo stucco ogni volta che potevano, mentre il presidente doveva masticarlo ogni giorno per mantenerlo morbido. Il professore, dopo aver sentito il racconto, rimase molto indignato, quindi si fece consegnare tutto lo stucco che possedevano e si fece promettere che non avrebbero mai più formato quella società. Poi li fece andare a casa.
Alle due e mezzo i membri della società si ritrovarono al grund per discutere di quello che era successo a scuola. Quasi subito Nemecsek vide Gerèb entrare nel grund e lo inseguì, proprio quando gli sarebbe toccato tenere un discorso in quanto segretario della società, mentre i suoi amici lo chiamavano, ma senza successo. Gerèb si diresse verso la casetta del guardiano, senza accorgersi di avere Nemecsek che lo seguiva. Dopo una lunga contrattazione, riuscì a convincerlo a mandare via i ragazzi dal grund, in cambio di molte scatole di sigari.
Nemecsek, che aveva sentito tutto, uscì velocemente dal grund per andare incontro a Boka e rivelargli tutto. Quando passò di fronte ai membri della società non prestò attenzione ai loro richiami, avendo capito che Gerèb cercava un modo per uscire senza essere visto. Così il presidente e gli altri membri della società decisero di espellerlo dalla sua carica e lo dichiararono un traditore.
Nel frattempo Nemecsek aveva raggiunto Boka, che si stava dirigendo verso il grund, e lo aveva informato del pericolo. Insieme corsero al loro rifugio, appena in tempo per vedere Gerèb fuggire via.

Capitolo 5
Quella sera, come sempre, le Camice Rosse si riunirono nell’isola; tra loro c’era anche Gerèb, che fu nominato tenente. Si seppe che la bandiera dei ragazzi della via Pàl da loro conquistata era sparita e che dentro il deposito di armi era state trovate delle piccole orme. In quel momento da un albero scese Nemecsek con la bandiera in mano. Feri Ats, il capo, riconoscendone il coraggio, gli chiese se volesse entrare a far parte delle camice Rosse, ma Nemecsek non ne voleva sapere. Allora Ats ordinò di buttarlo nel lago e Nemecsek non oppose resistenza. Quando uscì dall’acqua, il piccolo soldato disse che preferiva essere trattato così che diventare un traditore come Gerèb e se ne andò.
Anche Gerèb, dopo un po’, cacciato via dai suoi nuovi compagni, se ne andò e si rese conto di non saper più dove andare.

Capitolo 6
Il giorno dopo, i ragazzi della via Pàl si riunirono in via Pàl; dal programma appeso alla parete, capirono che una guerra era imminente. Uno dei componenti della Società dello Stucco, Barabas, chiese un’assemblea straordinaria. Il presidente, inizialmente contrario, alla fine acconsentì che essa avesse luogo quello stesso pomeriggio. In quel momento arrivò Boka in compagnia di Nemecsek; il capitano spiegò loro le strategie che avrebbero dovuto usare durante la guerra, assegnò ad ognuno una propria postazione e li fece allenare. Dopo ciò si tenne l’assemblea della società. Mentre questa era in pieno svolgimento, qualcuno busso al cancello. Kolnay vide che era un uomo e lo fece entrare. Egli si presentò come il padre di Gerèb e chiese loro se suo figlio li avesse veramente traditi. Vennero chiamati Boka e Nemecsek; quest’ultimo, però, stando molto male, non riusciva a capire ciò che gli veniva detto e affermò che Gerèb non era un traditore e il padre, soddisfatto, se ne andò.

Capitolo 7
I ragazzi della via Pàl a scuola erano molto agitati perché si era sparsa voce della guerra e non riuscivano a seguire le lezioni. Il pomeriggio alle due i membri della via Pàl si riunirono nel grund e si prepararono alla guerra. Ad un certo punto la vedetta notò una donna che chiedeva di entrare. Ella disse di essere venuta a portare una lettera da parte di Gerèb. In essa era scritto che Gerèb, spiando le Camice Rosse durante una loro riunione, aveva sentito che avrebbero attaccato il giorno seguente con le strategie già programmate e gliele comunicò. Gerèb chiedeva così di essere riammesso. Boka, dopo aver consultato i compagni, chiese alla ragazza di riferire a Gerèb che poteva ritornare. Gerèb arrivò in un lampo e Boka lo nominò soldato semplice. Dopo un po’ arrivarono tre Camice Rosse per comunicare che la guerra si sarebbe svolta il giorno seguente alle due e mezzo e per dettarne le condizioni. Quindi si recarono da Nemecsek, rimasto a casa perché malato, per scusarsi per come lo avevano trattato.

Capitolo 8
Alle due meno un quarto tutti i ragazzi della via Pàl si riunirono nel campo e si prepararono alla battaglia. Boka spiegò che la trincea che aveva fatto costruire dal guardiano sarebbe servita ai ragazzi che avrebbero dovuto controllare via Pàl. Alle due e mezzo arrivarono i nemici, divisi in due battaglioni. Il primo entrò da via Maria, il secondo ingresso del grund, ma i nostri, non senza fatica, riuscirono ad annientarli e rinchiuderli nella rimessa. I ragazzi che controllavano via Maria passarono quindi ad aiutare quelli di via Pàl. I nemici capivano di essere vicini alla sconfitta e Feri Ats corse a liberare i suoi; ma in quel momento arrivò Nemecsek, ancora malato, che si lanciò contro di lui e lo buttò a terra. Le Camice Rosse, vedendo il proprio capo abbattuto, non trovarono più la forza necessaria a combattere e vennero sconfitti. Per il suo gran coraggio, Nemecsek venne nominato capitano.

Capitolo 9
Vengono riportati alcuni articoli del Registro della Società dello Stucco.
Il primo articolo ordina che il nome di Nemecsek, scritto in lettere minuscole, venisse scritto in lettere maiuscole, visto anche il gran coraggio da lui dimostrato.
Il secondo è una conferma dl primo.
Il terzo articolo esprime la gratitudine della Società nei confronti del Generale Boka per averli condotti alla vittoria e ordina che, in segno di riconoscenza, i membri della società, aggiungano il nome di Boka nel loro libro di storia.
Il quarto articolo spiega i motivi per cui debbano essere resi ai soci i soldi chiesti loro per fini bellici ed utilizzati per l’acquisto di una tromba.
Il quinto articolo contiene una nota di biasimo nei confronti di Kolnay per aver lasciato seccare lo stucco e riporta la relativa discussione.

Capitolo 10
Nemecsek stava sempre peggio: era molto debole e dimagrito e la febbre non lo abbandonava mai. I suoi genitori erano sempre al suo capezzale e i suoi amici andavano a trovarlo tutti i giorni. Egli capiva che stava morendo, ma continuava a pensare al grund e alla battaglia. Dopo alcuni giorni il dottore comunicò alla famiglia del piccolo che non sarebbe sopravissuto a un’altra notte. Infatti, quella sera, Nemecsek stava delirando in modo spaventoso e credendo di essere nel grund urlava ordini verso i suoi compagni, ma a un certo punto si lasciò cadere sul cuscino e non si mosse più. Gli amici capirono che ormai non si poteva più fare niente e tornarono ognuno a casa propria, addolorati.

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