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Maus


Genere: non è un fumetto, è una grafic novel (romanzo a fumetti). Nasce negli anni ’70.
Perchè usa la grafic novel: Art Spiegelaman era un fumettista. Si esprime attraverso i disegni.
Ha un successo enorme, nel 1991 vince la sezione speciale del premio Pulitzer (premio americano ambitissimo).
Anni di scrittura: 1986-1991.
Differenze tra fumetto e grafic novel:
1) La grafic novel rinuncia alla serialità del fumetto; il fumetto è seriale, può uscire tutte le settimane, tutti i mesi, e andare avanti così per anni; la grafic novel inizia e si conclude, non ci sarà una seconda puntata. Nel fumetto il protagonista è sempre il protagonista delle puntate successive, nelle grafic novel il protagonista non è sempre lo stesso perché le puntate successive non ci sararanno.
2)Riguarda i contenuti: il fumetto ha un contenuto poco aderente alla realtà, l’eroe del fumetto è mitico (non muore mai), se dovesse morire finirebbe il fumetto; nella grafic novel il rapporto con la realtà umana è molto forte, il protagonista può morire quindi si tratta di una storia reale. Art Spiegelaman ovviamente sceglie la grafic novel perché deve raccontare la storia, fatti realmente accaduti.
3) Nel fumetto nel rapporto tra autore e protagonista prevale sempre il protagonista.
Il fumetto non alleggerisce, appesantisce.
Linguaggio: nella versione originale Vlaked parla in inglese perfetto quando è in Polonia perché sta parlando polacco. Quando perde l’identità (si trasferisce in America) parla inglese e non più polacco,e viene reso in Hiddish nel fumetto originale. Nella nuova edizione è in italiano sui costrutti dello slavo.
Perché decide di raccontare la storia di suo padre in una grafic novel:
A) Decide di raccontarla perché ha un rapporto complicato con il papà (Vladek), lo odia. E’ il racconto di due realtà che faticano ad entrare in contatto perché Art ha un problema tipico di tutti i figli dei sopravvissuti con il passato dei loro genitori. Ogni giorno devono fare i conti con il passato dei proprio genitori, che è un passato terribile. E’ così terribile e doloroso che i sopravvissuti fanno fatica a raccontarlo, infatti per molti anni si sono tenuti dentro quello che hanno vissuto e l’hanno tirato fuori piano piano. E’ quindi nell’ ordine delle cose avere un rapporto conflittuale con i genitori, a maggior ragione se tuo padre non ti corrisponde, cioè se quello che tuo padre è non ti piace.
(i genitori si possono odiare, non è un tabù; è contro natura che un genitore odi il figlio, non è contro natura che un figlio odi il genitore. Il fatto che lo odi è un tabù nella società. Il parricidio (omicidio del padre) è punito nell’antica Roma con la pena del sacco. Criticare i genitori fa crescere, aiuta a separci).
Il problema di Art è che detesta suo padre, perché suo padre esprime dei modi di comportamento che non sono per lui accettabili (esempio la tircheria insopportabile, l’odio nei confronti della sua compagna, il fatto che la moglie si sia suicidata e che vlaked ne sia convolto).
Però non può permettersi di odiare un uomo che nella sua vita ha patito così tanto essendo un sopravvissuto all’olocausto. Il senso di colpa si ingigantisce ancora di più, perché Art odia il padre, che è l’uomo che più ha sofferto al mondo.
Art ragiona sul fatto che se imparasse a conoscerlo attraverso l’intervista (dove Valdek racconta la sua storia), capirebbe le ragioni del suo essere e quindi potrebbe trovare la pace con se stesso (a perdonarlo o a odiarlo).
Quindi Art scrive la grafic novel per risolvere il rapporto con il padre, per comprendere a fondo lui, la sua storia e per capire se nella sua storia c’è il perché dei suoi comportamenti. Storia autobiografica.
B)c’è la volontà di raccontare una storia che diventi una testimonianza sull’olocausto.

Art inserisce un fumetto all’interno della grafic novel che si chiama Prigioniero sul pianeta Inferno.

Questo fumetto è precedente a maus (1972). Fumetto disegnato quando la madre di Art si suicida (dopo essere sopravvissuta all’olocausto non regge il quotidiano). Art prova un senso di colpa spaventoso.
Art si rappresenta con un pigiama a righe che ricorda la prigionia del padre ad Aushwitz. Lo indossa perché Art nel tempo della sua giovinezza era un tossicodipendente (si bucava) e per questa ragione viene rinchiuso in un manicomio; nel fumetto rappresenta lui rinchiuso nel reparto psichiatrico. Il fatto che lui si drogasse accresce il suo senso di colpa nei confronti della madre, perché forse è stato lui a darle questo dolore immenso che l’ha portata fino al suicidio. Quindi Art decide di mettere sulla carta questo dolore.

La tecnica utilizzata si chiama espressionistica: viene reso un sentimento attraverso un dettaglio grafico che viene esagerato a significare quello che si vuole trasmettere. Art voleva trasmettere il doloro, la disperazione.
Fa un uso esagerato del nero, le parole escono dai baloons in modo da dare l’idea dell’urlo disperato ( dove c’è il dottore che dice “è morta, un suicidio”, la sua faccia è deformata e sfiguarata, bocca enorme, occhiali bianchi, mani protese in avanti come se uscisse dalla pagina e dicesse “è colpa tua”). Art prende un dettaglio e lo esagera: la lacrima che esce dall’occhio la rappresenta 4 volte. Sopra la bara “ANNA” le parole non stanno nei baloons, come il dolore che esplode. Esagera in modo compulsivo le righe (righe del carcere, righe bara, righe della divisa che indossa art)  dà la sensazione di chiusura, angoscia.
Il lettore da questo disegno espressionistico è catturato. Il dolore viene colto dal segno grafico.
Quando Art scrive Maus dice “non è il disegno che deve dare l’atrocità della storia”. La storia è talmente atroce che deve uscire da sola. Infatti nei disegni di Maus i volti sono inespressivi; mette una maschera su questi volti;
Usa delle maschere di animali, a sottolineare la bestialità dell’umanità. Sceglie i topi perché Hitler ha trattato gli ebrei come topi decidendo di sterminarli con un antiparassitario. Gatti=tedeschi, Maiali= polacchi, cani= americani, rane= francesi  umanità bestializzata.
Anche la scenografica è importante: Art gioca con il buio, le ombre, quando racconta di Aushwitz prevale il nero e i fili spinati. Continuo cambiamento passato e presente (si confondono).
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