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recensione de Il gorgo di Fenoglio


“Il gorgo” di Beppe Fenoglio


Il titolo del racconto, appartenente a quelli dell’area della vita contadina, indica il luogo scelto da un padre di famiglia per il suicidio. Il racconto infatti parla del tentato suicidio di un padre, disperato per la precaria condizione in cui versano i figli. Il maggiore, partito per la guerra di Abissinia, non fa più arrivare notizie alla famiglia, già caduta in un grande stato di prostrazione a causa della malattia della figlia per la quale non si trova cura.
“Si decise per il gorgo” è la frase con cui Fenoglio decide di iniziare il racconto e fa capire da subito, senza un’aperta enunciazione, il tema principale. Sicuramente non si tratta di un tema originale, ma anzi di un tema molto affrontato nella narrativa ottocentesca. Il racconto essendo brevissimo, quasi essenziale, ha una struttura narrativa molto semplice, senza alcuna articolazione, con una sequenza narrativa unica e priva di soluzioni di continuità.
La brevità della narrazione influenza anche l’ambientazione del racconto che si realizza con pochissimi cenni mirati allo scopo. Anche a livello temporale, l’epoca in cui è ambientato il racconto è percepibile solo attraverso l’unico cenno storico della “battaglia di Abissinia” alla quale partecipava uno dei figli.
Il linguaggio è ricco di espressioni dialettali, soprattutto piemontesi, finalizzate a rendere il racconto più realistico. Con un’altra forma colloquiale viene descritto il culmine del racconto: “Mio padre, la sua testa era protesa, i suoi occhi puntati al gorgo ed allora allargai il petto per urlare”. Per concludere, l’intera fase finale è caratterizzata sia da una profonda oggettività sia con una profonda carica emotiva da parte dei protagonisti. Fenoglio dunque è riuscito a rendere un racconto molto breve incredibilmente profondo e a tratteggiare la psicologia dei personaggi.

A cura di Federica

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