Un giorno nell'antica Roma


La Scuola

Le scuola, solitamente, si trovavano in vie secondarie, meno trafficate. Gli alunni si trovano seduti su semplici sgabelli, all’aria aperta, recitando prima le ventitrè lettere dell’alfabeto e poi le Leggi delle XII tavole.
Il maestro era solitamente un uomo maturo con una lavagna rudimentale. Egli usava una canna per tenere il tempo al coro di bambini.
La canna sopracitata veniva anche utilizzata per punire gli alunni poco attenti.
L'istruzione ai tempi di Roma prevede la pena corporale. Lo ricordano bene Giovenale e Orazio: quest'ultimo ha sempre portato con sé l'immagine del vecchio maestro che definiva plagosus.
La maggior parte della massa dei romani non va oltre questa formazione elementare : impara a leggere, scrivere e far di conto.
Dopo questi rudimenti comincia a lavorare: il lavoro minorile non è un reato nella società romana.
I figli delle persone agiate non hanno bisogno di lavorare, così proseguono gli studi nelle scuole private.
Il grammaticus, cioè l'insegnante, parte dai testi poetici del passato. Nello spiegare questi testi deve essere così abile da toccare anche argomenti di astronomia, metrica della musica, matematica, geografia...e mitologia.
Superate le "medie", intorno ai 15-16 anni, i ragazzi delle famiglie benestanti cambiano maestro, ora è un rhetor: insegna loro le regole d'oro dell'eloquenza per prepararli alla carriera nella vita pubblica.
E così gli studenti fanno esercizi sia scritti sia orali. In particolare, devono tenere monologhi in cui analizzano i pro e i contra di un determinato argomento, sostenendo il punto di vista di un famoso personaggio del passato. È un esercizio utilissimo perché affina l'abilità oratoria in un settore chiave della vita pubblica romana: la politica. (suasoriae e controversiae)
Nè il grammaticus, nè il rethor, sono posizioni in alto nella scala sociale Romana
Il maestro delle elementari si trovava proprio in basso.
A Roma, anche i mancini dovevano scrivere con la destra. Quasi tutti sapevano leggere, ma pochi scrivere.

Le Insulae

Le insulae sono le case dei romani, anzi i loro caseggiati. La parola insula è all'origine di un termine che usiamo spesso: isolato. Erano costruzioni che si espandevano in verticale per risparmiare spazio. L’imperatore Augusto aveva concesso insulae fino a massimo sette piani, ma non erano rari i casi di abuso edilizio.
Alcuni resti di insulae si possono ammirare anche oggi tra le strade di Roma. Alcuni ad Ostia, come quella di Diana.
L'edificio è di mattoni, ma è interamente ricoperto da un intonaco protettivo di un gradevole color bianco-crema, lungo la base corre invece una fascia di colore rosso che serve a coprire esteticamente schizzi di fango, manate etc.
Lungo il primo piano vi è anche una sorta di balcone chiamato Maenianum. Era molto diffusa tra i Romani la coltivazione di piante in casa, ma anche sui balconi. Il verde era un colore dominante nelle strade di Roma a causa della varie coltivazioni.
Esistono anche altri balconi più piccoli ai piani superiori considerati veri privilegi.
Sappiamo che tra il 100 e il 200 d.C. fu costruito, in pieno centro di Roma, un vero "mostro" dell'edilizia. (Insula Felicles)
Il numero di Insulae tendeva ai 50k, causa della sovrapopolazione che affliggeva l’antica Roma.
Il primo appartamento è preceduto da un corridoio pieno di scritte e disegni.
L'appartamento non è enorme e lo si può attraversare con lo sguardo: alla destra si apre il soggiorno (tablinum), alla sinistra la sala da pranzo (triclinium).
L’arredo è molto semplice ed essenziale, qualche vaso di fiori e pochi mobili. Le pareti hanno colori accesi, mentre il pavimento è ricoperto da mosaici eleganti.
Questo primo appartamento è un’eccezione poichè salendo essi diventano sempre più poveri, in tutti i sensi: pareti più sporche, meno arredamento, puzza e sporcizia.
Chi abitava più in alto aveva più svantaggi, come la fatica per salire acqua e altre cose dalle scale o essere gli ultimi a poter scappare in caso di incendio o crollo.
I piani della insula costituivano una vera e proprio scala sociale, dove chi stava più in alto, viveva addirittura con i piccioni.
Gli appartamenti venivano subaffittati a catena e chi doveva riscuotere usava modi abbastanza severi come murare in casa il soggetto o tagliare le scale in legno bloccandolo in casa se chi era in affitto non pagava subito.

Le Terme

L’intera Roma era piena di fumi, proveniente dai bracieri, dalle cucine, ma soprattutto dalle terme.
Le Terme di Traiano sorgono vicino al Colosseo, sul monte Oppio. Da fuori si vedono solamente lunghe mure che non sembrano avere una fine. L’ingresso non è gratuito, ma un costo accessibile a tutti. Le dimensioni sono pari a quelle di un quartiere.
Superato l’ingresso, troviamo di fronte a noi una grande piscina in cui gente di ogni ceto si rilassa, chiacchiera o gioca col proprio figlio. Più avanti della piscina, vi è anche una biblioteca a testimoniare che le terme non servivano solo al benessere del corpo, ma anche della mente.
Tutta l’acqua proviene dall’acquedotto progettato da Apollodoro chiamata: le Sette Sale.
In realtà le sale sono nove, ma stupiscono qualunque visitatore ancora in epoca moderna. Sono ambienti enormi, lunghi decine di metri, con tante aperture tra uno e l'altro: i soffitti, a volta, sono alti quasi quanto un palazzo di tre piani.
Su un lato il muro di cinta cessa di essere rettilineo e si curva, trasformandosi in una sorta di teatro con gradinate a semicerchio che fanno da cornice a un'arena. Qui avvengono spettacoli, gare...
Lungo le "creste" dei tetti vi sono tante piccole colonne di fumo. In realtà si tratta di piccoli sfiatatoi disposti in linea sul tetto, destinati a smaltire l'aria ad alta temperatura che riscalda gli ambienti centrali delle terme. Esattamente come fa un camino.
Lo spogliatoio, l'apodyterium. All'entrata consegniamo a un inserviente un altro quadrante per la custodia della tunica. Lo spogliatoio è un'ampia sala rivestita di marmi colorati e stucchi, con un grande mosaico al centro del pavimento che raffigura un tritone.
C'è chi rimane con la tunica, ma c'è anche chi rimane con un curioso perizoma nero di cuoio vagamente simile al costume di Tarzan, che Marziale ha definito nigra aluta. Quasi tutti, però, indossano una specie di fascia alla vita, il subligaculum.
All’interno delle Terme, vi sono due cortili circondati da colonnato dove si praticano molti sport come un rudimentale tennis e una sorta di pallavolo con molte differenze rispetto alla norma.
Entrando nel cuore delle Terme, Il primo ambiente che incontriamo è il tepidarium. E’di medie dimensioni, dal soffitto molto alto e dalla temperatura moderatamente calda.
L’ambiene seguente è il calidarium, pieno di un vapore che crea un'atmosfera irreale, quasi stendendo un velo impalpabile che fa da filtro tra noi e il soffitto.
Da alcuni stretti passaggi emergono regolarmente uomini e donne sfiniti, che vanno a sedersi per riprendersi. Proviamo a entrare: questi luoghi portano al laconicum, l'ambiente più caldo delle terme, a confronto del quale il calidarium sembra fresco.
Sotto c'è un vero formicaio umano, fatto di cunicoli invasi dal fumo dove passano degli schiavi tossendo. Sono loro ad alimentare i grandi forni a legna che hanno due scopi: generare l'aria calda e riscaldano l'acqua delle vasche del calidarium.
Le terme sono molto pericolose per via degli infarti o delle commozioni celebrali dovute alle cadute sul pavimento scivoloso, ma anche per via dei problemi causati all’udito.
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