George Gray di Edgar Lee Masters


Viaggiare significa abbandonare le proprie quotidiane certezze, mettersi in discussione, affrontare l’ignoto e giocare tutte le nostre risorse. Non tutti sono disposti ad affrontare lo strappo che le nuove esperienze comportano: partire presuppone l’abbandono nel proprio passato e delle persone care ma anche la rinuncia a un comodo stato d’inerzia e d’immobilismo, ricercato proprio per non dover mai rischiare nulla nella propria vita.
Sulla lapide di George Gray qualcuno ha inciso una nave con le vele ammainate: simbolo della pace finalmente raggiunta in un porto o della vita rinunciataria di chi non ha mai osato prendere il largo?
L’Antologia di Spoon River ebbe fin dalla sua pubblicazione un grande successo soprattutto presso giovani, che vi scorsero una protesta contro le convenzioni della società contemporanea e un invito a ricercare la propria libertà individuale. Il libro fu tradotto in Italia nel 1943 dalla studiosa di letteratura americana Fernanda Pivano.
Nel cimitero di un viaggio del Middle West i morti parlano all’autore attraverso epitaffi che talvolta smentiscono le parole e i simboli incisi sulle loro lapidi. Finalmente liberi di manifestarsi per quello che sono stati, gettano la maschera e rivelano i dolori e le delusioni, i sogni e le aspettative, gli amori e i rancori, gli scandali e l’ipocrisia della loro piccola società. Oltre la morte si rivela loro il senso dell’esistenza e, per alcuni, il rimpianto di non esser stati solo e semplicemente se stessi.
Edgar Lee Masters nacque nel Kansas da una nota famiglia di giuristi e diventò a sua volta un avvocato di successo. Per molti anni affiancò la carriera forense all’attività poetica, pubblicando poesie e racconti su riviste di letteratura. Nel 1915 uscì la sua opera più famosa, l’Antologia di Spoon River, presto amata dai giovani per i toni di protesta contro il materialismo e l’ipocrisia della società americana. Nel 1924, ormai abbandonata la toga, pubblicò La nuova antologia di Spoon River, una drammatica denuncia degli orrori della guerra. Si trasferì quindi da Chicago, dove aveva abitato fino ad allora, a New York, e scrisse alcuni romanzi, un’autobiografia e quindici volumi di poesia, senza più eguagliare la fama della prima Antologia, grazie alla quale s’era assicurato la notorietà presso le generazioni a venire. Morì in Pennslvania.
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