Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij


Raskòl’nikov, pensieroso, timido, cupo, presto si perderà negli abissi del delitto e del rimorso, per risollevarsi poi con il pentimento e con la redenzione.
Il titolo del romanzo ha preparato il lettore a una vicenda di “delitto e castigo”: il romanzo si svilupperà infatti fedelmente secondo lo schema tacciato sin dal frontespizio. Siamo in Russia, alla metà dell’Ottocento, a Pietroburgo, capitale del paese all’epoca del regime zarista, città “triste e fetida”, ricca di contrasti e di tensioni sociali, oppressa da una miseria e da una crisi che la guerra di Crimea aveva aggravato, popolata di alcolizzati e prostitute, poliziotti e vagabondi, malati e assassini.
Quello che si muove nella prime pagine è un eroe infelice. È povero, solo, estraneo alla gente che è intorno a lui e che sembra non avere nulla da offrirgli. Si vergogna della sua condizione, dei suoi miseri vestiti. La povertà e la solitudine hanno creato in lui rabbia ed esasperazione. Questa cupa condizione rende legittima l’attesa di qualche gesto disperato.
E infatti un delitto sta maturando nella mente del giovane Raskòl’nikov, che troverà anche una giustificazione al suo gesto: un uomo dallo spirito superiore, penserà, è al di sopra della morale della gente comune.
Inoltre, il denaro della vecchia che egli ucciderà gli servirà per fare del bene.
Fedor Dostoevskij figlio di un medico dell’esercito, studiò alla scuola militare dell’allora capitale russa, San Pietroburgo, e fu per due anni sotto le armi. Negli anni successivi si diede, con scarso successo, all’attività letteraria. Nel 1849, arrestato per aver partecipato ad alcune riunioni in casa di un esponente socialista, fu condannato a morte come sovversivo.
Graziato prima dell’esecuzione, la pena capitale fu commutata nei lavori forzati e nell’esilio in Siberia. Solo dopo nove anni ottenne di ritornare a San Pietroburgo, riprendendo a occuparsi dei suoi interessi con collaborazioni giornalistiche e alcuni romanzi. La morte, nel 1864, della moglie e del fratello, la tormentata passione per una giovane resero la vita di Dostoevskij sempre più dolorosa e difficile. Ma gli diedero anche la determinazione per riprendere con maggiore intensità e vigore la strada della vocazione letteraria, aiutato anche dalla sua stenografa, che divenne la sua seconda moglie.
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