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Nel mare ci sono i coccodrilli

Trama
Il libro parla di un ragazzo afghano, Enaiatollah Akbari, che viene abbandonato a soli 10 anni dalla madre, dopo essere stato portato in Pakistan.
Il padre era stato derubato e ucciso da dei banditi e la cosa aveva provocato nei pashtun, i proprietari delle merci che erano state rubate, un desiderio di risarcimento per il danno subito, consistente nel prendere come schiavo il figlio di quell'uomo.
Sua madre allora, per evitargli quella fine, disperata, decide di portare il figlio lontano dall'Afghanistan e di lasciarlo lì da solo.
Così, per Enaiatollah inizia un percorso di vita intessuto di sacrifici e di duro lavoro. In breve, Enaiatollah si dimostra un collaboratore capace e affidabile. Inizia a portare il chay, tè con latte, nei negozi. Le prime volte ha paura di sbagliare o di farsi truffare, ma poi impara e per lui diventa la cosa migliore che gli potesse capitare.
Un giorno mentre il ragazzo portava il chay ai negozi, un uomo che vendeva ciabatte gli fa cenno di sedersi un momento vicino a lui, chiedendogli se era contento del lavoro che faceva. Enaiatollah risponde che avrebbe voluto fare il venditore, così l’uomo gli propone di lavorare per lui, vendendo la sua merce e dividendo il guadagno a metà.
Diventato venditore il ragazzo escogita due metodi per convincere la gente a comprare la sua merce. Si avvicinava alle persone che avevano un bambino in braccio, mordeva una merendina senza aprirla, lasciava il segno sulla carta, e, mentre gli adulti non guardavano la dava al bambino. Poi diceva ai genitori che il bimbo aveva preso di nascosto una merendina, rovinandola e per questo dovevano ripagarla. Oppure ai bambini più piccoli dava un pizzicottino sul braccio senza lasciare il segno, in modo che cominciassero a piangere e poi diceva ai genitori di prendere qualcosa per consolare il bambino.
Con la sua furbizia nel vendere, Enaiatollah però disobbedisce a una delle promesse fatte alla madre e cioè quella di non truffare. Successivamente il ragazzo decide di andare in Iran. Per strada incontra un sacco di ragazzi che andavano o che tornavano dall’Iran. Essi dicevano che in Iran si stava meglio e che c’era molto più lavoro. Lì infatti incomincia a fare il muratore e a guadagnare il suo primo stipendio. I soldi li mette in una scatola di ferro con il lucchetto e tutte le sere li conta. Quando il gruzzoletto incomincia ad aumentare, perchè ogni mese riceveva lo stipendio e non c’erano molti modi per spenderlo, prende le banconote, le infila in un sacchetto di plastica e le seppellisce da qualche parte del cantiere. Nel corso della sua permanenza in Iran, Enaiatollah cambia più volte città, viene ripetutamente espulso, ma riesce sempre rientrare nella città.
Un giorno decide di comprare un orologio, perché si rendesse conto del passare del tempo vicino e lontano, ceduto ben presto ai poliziotti, che facevano ispezioni alle frontiere.
Successivamente Enaiatollah decide di raggiungere la Turchia, ma il viaggio costava troppo e da solo non era in grado di pagarselo. Alcuni suoi amici si rendono disponibili per pagargli il viaggio e partono con lui. Così Enaiatollah e altri clandestini affrontano il passaggio a piedi sulle montagne tra Iran e Turchia. Una sera il gruppo decide di partire per la Grecia, sfidando il mare con un gommone. Non tutti raggiungono lo scopo infatti uno di loro, Liaquat, scompare in acqua.
In Grecia vengono presi dai poliziotti, mentre sono in un supermercato nel tentativo di rubare qualcosa per sfamarsi. Finiti in caserma, Enaiatollah e un suo amico decidono di disturbare cominciando a piagnucolare e a strillare finché, una notte, i poliziotti li lasciano andare. I ragazzi allora decidono di incamminarsi per Mitilene. Ma quando stanchi, fermano una macchina per un passaggio, si imbattono in quella della polizia che li acciuffa nuovamente. Solo Enaiatollah, che non era nel gruppo, riesce a continuare il suo viaggio, ma stremato si addormenta per terra. Viene soccorso da una signora anziana che gli dà da mangiare del cibo buono, gli permette di farsi una doccia e di dargli dei bei vestiti puliti. Nel pomeriggio quella signora lo accompagna alla stazione del pullman, gli compra il biglietto e gli da cinquanta euro.
Arrivato a Mitilene si reca al porto dove compra il biglietto per il traghetto. Sul traghetto incontra un ragazzo che aveva già conosciuto a Qom, Jamal. Il giorno dopo verso le nove erano arrivati ad Atene. I ragazzi iniziano a lavorare lì per due mesi, ma quando sono incominciano le olimpiadi non c’e più lavoro. Così Enaiatollah decide di partire per l’Italia dove lì viveva un ragazzo del suo paese che conosceva di nome, Payam. Dopo la metà di settembre, Enaiatollah sale su un treno e parte per Corinto. Però i controllori lo prendevano sempre allora decide di affrontare il viaggio in un altro modo. Un giorno riesce ad intrufolarsi in un camion. Arrivato in Italia, a Venezia, incontra due ciclisti che gli hanno danno venti euro e gli indicano la strada per la città più vicina che era Mestre. Dopo aver rintracciato il suo amico Payam si dirige a Torino. Qui dorme per 3 giorni a casa del suo amico, ma inseguito, attraverso i servizi sociali, viene ospitato da una famiglia. Enaiatollah incomincia ad andare a scuola per imparare la lingua bene. Dopo aver avuto il permesso di poter rimanere in Italia, viene affidato propria a quella famiglia.
Dopo il terzo anno delle superiori pensa di contattare la madre. Per tanto tempo aveva dimenticato la sua famiglia d’origine, perché prima doveva trovare il modo di stare bene lui stesso. Così chiede ad un amico di Qom di provare a rintracciare sua madre. Dopo tanto tempo che aveva perso le speranza, una sera riceve una telefonata che gli dice che era stato difficile ma avevano trovato la mamma e che era ancora viva
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