“Siamo tutti tremendamente elettrizzati e ammirati dallo sbarco e ci auguriamo che porti alla rapida fine della guerra e di un modo di vivere che è, a dir poco, ridicolo.”

È l’aprile 1944, anche in questo caso il tema centrale del racconto è la guerra. Per Esmé: Con Amore e Squallore, tuttavia, a differenza di Un Giorno Ideale Per i Pescibanana, è ambientato in pieno periodo bellico. Il protagonista è un soldato facente parte di “un gruppo di circa sessanta militari americani che seguono un corso di addestramento piuttosto specializzato in vista dell’Invasione”. Tale corso è diretto dal servizio segreto inglese e si svolge nel Devon, in Inghilterra. Al termine delle tre settimane di corso, il gruppo deve trasferirsi a Londra, dove sarà poi assegnato a varie unità di fanteria e aviotrasportate pronte per lo sbarco in Normandia. Ancora una volta Salinger traspone nei suoi racconti ciò che anch’egli visse in prima persona. Il protagonista (più tardi definito sergente X, quasi a voler sottolineare il fatto che la guerra depersonalizza gli uomini rendendoli macchine prive di umanità) intavola una conversazione con una ragazzina in una sala da tè, a confermare la tesi dell’autore che solo i bambini e chi ha vissuto l’orrore della guerra è vicino alla verità. Lui le rivela di essere uno scrittore, lei successivamente gli chiede di scrivergli un racconto, ma non uno qualsiasi, uno che parli di squallore, un racconto che sia realtà e non solamente l’immagine della realtà, una realtà priva di illusioni e di aspettative.

Nella seconda parte del racconto, quella che Salinger stesso definisce “squallida” e ”commovente”, che ha luogo alcune settimane dopo lo sbarco in Normandia, il protagonista (ormai duramente provato dagli orrori dello stesso sbarco a cui partecipò, tanto che anch’egli, come Seymour Glass nel primo racconto, arriva a perdere la sua stabilità mentale) legge una lettera inviatagli da Esmé datata il 7 giugno 1944, giorno successivo al D-Day.
Lo sbarco anglo-americano in Normandia avvenne il 6 giugno 1944, nonostante fosse stato da tempo sollecitato da Stalin. Gli anglo-americani erano tuttavia restii a fornire il loro impegno per tale operazione, in quanto la consideravano molto rischiosa a causa delle fortificazioni difensive tedesche di cui era stata munita la zona costiera (il cosiddetto “vallo atlantico”) e non si ritenevano quindi militarmente pronti. Per attuare il piano, che prevedeva lo sbarco sulle coste settentrionali della Normandia, furono necessari un lungo lavoro di preparazione e un eccezionale spiegamento di mezzi, tale da assicurare agli alleati – che agivano sotto il comando unificato del generale americano Eisenhower – una schiacciante superiorità aeronavale. L’operazione Overlord scattò all’alba del 6 giugno, preparata da un’impressionante serie di bombardamenti e da un nutrito lancio di paracadutisti. Nonostante l’accanita resistenza tedesca, gli attaccanti riuscirono a far sbarcare in territorio francese, nelle successive quattro settimane, oltre un milione e mezzo di uomini. Come Esmé scrive nella lettera indirizzata al sergente X, quest’operazione fu decisiva per la successiva fine della guerra, permettendo di aprire un secondo fronte in Europa, dirigersi verso la Germania nazista e alleggerire allo stesso tempo il fronte orientale.

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