"L'escusa" di Luigi Pirandello

“L’esclusa” è stato composto da Luigi Pirandello nel 1893, ma pubblicato nel 1901. Il romanzo è opera acerba di un giovane di ventisei anni, con situazioni caricate, con esagerazioni e ridondanze, ma è già sicuro segno di quelle che saranno la concezione della vita e la grandezza dell’arte di Luigi Pirandello.

TRAMA

Nel casato dei Pentàgora pesa, come un fato inesorabile ed una terribile maledizione, il tradimento delle mogli e la conseguente necessità dei mariti di tutelare l’onore della famiglia scacciando di casa l’adultera, “si sa, per altro, che le mogli è il loro mestiere d’ingannare i mariti”. Così è avvenuto al nonno di Rocco Pentàgora, così è accaduto a suo padre e così Rocco teme che puntualmente capiti a lui con la moglie Marta Ajala, di cui tuttavia egli è innamorato.

E il fatto avviene realmente, o almeno Rocco crede che avvenga, quando egli scopre alcune lettere d’amore che l’avvocato Gregorio Alvignani, spasimante di Marta, che abita al piano di sopra, ha inviato alla moglie. Marta è innocente, non ha ceduto mai alla corte di Alvignani, è rimasta sempre fedele al marito; ma Rocco non crede: il peso della tradizione maligna lo ossessiona e lo spinge as agire come hanno agito suo padre e suo nonno. Marta innocente e disperata viene cacciata di casa, “esclusa” dalla famiglia pur essendo in attesa di un bambino.
Intanto, il padre della donna, violento e tirannico, muore di crepacuore per il disonore che ricade sulla famiglia a causa del preteso adulterio di Marta, dopo essersi chiuso in sé, senza alcuna apertura morale, senza voler ragionare né vedere nessuno, standosene al buio per mesi. L’economia di casa Ajala precipita affidata in mani disoneste, ad un perente infido. Marta partorisce, mentre in un’altra stanza muore il padre e perciò in condizioni di gravissimo disagio fisico e morale. Il bambino nasce morto, mentre la folla schiamazza per le vie inneggiando all’elezione dell’Alvignani a deputato. Oltre alla sorte si accaniscono contro Marta la malevolenza e la maldicenza pubblica; ma, finalmente, riesce ad ottenere un incarico di maestra con un misero stipendio, che tuttavia le dà modo di accudire ai più pressanti suoi bisogni, di sua madre e della sorella Maria. Ancora la maldicenza la perseguita, la segnano a dito, la “escludono” dalla conversazione, le rendono la vita sempre più difficile. Marta decide di lasciare il paese e si trasferisce a Palermo. Nella città la solitudine e tanta disperata amarezza la gettano nelle braccia del suo unico benefattore, Gregorio Alvignani, che aveva tante volte respinto.
Rocco Pentàgora che si era intanto gravemente ammalato, a poco a poco si viene rimettendo dalla sua infermità: quel rinascere alla vita, quel bisogno di riversare in altri il suo rinnovato desiderio di vivere, l’amarezza della convivenza con una donnaccia indegna ed un non mai sopito senso di rimorso per la moglie tanto duramente respinta, lo fanno tornare a Marta. La donna, intanto, ha trovato a Palermo la madre di Rocco già vecchia, che si è consumata nel dolore perché respinta dal padre di Rocco. Fra le due “escluse” c’è tanta scambievole simpatia e protezione e quando Marta chiama il marito Rocco al capezzale della madre morente per l’ultimo saluto, lui perdona la moglie. Egli accoglie in casa colei che ora è colpevole e porta in grembo il frutto dell’amore illecito, mentre l’aveva cacciata quando era del tutto innocente.

TEMI

Già dalla semplice lettura della trama affiorano alcuni motivi caratteristici dell’arte pirandelliana: la condizione amara in cui vivono i protagonisti; la situazione umoristica dell’accogliere in casa la donna colpevole, che era stata “esclusa” quando era innocente; la condanna di una società volgare ed egoista preoccupata soltanto delle apparenze e delle convinzioni sociali e sorda ai problemi della coscienza, chiusa entro tradizioni primitive e rigide forme esteriori puramente istintive e passionali.
L’umorismo, di cui anche questo romanzo è esempio, è la forma del pessimismo pirandelliano. L’autore è convinto che la condizione umana è triste, pessima, ma gli uomini si illudono o ingannano se stessi, perciò lo scrittore li deride, li sferza, li smonta, mostrando il contrasto tra quel che essi sono e quello che vogliono apparire. L’umorismo è dunque “sentimento del contrario”.

AMBIENTAZIONE E PERSONAGGI

Pirandello dimostra un vivo senso della realtà nella pittura dell’ambiente e dei personaggi, che per questo romanzo sono presi dall’area agrigentina, secondo la tradizione verista. I personaggi principali del romanzo sono Marta Ajala e Rocco Pentàgora.
Marta è una donna forte che reagisce al sopruso ricevuto. Decide di riscattare la famiglia, sia per propria emancipazione sia per dimostrare di essere in grado di poter sostentare una famiglia. La donna odia il padre perché, a differenza di lei, non ha saputo reagire all'ingiustizia e si è abbandonato. Odia il volgo, non ha fiducia nella Chiesa e in Dio. Ama gli studi e il fatto di averli abbandonati così presto la ferisce. Non vuole far trasparire i suoi sentimenti interni e, soprattutto, non vuole comunicarli. Non accetta il fatto di essere compatita. Rivolgendosi a Rocco afferma: (pag. 166) “Che sono? Sono ciò che la gente, per causa tua, m’ha creduta e mi crede ancora e sempre mi crederebbe, anche se io accettassi ora il tuo pentimento. E’ troppo tardi: lo intendi? Sono perduta! Vedi che n’hai fatto di me? Ero sola, mi avete perseguitata, ero sola e senza ajuto. Ora sono perduta!”.
Rocco (pag. 4) “era uno stangone biondo di pochi capelli, scuro in viso e con gli occhi biavi, quasi ani e smarriti, che però gli diventavano cattivi quando aggrottava le sopracciglia e stringeva la bocca larga, dalla labbra molli, violacee. Camminando sulle gambe aperte si dimenava sul busto e seguiva con la testa e con le braccia l’andatura. Ogni tanto aveva un tic alle corde del collo che gli faceva protendere il mento e tirare giù gli angoli della bocca.” Nel personaggio di Rocco prende vita un importante tema dell'ideologia pirandelliana: la "maschera" che ogni essere umano deve indossare per essere accettato, per ottenere un ruolo che inevitabilmente, però, lo induce a perdere la propria identità. Infatti, Rocco è una persona buona che viene ''costretta'' ad agire contro la propria volontà ed i propri principi, da quella società di cui egli è parte integrante.

STILE E LINGUA

I romanzi di Pirandello sono caratterizzati da accurate descrizioni dei personaggi e dei luoghi. Usa l'aspetto fisico per caratterizzare i personaggi. L'impianto del romanzo è tradizionale, con un narratore esterno e "onnisciente", che tutto conosce dei suoi personaggi. Lo scandaglio delle psicologie è affidato all'uso intensivo del discorso indiretto libero. I dialoghi frequenti e vivaci e i serrati soliloqui richiamano il teatro, e caratterizzano un testo che sembra poter essere facilmente adattato per le scene. Il linguaggio è contrassegnato da espressioni dialettali.

COMMENTO

Nella scrittura di Pirandello emerge il dramma umano del ''vedersi vivere'', quel concetto di ineluttabilità del destino. E’ presente una consapevolezza così dolorosa dell'essere umano, ed allo stesso tempo così vera che non può passare inosservata e non è possibile non sentire sulla pelle. Gli esiti di quel conflitto uomo-società sono paurosamente chiari e mettono angoscia, ma anche voglia di riflettere e di uscire dal gioco, di emergere. Cosa può fare l'essere umano? Delitto? suicidio? pazzia? o semplicemente accettazione della realtà? Avvicinarsi a Pirandello aiuta a riflettere sulla propria vita e ci accosta ad un genio che parla di cose spaventosamente vicine alla nostra realtà odierna. Egli è un autore attuale e parla di cose vere.

Hai bisogno di aiuto in Recensioni libri?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Come fare una tesina: esempio di tesina di Maturità