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Disposti all'incontro


Nel brano antologico “Disposti all'incontro” di Konrad Lorenz, tratto dal libro “Gli otto peccati capitali della nostra civiltà”, l'etologo e filosofo austriaco analizza i meccanismi che regolano la convivenza umana nella società occidentale, denunciando il rischio di una disumanizzazione e spersonalizzazione delle relazioni, in particolare nelle grandi città.
Se in epoca moderna le agglomerazioni urbane sono diventate i centri nevralgici delle attività economiche, politiche e culturali di ogni Paese (soprattutto in Europa, America del Nord e Nord-Est asiatico), non può essere sottaciuto che il sovrappopolamento e la massificazione dei comportamenti, insieme all'egoismo sociale, abbiano creato problemi nella comunicazione e nei contatti affettivi tra individui, alimentando distanze e diffidenze reciproche. Nelle metropoli sempre più le storie e la vita delle persone si trasformano in una cornice dalla quale si preferisce non essere assorbiti. A prevalere è l'atteggiamento, sostiene Lorenz, del “not to get emotionally involved ”, il non lasciarsi coinvolgere emotivamente dagli altri. Così anche gesti di quotidiana cordialità vengono considerati un optional di troppo ed ognuno tende a rinchiudersi nel proprio vissuto e ad interagire esclusivamente con l'ambiente di riferimento e con una stretta cerchia di persone. Così anche gesti di quotidiana cordialità vengono considerati un optional di troppo ed ognuno tende a rinchiudersi nel proprio vissuto e ad interagire esclusivamente con l’ambiente di riferimento e con una stretta cerchia di persone. Nell'indifferenza generale, quindi, possono consumarsi drammi causati dalla solitudine, storie di emarginazione, soprusi, violenze e crimini. I giornali ed i mass-media, d’altra parte, sono pieni di notizie che riferiscono episodi delittuosi avvenuti di giorno nel centro delle città, sotto gli occhi di tanti passanti che preferiscono ignorare ciò che succede. L’autore perciò lancia un allarme sulla deriva che un simile atteggiamento può determinare cancellando nell'uomo i sentimenti della compartecipazione, della solidarietà e dell’empatia con il prossimo. I vantaggi conseguiti grazie all'avanzamento tecnologico, al progresso, alla diffusione dei beni materiali, che nelle città hanno trovato il loro consolidamento, vengono vanificati da questa spirale perversa che può portare l’uomo alla rovina, all'autosoffocamento. Da esperto etologo Konrad osserva anche che la carenza di affetto e di calore umano che si avverte in luoghi densamente popolati e caratterizzati dal modello di vita occidentale non si registra in quelle regioni dove la presenza umana è più diradata e la vita improntata ad una maggiore semplicità. Qui la disponibilità ai contatti sociali è notevolmente maggiore ed ogni incontro appare come un momento di gioia. Il sovraffollamento, l’eccessiva vicinanza ai nostri simili e - aggiungerei - la logica del profitto ad ogni costo, ci rende insensibili all'altro e genera ritmi esistenziali frenetici e nevrotici. In un simile modello sociale ogni differenza viene annullata e percepita come ostile, generando pregiudizi e discriminazioni.
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