Gli otto peccati capitali della nostra di Konrad Lorenz


Sono più che mai d’attualità le parole dell’etologo Konrad Lorenz, benché siano ormai trascorsi più di trent’anni da quando sono state pronunciate in una sorta di doloroso appello all’umanità. È inevitabile che l’uomo intervenga sulla natura, ma la devastazione degli ultimi decenni, che ha causato gravi danni all’ambiente, non solo minaccia la nostra stessa sopravvivenza materiale bensì danneggia la nostra anima ed è responsabile della decadenza estetica e morale della civiltà odierna.
Gli otto peccati capitali della nostra civiltà è un breve saggio pubblicato nel 1973 in cui lo scienziato, ormai anziano, lancia un monito all’umanità sui pericoli della sovrappopolazione e della distruzione ambientale. La sua “predica”, come egli stesso definisce il testo, venne inizialmente composta per una trasmissione radiofonica e ottenne un successo tale che gli stessi ascoltatori spinsero l’autore a pubblicare le sue parole. L’opera esamina otto processi distinti, che minacciano di annientare la nostre civiltà: la sovrappopolazione, la devastazione dello spazio vitale, la competizione tra gli uomini, la scomparsa dei sentimenti, il deterioramento del patrimonio genetico, l’incomprensione tra giovani e anziani, l’indottrinamento, le armi nucleari.
Konrad Lorenz è considerato il padre dell’etologia, la scienza che studia i comportamenti animali. Nato a Vienna, domostrò fin dall’infanzia uno spiccato interesse verso gli animali che teneva numerosi nella villa dei genitori. Per volere della famiglia studiò medicina ma, nel frattempo, si dedicò alla zoologia, disciplina nella quale conseguì il dottorato nel 1933, e iniziò a scrivere sulla prestigiosa rivista scientifica “Journal fur Ornithologie”. Allo studio teorico affiancò l’osservazione diretta degli animali, in particolare degli uccelli, che gli consentì d’elaborare la teoria dell’inprinting, un particolare tipo d’apprendimento: dai suoi esperimenti risultò che gli anatroccoli, ad esempio, si attaccavano naturalmente alle loro madri biologiche ma potevano anche seguire un essere umano che li adottasse subito dopo la nascita, ritenendolo il proprio genitore. Un’acquisizione indotta poteva dunque trasformarsi in un comportamento istintivo. Nel 1973 fu insignito del Premio Nobel per la medicina grazie alle sue ricerche sui comportamenti animali.
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