Camminatore della solitudine di John Bierhorst

Tutti i popoli, sia quelli che nella successiva evoluzione storica hanno costruito grandi civiltà (per esempio gli Egizi, i Greci, i Cinesi), sia i “piccoli popoli” che, per le più diverse circostanze, testimoniano nei tempi moderni livelli di civiltà primitivi (per esempio anteriori all’uso dei metalli, o, in alcuni casi, all’introduzione dell’agricoltura), hanno la radice della loro cultura una mitologia. Il mito è l’enciclopedia del sapere collettivo in cui un gruppo umano si riconosce; come ogni sapere tradizionale, vive un lungo periodo di trasmissione orale, prima di arrivare a una trasposizione scritta.

Un dio-uomo cammina sulle acque primordiali prima che le cose abbiano vita (almeno, le cose così come ci appaiono), e compie dei gesti nella solitudine e nel silenzio. Da quei gesti il mondo trae la sua esistenza: naturalmente, prima di tutto la terra, una superficie solida, capace di sostenere il peso delle persone e delle case e di resistere all’azione corrosiva del mare.

Tuttavia, colui che ripete l’antico raccolto è un uomo che vive in un preciso orizzonte culturale, conosce animali e oggetti, i rispettivi nomi, ed è abituato ad attribuire valori simbolici alle cose. Così, per parlare di ciò che sta prima della Storia non può fare a meno di riferirsi a cose a lui note, e che sono quindi dentro la Storia, sua e del suo popolo.

Questo racconto è la redazione scritta di una narrazione orale raccolta dal ricercatore John Bierhorst, autore di un libro sulle antiche tradizioni pellerossa. È una storia che appartiene al patrimonio mitico dei pellirosse Yuki, un popolo ormai estinto; all’arrivo dei conquistatori europei, abitava la California settentrionale.

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