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recensione de L'avventura di uno sciatore di Italo Calvino

In questo lungo racconto il Calvino ci racconta di una comitiva che trascorre una classica giornata sulle piste innevate con tutti i suoi risvolti comici delle goffe cadute dagli sci.
L’intera vicenda è colorita dalla vista (e poi l’incontro effettivo) di una misteriosa ragazza svizzera che viene spesso rappresentata con una giacca a vento dal colore celeste-cielo. Inoltre quando la ragazza entra in scena per la prima volta, viene descritta come la classica “donna-angelo”, cioè un tipico elemento proveniente dalla lunghissima tradizione della letteratura italiana.
E’ affascinante notare come questo racconto sia anche una concreta dimostrazione di come gli opposti si attraggano: infatti basti pensare alla comitiva di ragazzi goffi e smaniosi che inseguono la quieta ragazza armoniosa nei movimenti. Per giunta ad avvalorare il tutto c’è da considerare l’emozionante incontro fra “il ragazzo dagli occhiali verdi” e la seducente ragazza, che mette proprio in risalto di come la goffaggine del ragazzo sia apprezzata e faccia sorridere la giovane.

Infine l’autore ci illustra l’impasticciata panoramica della pista, dove la sinuosa ragazza compie la sua discesa dal punto più alto della montagna e ci racconta di come la giovane, con la sua figura ammaliatrice, riesca a distinguersi in mezzo a quel guazza buio (il ragazzo dagli occhiali verdi indovinava sulla
neve il reticolo fitto delle orme di sci, dritte ed oblique, delle strisciate, delle gobbe, delle buche, delle pestate di racchetta, e gli pareva che là
nell'informe pasticcio della vita fosse nascosta la linea segreta, l'armonia,
solamente rintracciabile alla ragazza celeste-cielo).

A cura di Valerio.

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