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Bellum Iugurthinum


Quest'opera di Sallustio narra la vicenda di Giugurta, un grande criminale e corruttore. La Numidia che corrisponde all’odierna Algeria era uno Stato satellite di Roma, governato prima del re Massinissa e poi da Micipsa. Alla morte di questo venne diviso in 3 parti fra i 3 figli: Aderbale, Iempsale e Giugurta. Giugurta era crudele ed avendo combattuto insieme a Scipione l’emiliano, conosceva bene le dinamiche sociali dei romani.
Subito assasinó iempsale e corruppe un certo numero di senatori romani affinché non fosse data importanza alla cosa.
Tuttavia la situazione cambió quando Giugurta nell’assaltare Aderbale, assedió la città di Cirta, abitata fra l’altro da commercianti romani che vennero massacrati. Quando la plebe romana venne a conoscenza di questo fatto, divenne rabbiosa e desiderosa di vendetta, anche perché sembrava che i senatori volessero alleggerire l’entità dell’episodio. Giugurta stesso si recò a Roma per corrompere nuovamente quante più persone possibile. Addirittura corruppe i soldati affinché non combattessero. La situazione cambió quando un vecchio esponente dell’aristocrazia, Metello, venne mandato a dirigere le operazioni mentre si teneva una commissione di inchiesta. La situazione però non vedeva una soluzione, fino all’intervento di mario, un uomo nuovo fra i migliori ufficiali di metallo che teoricamente non avrebbe potuto aspirare al consolato. Mario chiese il permesso di tornare a Roma per partecipare alle elezioni, e una volta eletto console tornó sul campo con un esercito composto dalla plebe, addestrata appositamente per l’occasione. Questo mostra il cambiamento di Roma da un esercito di leva a uno di professionisti. Giugurta si rifugiò dal cognato bocco re di Mauritania che tuttavia lo consegnó ai romani in cambio di condizioni favorevoli di resa.
L’opera si conclude con un quadro della situazione di Roma, con l’arrivo delle prime popolazioni barbariche e l’inizio delle guerre civili.
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