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Lucrezio e Botticelli: la Venere scaricato 0 volte

Confronto fra Inno a Venere di Lucrezio e la Venere di Botticelli


Lucrezio, nella sua opera il De Rerum Natura, riporta quei motivi tipici dell’Epicureismo, che mettono in crisi gli ideali romani di quel tempo, poiché Lucrezio mette in discussione l’esistenza degli dèi nella vita di tutti i giorni, cosa che per i romani era indiscutibile; questo perché la religione era istrumentum regnii, è una religione civile, legata strettamente a riti e tradizioni. Ecco perché attribuiamo alla Venere dell’Inno di Lucrezio uno stampo filosofico, in cui ella è simbolo di amore, natura, e non quindi di una divinità, una dea da venerare e da cui essere ispirato. E’ posta nel proemio proprio perché è da lei che tutto nasce: è Venere, simbolo di fecondità, a generare tutte le cose della natura. Questa concezione è possibile accostarla alla concezione che Botticelli attribuisce alla sua Venere: Botticelli, infatti sembra proprio prendere ispirazione dal poeta latino e dalla sua Venere. Egli è un artista rinascimentale e come tale neanche lui attribuisce un significato prettamente religioso/cristiano.
La Nascita di Venere è da sempre considerata l'idea perfetta di bellezza femminile nell'arte, ed è stata dipinta tra il 1482 e il 1485, tempera su tela di lino, residente a Firenze. Una chiave di lettura dell’opera d’arte rintracciabile nella nudità della dea: essa non rappresentava per i contemporanei una pagana esaltazione della bellezza femminile, ma piuttosto il concetto di Humanitas, intesa come bellezza spirituale che rappresenta la purezza, la semplicità e la nobiltà dell'anima.
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