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L’umanista Cicerone non è solo uno scrittore fondamentale del mondo antico, ma anche il vero padre dell’umanesimo latino ed europeo. L’umanesimo ciceroniano non è la somma della philantropia e della paideia greche, ma una conquista la cui importanza storica non sfuggiva a Cesare, suo grande avversario politico. Sottolineiamone tre aspetti. 1.Cicerone concepisce il presente come punto d’arrivo di un flusso permanente derivato dal passato. Secondo Cicerone, il popolo romano, giunto al dominio del mondo, si dimostra degno e capace di amministrarlo se si impossessa delle conquiste greche, se riesce ad adeguarsi al loro livello, le continua e le supera. Il dominio del mondo comporta la responsabilità di un’adeguata maturazione culturale che si attua assimilando le creazioni di un altro popolo. Cicerone ha fissato il concetto di cultura sulle due componenti a lui note, la greca e la latina, con una maturità critica e un senso storico senza precedenti. La cultura si pone così come accumulo progressivo dell’opera di vari popoli, non di uno solo, come patrimonio cumulativo umano al di fuori dei confini etnici e politici, all’insegna dell’aggregazione interetnica. 2.Cultura significa per Cicerone formazione umana completa, raggiunta grazie al possesso delle principali opere di poesia, oratoria, diritto, storiografia, retorica e filosofia sia greche che latine. Ma queste opere non vanno studiate per assumere una competenza tecnica o professionale, bensì per conoscere e assimilare le conquiste più alte effettuate dall’uomo, in modo che esso, inferiore solo agli dei, sia capace di agire secondo la dignità che gli è propria. 3.Lo studio delle humanae litterae non significa ricerca del piacere estetico, bensì educazione e arricchimento dell’eticità, un’eticità non individualistica, ma civile e politica. In questo senso si spiega la sua opposizione ai poetae novi e all’epicureismo, che predicavano la fuga dalle responsabilità politiche e il rifugio nel privato.

L’uomo è veramente uomo se è colto e cioè se ha pienamente assimilato i capolavori e quindi i valori delle più grandi civiltà mai apparse (per Cicerone quella greca e latina); ma se è veramente colto, egli è anche eticamente nobile, magnanimo, libero, responsabile, civilmente e politicamente impegnato. La cultura è educazione ad essere, nel senso più profondo possibile, umanamente, politicamente, storicamente “uomo”. Cicerone è di gran lunga l’uomo più colto dell’antichità: ha introdotto pienamente la civiltà greca nel mondo romano e ha operato una sintesi che ha tutti i limiti di un’operazione storicamente condizionata. Eppure resta un’impresa gigantesca. Se noi parliamo di civiltà classica, lo dobbiamo soprattutto a Cicerone. Cicerone “ha scritto troppo”.
È impossibile eleggere una sola delle sue opere a paradigma della sua personalità e funzione. Che sia uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi è fuori dubbio. Osannandolo o criticandolo, tutti gli uomini latini, pagani o cristiani sono stati educati da lui: dal Medioevo al Rinascimento all’età contemporanea tutti sono obbligati a confrontarsi con questa grande figura, fondatrice della cultura europea e mondiale. La sua più grande eredità resta la concezione umanistica: una cultura non strumentalizzata, non chiusa e bloccata nei propri orizzonti etnici o politici, ma problematicamente aperta alle altre, finalizzata alla realizzazione dell’umano nell’uomo, per gli uomini

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