Epistolario

E' formato da novecento lettere suddivise in quattro raccolte; abbiamo epistole scritte “Ad Familiares”, ovvero a familiari ed amici, “Ad Atticum”, il migliore amico di Cicerone, “Ad Quintum Fratrem” e“Ad Marcum Brutum”. Queste lettere furono pubblicate dopo la morte di Cicerone per opera, forse, di Attico e di Tirone, schiavo molto caro allo scrittore. All’interno della raccolta troviamo anche lettere che probabilmente, se fosse stato in vita, Cicerone non avrebbe mai pubblicato perché troppo personali e perché troppo scalfenti nei confronti di quella immagine di uomo tutto politica che si era costruito.
Nel 1948, lo studioso Carcopino, avanzò un’ulteriore ipotesi riguardo la pubblicazione di questa raccolta: egli affermò la sua tesi secondo la quale la raccolta fu redatta da Ottaviano stesso che si interessò così tanto alle lettere di Cicerone in quanto ne risultava una figura molto diversa dal solito; Ottaviano voleva infatti sfruttare queste lettere per distruggere la figura di Cicerone. Per sottolineare ulteriormente questa sua ipotesi, Carcopino fece notare il fatto che all’interno dell’opera ci siano alcune mancanze nel periodo di vita di Cicerone: Ottaviano, infatti, avrebbe eliminato appositamente alcuni periodo della vita dell’autore poiché avrebbero potuto rafforzare la sua fama.

D’altra parte, è inconfutabile l’autenticità di queste lettere che, sicuramente, furono scritte da Cicerone in persona: esse riguardano anche i suoi dolori personali oltre che a temi letterari e politici e, proprio perché Cicerone non le aveva rielaborate, non voleva ch’esse fossero divulgate. Queste sono lettere genuine, vere, scritte non per essere pubblicate e che ci fanno capire e vedere l’uomo Cicerone in tutti i suoi aspetti, un Cicerone più sincero e meno trombone.
Inoltre, queste lettere rappresentano una fonte preziosa per ricostruire la storia di Roma in quegli anni, come fossero un po’ un giornale quotidiano e, tuttavia, le notizie che vengono date vanno sempre prese con la consapevolezza ch’esse rispecchiano, comunque, la visione personale di Cicerone.
Nello scrivere queste lettere il suo stile non è il solito in quanto Cicerone scrive non per essere sentito ma per rivolgersi ad amici e a familiari: abbiamo qui un “Sermo Quotidiano” con uno stile più immediato, periodi ellittici con ampio uso di paratassi. Le sue sono parole pittoresche, a volte un misto tra greco e latino e, tuttavia, si mostra pure qui padrone della lingua, tanto da saperla adattare perfettamente ad ogni contesto e alle persone cui si rivolgeva. In generale, comunque, il suo stile si basava sulla Concinnitas, ovvero l’armonia.

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