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Cicerone – Opere filosofico-religiose

Le opere filosofiche religiose di Cicerone sono essenzialmente tre : Il de natura deorum, il de divinatione e il de fato.
Nel de natura deorum c'è una critica alla concezione della divinità epicurea che prevedeva che gli dei abitassero negli intermundia, spazi vuoti tra un mondo e l'altro senza curarsi delle cose terrene in quanto ciò avrebbe imposto loro un obbligo contrario alla loro natura divina.
La critica continua estendendosi alla concezione stoica della divinità in merito al panteismo e al razionalismo etico dei neoaccademici con l'esistenza di una divinità razionale identificata con il logos. Il de divitatione invece è un dialogo tra Cicerone e suo fratello Quinto. Cicerone sostiene l'utilità delle pratiche divinatorie come strumento di esercizio del potere mentre il fratello Quinto ne sostiene l'utilità per fede. Cicerone era un auspice. A Roma gli auspici analizzavano le membra degli animali e gli auguri il volo degli uccelli per interpretare il volere degli dei.
Nel de fato Cicerone presenta una confutazione della dottrina provvidenzialistica degli stoici in virtù del libero arbitrio e della volontà umana.
Il de fato si struttura a partire dalla tesi di Crisippo che prevedeva che la libertà coincidesse con la rassegnazione o un destino ineluttabile e Cicerone si ispira anche alle tesi del filosofo greco antico della corrente degli scettici neoaccademici Carneade.
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