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Catullo - L'amore per Lesbia


Pur avendo scarse informazioni riguardo alla vita di Catullo, tuttavia conosciamo bene l’argomento principale delle sue composizioni poetiche, ovvero l’amore per una donna che il poeta chiama Lesbia. Si tratta di un cognomen, un soprannome, utilizzato per proteggere la donna, che era sposata. Questo nome allude all’isola di Lesbo, famosa in quanto patria della poetessa Saffo, una poetessa greca dell’VIII secolo a.C
., che svolgeva la funzione di educatrice all'interno di un tiaso, vale a dire di un'istituzione destinata alla preparazione delle ragazze al matrimonio e alla vita coniugale (imparavano a cantare, a danzare, a ricamare). Spesso il tiaso prevedeva anche l’amore omosessuale, che nell’antichità greca e romana era visto come preparatorio all’amore eterosessuale. Secondo Ovidio, che riprende una tradizione anteriore, Saffo si suiciderà gettandosi dalla rupe di Lèucade per l’amore non ricambiato verso il traghettatore Faone.
Saffo aveva scritto poesie in cui esprimeva sentimenti d’amore con grande pathos, enfasi, forza emotiva e passionalità. Il nome di Lesbia quindi sta a indicare l’amore travolgente, passionale, irrazionale. L’amore che scuote le querce come fa il vento (immagine di Saffo), che non dà quiete, che non fa dormire.
Ma chi era davvero Lesbia? I critici sono concordi nell’identificarla con Clodia, sorella di Clodio. Clodio è quel personaggio che si era travestito da donna e aveva profanato i riti di sacrificio alla dea Bona nella casa di Cesare, poiché era l’amante della seconda moglie di Cesare, Pompea. Per questo motivo Cesare aveva ripudiato la moglie ma poi aveva messo a tacere tutto, perché lo scandalo sarebbe stato troppo grave, anche perché avrebbe dovuto presiedere a questi riti e controllare che nessuno si introducesse in casa. Clodio inoltre era un personaggio importante perché rappresentante dei populares, in contrasto con Milone, rappresentante degli optimates. Sarà proprio Milone a ucciderlo e a essere esiliato a Marsiglia per tale omicidio.
La relazione fra Catullo e Clodia inizia quando lei è ancora sposata e continua anche dopo la morte di suo marito. Lei è più anziana di lui e infatti il poeta sottolinea che lei era molto più esperta in amore, e che grazie alle sue abilità amatorie lo aveva sedotto.
La relazione si configura da parte di Catullo come un vero e proprio foedus. Il foedus era di solito un patto che Roma stipulava con gli alleati. Catullo parla di questo rapporto d’amore, che non è un rapporto matrimoniale (i matrimoni erano spesso combinati), come di un rapporto di amore autentico, che definisce foedus. Come tutti i patti questo deve però essere mantenuto, bisogna mantenere la fides, la fedeltà. I termini foedus e fides ricorrono spesso nelle sue poesie, perché essendo un rapporto non matrimoniale Catullo cerca di dargli solidità configurandolo come un patto che non può essere tradito.
Fino a quando questo patto d’amore funziona, Catullo scrive delle poesie d’amore in cui esprime il desiderio di vederla, di abbracciarla, elogia la sua bellezza e il loro rapporto perfetto. Ad un certo punto però questo legame d’amore viene rotto da Lesbia, che ha altre relazioni, e l’atteggiamento di Catullo si trasforma. Nei suoi testi viene dipinta una Clodia decisamente diversa: dice che la si può trovare insieme alle prostitute, che tutti i Romani lei li ha conosciutI. Le poesie prendono quasi le caratteristiche del vituperium, e anche il linguaggio attinge alla lingua quotidiana e gergale. Lo stile cambia.
Terminata questa relazione, Catullo torna quindi a Verona, ma anche qui non riesce a dimenticarla, rimane un chiodo fisso. C’è il famoso testo “odio e amo”: è tormentato e non sa spiegarlo. Ha un rapporto conflittuale e in alcuni casi parla a sé stesso, al suo cuore: “dimenticala, smettila di impazzire, vai avanti…”.
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