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I trattati politico-filosofici senecani

Nei primi cinque anni del principato di Nerone, anni in cui lo affianca nel suo governo, Seneca si dedica alla stesura di alcune opere, in particolare il De Clementia e il De Beneficiis, che sono legate strettamente al suo impegno politico e al suo legame con il principe.

De Clementia

Nel De Clementia Seneca espone la sua concezione di potere, indicando una sorta di programma per il sovrano illuminato, dedicandolo al suo pupillo Nerone. In questo trattato Seneca legittima il potere unico del principato con il potere unico del logos che governa il mondo, e definisce come un’utopia la libertas repubblicana. Ciò che è davvero necessario è che ci sia un buon sovrano a governare, la virtù che dovrà regolare i suoi rapporti con il popolo si configura quindi nella clementia. Attraverso la clementia potrà infatti assicurarsi l’appoggio del popolo e ciò garantirà una pace proficua e duratura. Ciò che porta il princeps a possedere tale virtù è una buona educazione, o più precisamente un’educazione basata sulla filosofia: è dunque la filosofia che sta alla guida dello Stato.

Egli ha la speranza quindi che il saggio attraverso il suo rapporto didattico con il princeps, lo possa educare alla via della filosofia: ma dopo i comportamenti famigerati del giovane Nerone, dopo il quinquennio felice, Seneca rinuncerà a questo progetto ed evolverà il suo pensiero in quello che espone nel De Beneficiis.

De Beneficiis

Il De Beneficiis, opera divisa in 7 libri, è il punto di arrivo della filosofia senecana: fallito l’obiettivo dell’educazione del princeps, Seneca preferisce ripiegare sui singoli più agiati per diffondere il valore della clementia. In quest’opera illustra quindi i vari atti di beneficenza, il legame benefattore-beneficato che delineano un’utopia di una società equilibrata alla quale Seneca aspira.

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