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Seneca - Solo il tempo ci appartiene


Nella lettera di apertura delle Epistulae ad Lucillium Seneca, in prima battuta, esorta l'amico a diventare padrone di se stesso, cioè a liberarsi di ogni condizionamento esteriore, e a considerare il suo tempo un bene prezioso utilizzandolo nel modo adeguato. Consapevole che ogni giorno si muore, deve afferrare le ore che passano e tenerle saldamente in quanto sono l'unico bene di cui all'uomo è stato dato il possesso da parte della natura.


Ita fac, mi Lucili: vindica te tibi, et tempus quod adhuc aut auferebatur aut subripiebatur aut excidebat collige et serva. Persuade tibi hoc sic esse ut scribo: quaedam tempora eripiuntur nobis, quaedam subducuntur, quaedam effluunt. Turpissima tamen est iactura quae per neglegentiam fit.(...)

L'epistola non ha, almeno apparentemente, alcun carattere proemiale , e tanto meno assume il tono formale e solenne dei proemi di altre opere, anche senecane. Le prime parole , Ita fact, hanno un tono spiccatamente colloquiale: corrispondono infatti a un'espressione del linguaggio quotidiano e suggeriscono l'idea della prosecuzione di un discorso tra amici già iniziato in precedenza, come se la lettera facesse parte di un dialogo che Seneca intrattiene abitualmente con Lucilio. L'attacco corrisponde dunque perfettamente all'intenzione espressa più volte dall'autore di rivolgersi all'amico "quasi conloquar tecum" ; inoltre anche la presenza dell'aggettivo possessivo (mi Lucili) segna il coinvolgimento affettivo e il tono personale e intimo propri del genere epistolografico.

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