Giorgjo di Giorgjo
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Naturales Quaestiones

Le Naturales Quaestiones, composte intorno al 41 d.C., si inseriscono in una concezione dell’indagine naturalistica come espressione della filosofia umana. Le Naturales Quaestiones si compongono di sette libri in cui si tratta dei fuochi del cielo, dei fulmini, delle acque terrestri, del Nilo, dei venti, delle nubi, dei movimenti sismici e delle comete. La trattazione è tecnica ed intervallata da alcune riflessioni attraverso proemi ed epiloghi dei singoli libri. Il destinatario è il giovane amico Lucilio. All’interno dell’opera l’interesse nei confronti dell’indagine scientifica, che si manifesta nelle modalità con cui Seneca passa in rassegna i fenomeni, si coniuga strettamente con l’istanza morale. Il progresso della conoscenza scientifica non è affidato alla semplice costruzione di un’ipotesi, ma all’individuazione delle esperienze che possano convalidare la teoria.

Il clima e gli interessi dell’epoca vengono perfettamente descritti da Seneca, che però si distacca dall’epoca per via della consapevolezza della relatività delle conoscenze umane riguardo la natura. La prospettiva di Seneca è quella di un filosofo morale che è consapevole del fatto che l’incremento di sapere è un processo eterno. Questo tipo di concezione è coerente con la prospettiva stoica, secondo la quale la conoscenza della natura è un’importante modalità di accesso al logos e all’ordine cosmico.
La conoscenza disinteressata della natura è quindi una spinta al progresso umano; dall’altra parte però Seneca esprime un giudizio negativo riguardo al progresso tecnico della civiltà umana, che non è altro che una manipolazione della natura che avrà come conseguenza la crescita incontrollata dei desideri e dei comportamenti finalizzati al soddisfacimento di passioni come l’avidità e l’ambizione.

La nascita dei vizi

All’interno del passo tratto dal settimo libro delle Naturales Quaestiones, Seneca afferma che nei tempi più recenti nessuno si avvicina veramente alla sapienza ed alla filosofia. Molte scuole filosofiche rimangono senza seguaci proprio perché non c’è più alcuna cura della filosofia. Niente di ciò che era stato poco investigato dagli antichi è stato scoperto, e ciò che era stato investigato da loro è stato dimenticato. La verità è attualmente ricercata dall’uomo sulla superficie delle cose e con le mani molli.

Gli specchi

Gli specchi furono inventati affinché l’uomo potesse conoscersi ed avere una nozione di sé e di molte altre cose, come ad esempio l’uomo bello, che deve evitare l’infamia, l’uomo brutto, che deve compensare le sue caratteristiche in virtù, ed il giovane, che deve avere la consapevolezza di dover imparare e osare imprese importanti. Ma qual è stato lo stile di vita di chi si pettinava e si vantava davanti allo specchio?
Gli uomini, secondo Seneca, utilizzano spesso male le loro invenzioni: un’invenzione utile come lo specchio è infatti divenuta strumento di vanità e lussuria, culto dell’ignoranza.

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