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Nelle lettere a Lucilio vengono affrontate varie tematiche. I temi più ricorrenti sono: la ricerca della forza interiore di fronte ad ogni situazione della vita, la preparazione (priva di paura) all'incontro finale con la morte, la precarietà dell'esistenza.

Viene affrontata la tematica del tempo e del modo migliore per sfruttarlo. Bisogna offrire al corpo solo ciò che è necessario per vivere dignitosamente, perché una vita dedita ai piaceri porta l'uomo ad alienarsi dalla sua interiorità, a dimenticarsi di avere un'anima. L'anima è l'unica cosa che contraddistingue gli uomini da piante e animali e che determina le differenze di valore tra le persone.

Tutti gli uomini sono finiti e limitati dal punto di vista fisico e, soprattutto, tutti sono uguali davanti alla morte. A questo proposito, Seneca affermava "nasciamo diversi, moriamo uguali". Da questa considerazione egli delinea una riflessione sulla schiavitù: anche lo schiavo "gode dello stesso cielo, respira, vive e muore come te".

La vera schiavitù, però, è quella interiore: l'incapacità di dominare le passioni, che dipende dalla nostra corporeità.

L'uomo raggiunge il distacco dal corpo, dai piaceri, attraverso la ragione, la ratio, la filosofia. In questo modo può raggiungere l'autarkeia (autosufficienza), ovvero il dominio delle passioni, una condizione che rende l'uomo saggio e simile a Dio.
Utilizzare la ragione per raggiungere l'autarkeia significa vincere la paura della morte, dedicandosi alla pratica della virtù, che è libertà.

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