Le epistole a Lucilio

Sono state scritte negli anni del suo ritiro dove Seneca cerca di perfezionarsi moralmente (dal 62 al 65 d.C). Sono state conservate 124 lettere distribuite in 20 libri e sono dedicate a Lucilio; presentano un linguaggio familiare e informale e si caratterizzano per l'uso della prima persona.
Lo stile è dominato dalla sententia, ovvero la frase ad effetto, e mancano i nessi coordinanti che esplicitano i collegamenti logici del discorso. Al contrario, fa ampio uso di procedimenti propri della concinnitas (parallelismo, poliptoto, anafora, figura etimologica).
Sono una perenne riflessione su problemi di filosofia e l'autore, oltre a scrivere per Lucilio, vestendo i panni del consigliere, scrive per i posteri. Ciò non significa che le sue lettere siano fittizie o che gli episodi siano inventati. Anzi, una delle tematiche più importanti delle lettere, è l'esperienza personale: esse, infatti, vengono sempre trasformate in occasione di riflessione da cui imparare (es. epistola 53).

Dall'epistola 30 Seneca dà una grande importanza all'otium: esso è necessario per migliorarsi e raggiungere la perfezione morale.
Consiglia a Lucilio di dedicarsi all'otium e a lasciare le sue occupazioni politiche, di non frequentare i luoghi affollati e circondarsi solo di pochi amici.
Seneca si presenta come un uomo che ha sbagliato: solo adesso ha capito che nella sapientia risiedono la vera gioa e i veri valori e cerca di recuperare il tempo perduto impegnandosi nella lotta contro gli impulsi e i desideri irrazionali.

Per quanto aderisce alla dottrina stoica, egli si sente di disapprovare alcuni concetti che essa mette in evidenza e di esaltare alcune tematiche dell'epicureismo. Si giustifica dicendo che è importante ciò che viene detto e non da chi, poiché la verità è proprietà comune.

Gli altri due temi principali, oltre all'otium, sono la morte e il tempo.
Egli si sta avvicinando alla morte; tuttavia, avendo raggiunto la perfezione morale, non la teme, non ha rimpianti ed è pronto a morire in qualsiasi momento.
Considera stolto chi la tema poiché si ribella alla natura; inoltre, non conta quanto si vive ma come e la morte rappresenta una liberazione dei mali.

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