Ominide 181 punti

La formazione di Seneca

Ci sono stati alcuni maestri che hanno nomi famosi come Attalo, il filosofo stoico, Sozione, il neopitagorico e Papirio Fabiano che ha reso Seneca parte del programma di vita e di insegnamento della scuola dei Sestii. Nell’epistolario di Seneca (124 epistole inviate all’amico Lucido), egli ci dà notizia sui mestri che hanno avuto un’influenza decisiva sulla sua formazione, un ‘impronta indelebile sul suo modo di riflettere e di fare filosofia. Alcuni chiamano la scuola dei Sesttii setta. Era nata sotto Augusto e raccoglieva intellettuali che si tenevano in disparte rispetto alla vita politica e che amavano dedicarsi alle loro discussioni filosofiche. La cosa singolare era che la scuola prevedeva l’adesione ad un certo stile di vita piuttosto spirituale che comprendeva per esempio il vegetarianesimo , l’astensione dalle carni e da tutti quei cibi particolarmente ambiti come rappresentanti di uno status sociale. Aveva continuato ad esistere anche dopo la morte del suo fondatore Gaio Sestio con i figli, solo hce Tiberio preso dal desiderio di continuare la politica augustrea e preservare certe caratteristiche del costume romano, bandì da Roma tutti i culti stranieri. La scuola venne guardata con sospetto ed il padre di Seneca proibì al figlio di frequentarla e soprattutto di applicarne il programma (tra l’altro Seneca era già cagionevole di salute). Il padre nutre ambizioni politiche per il figlio che quindi deve essere irreprensibile. Il tempo trascorso nella scuola lascia un’impronta indelebile e determina l’assunzione di alcuni costumi che Seneca porterà con sé per tutta la vita. Abituato alla temperanza, è sobrio nel mangiare, si sottopone ad un esame di coscienza quotidiano, scrutandosi dentro e chiedendosi che cosa si era fatto di buono e se ci fosse invece qualcosa da migliorare. Tuttavia Seneca è un personaggio pieno di contraddizioni: tutte le sue riflessioni contro la ricchezza si scontrano con il fatto che a corte si arricchisce immensamente grazie all’usura, una pratica che venne condannata solo dopo dal Cristianesimo. Anche in questo sta il fascino di Seneca, contraddizione vivente, è un uomo reale. I primi studi li compie a Roma. Poi parte per un lungo soggiorno in Egitto perché lì c’era la zia, il cui marito era prefectus Egypti. Ci rimane per molto tempo perché il clima poteva giovare alla sua salute. Quando ritorna a Roma aveva già mostrato propensioni alla vita appartata ma la sua tendenza si scontra con le aspirazioni del padre e quindi tra il 33 ed il 34 deve ricoprire la carica del questore, il primo gradino del cursus honorum (di qui la possibile ipotesi che egli sia nato negli ultimissimi anni del primo secolo a.C e nei primissimi del primo secolo d.C.). Nel 41 viene coinvolto nello scandalo che lo vede coinvolto insieme alla sorella di Caligola, Giulia Livillia e viene relegato in Corsica fino al 49. Agrippina si fa sposare da Claudio che è lo zio e poi gli fa adottare il figlio. Anche se Claudio ha già un erede legittimo: Britannico, figlio di Claudio e Messalina. Britannico verrà fatto avvelenare durante un banchetto tra l’indifferenza dei cortigiani che non si azzardano a dire nulla e Nerone finge di credere che sia un malore. È il primo dei delitti nell’ambito della famiglia. Durante il quinquennium felix è Seneca ad avere in mano le redini del potere. Poi Nerone diventa insofferente soprattutto della presenza della madre quindi una volta morto Burro,intende disfarsi della madre. Architetta un piano perché la morte sembri naturale. Durante la celebrazione di alcune festività Nerone fa costruire un’imbarcazione reale che dovrà ospitare Agrippina per vedere le feste che si svolgono in onore di Artemide.

La fa costruire con la compiacenza del nuovo prefetto in modo tale che la camera da letto abbia il soffitto che si apre al momento giusto e faccia cadere una grande quantità di piombo. Senonchè qualcosa si inceppa nel meccanismo, il soffitto si apre prima del tempo e tutto questo piombo fa sì che avvenga un naufragio e, Agrippina, che è una brava nuotatrice, arriva a toccare la sponda, mentre la sua dama di compagnia che non sa nuotare strilla dicendo di essere Agrippina sperando di essere soccorsa e invece viene uccisa. Tornata a Roma, Agrippina fa finta di niente mentre Nerone trema perché ha capito che la madre ha capito. Invia un suo messo per augurare la guarigione alla madre ma dopo pochi giorni le invia il prefetto e Agrippina, che capisce immediatamente, butta via la coperta e dice: “ventrem feri”, ovvero colpisci il ventre che ha saputo generare un tale mostro. Seneca si incarica di trovare una giustificazione rendendosi complice del matricidio e Agrippina, post mortem, sarà accusata di aver tramato contro lo Stato. Tutti sanno che si tratta di un pretesto ma tant’è. Dopo Britannico era stata uccisa anche Octavia, la prima moglie giovane e molto bella di Nerone. Egli si innamora di Poppea Salina, moglie di un funzionario che Nerone manda a governare la Lusitania (attuale Portogallo), ma Poppea non si scandalizza perché vuole compiere la sua scalata sociale. Nerone vuole sposarla, ma tutte le sue trame si oppongono ad Agrippina che invece non vuole che Octavia, timida e docile, sia sostituita da Poppea, una donna molto determinata. Anche Octavia sarà accusata di aver tramato contro lo Stato e sarà fatta uccidere nell’isola di Ventotene. Poi anche Poppea sarà uccisa da Nerone con un calcio al ventre mentre aspettava un bambino in un eccesso d’ira.

Dialoghi

Sono dieci.Si tratta di una serie di operette brevi,solo una è costituita da 3 libri. Dialoghi non è il titolo della sua raccolta:i compilatori destinati alla ricopiatura dei testi si sono resi conto della loro natura filosofica e dunque hanno pensato ad una forma esteriore che rimandasse all’opera filosofica per eccellenza,quella platonica.La parola dialogo dunque ci rimanda sicuramente a Platone.In realtà non sono dialoghi nel senso letterario del termine:il dialogo implica un’interazione che nell’opera senecana non c’è.Nella maggior parte l’operetta ha un dedicatario,menzionato all’inizio dell’opera a cui Seneca si rivolge utilizzando la seconda persona singolare.Il suo interlocutore non parla mai,al massimo Seneca immagina di rispondere alle ipotetiche obiezioni che egli potrebbe sollevare in merito alle questioni posti. Dialoghi dall’impianto consolatorio:sono 3.La consolatio è un genere letterario che appartiene alla tradizione greca e latina,di cui è andato perduto tutto.Consisteva nello indirizzare a persone colpite da un lutto parole che potesero aiutare ad alleviare il dolore subito.E’ tipico della consolatio fare ricorso a situazioni topiche e convenzionali. -Consolatio ad Marciam:Il motivo della consolatio è la perdita del figlio di Marcia.Seneca insiste su considerazioni di carattere filosofico in cui la morte non è considerata un male.Nella consolatio è contenuto inoltre un inno alla morte.L’opera ha un carattere spiccatamente retorico,dove il tema principale è che la morte costituirebbe il passaggio da una vita migliore.Questa è un ‘affermazione che potrebbe piegarsi alla morale cristiana,anche se per gli stoici la morte significa il ricongiungimento con il logos. -Consolatio ad Helviam:Seneca non parla di una morte fisica,ma metaforica,rappresentata dagli otto anni di eslio corrispondenti ad una mancanza molto forte,quella della madre.Pare che Helvia fosse una spagnola molto bella,molto più giovane del marito,Seneca il vecchio,da cui aveva avuto 3 figli:il primo viene adottato dal retore Gallione,da cui aveva preso il nome.In qualità di governatore della Palestina aveva giudicato S .Paolo,il secondo è Seneca,il terzo figlio è il padre del poeta Lucano.In questa consolatio è centrale il tema dell’eslio e la discussione di Seneca volta a dimostrare che l’esilio non è un male.Questo perché per il filosofo stoico uno dei valori fondamentali è il cosmopolitismo:ogni luogo è la sua patria,e l’uomo non cambia se la sua patria cambia,poiché ciò che conta è l’interiorità.Il saggio dunque rimane sempre uguale a se stesso,se anche si trovi in una città a lui sconosciuta,la sua integrità ed i suoi valori sono costanti.Egli fa di tutto per convincere la madre che l’esilio sia una gran bene per la crescita spirituale ,per la tensione verso la virtù e per dedicarsi pienamente al suo otium.Comincia a delinearsi in quest’opera la figura del saggio stoico,molto differente da quella delineata dalla stoà antica,dove il saggio stoico è teso alla realizzazione dell’apateia e dunque si astiene dalla vita pubblica,rimane chiuso nella sua meditazione interiore.E’ una figura che fa pensare ad un senso di perfezione irrealizzabile.Il saggio a cui tende Seneca è come l’araba fenice:vuole sottolineare la rarità della figura del saggio.

L’uomo non può pretendere di raggiungere la saggezza,può solamente tendere alla realizzazione della virtù.In questo modo la figura del saggio appare molto più vicina all’uomo:l’ideale della virtus non è aristocraticamente inteso,ma è alla portata di tutti,nella convinzione che la sua realizzazione sia utopistica,ma qualora si uniformino i comportamenti in vista degli ideali,è raggiungibile.Il saggio è tetragono nei confronti della sorte ,ed è rappresentato come uno scoglio continuamente sbattuto dai colpi della sorte,ma malgrado ciò non si fa abbattere.Delineata la figura del saggio,l’esilio risulta essere una delle tante situazioni accessorie che l’uomo può trovarsi di fronte. -Consolatio ad Polybium:I primi commentatori sottolinearono nell’opera un atteggiamento di Seneca molto spiacevole.Polibio era uno dei liberti di Claudio,a cui era morto un fraello.Lo scopo vero e proprio della consolatio però è ben altro:Seneca intende ottenere che Polibio interceda presso di Claudio con lo scopo di farlo tornare a Roma dall’esilio.Questa consolatio i manifesta come una piaggeria,un elogio sfrenato nei confronti di Polibio.Alcuni critici che vogliono Seneca privo di debolezze umane,hanno invece pensato che fosse spuria,non autenticamente senecana.

Hai bisogno di aiuto in L'età imperiale?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email