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Seneca, Lucio Anneo - Dialogi

I Dialogi sono trattati brevi su questioni etiche e psicologiche (consolazioni, passioni umane, felicità, saggi stoici, tempo, provvidenza divina), non hanno forma dialogica ma riprendono la tradizione del dialogo filosofico proveniente da Platone.

All’interno dei Dialogi un gruppo abbastanza omogeneo è costituito dalle Consolationes: trattati rivolti a precisi destinatari per consolarli della perdita di qualcheduno, ma che affrontano tematiche generali. Genere già ampiamente coltivato dalla tradizione greca, da cui deriva una serie di tematiche ricorrenti.

- Consolatio ad Marciam (40): alla figlia dello storico Cremuzio per consolarla della perdita della figlia.
- Consolatio ad Helviam matrem (42): alla madre, per rassicurarla della propria condizione durante l’esilio.
- Consolatio ad Polybium (43): a un liberto di Claudio per consolarlo della morte di un fratello.

Vi sono poi alcuni Dialogi dedicati alle passioni e alla felicità:
- De ira: Trattato sull’origine delle passioni e su come dominarle (uso della filosofia). L’ira è sicuramente la passione più pericolosa perché annulla il logos.

- De vita beata (58): Opera dedicata al fratello Novato, tratta della conciliazione della felicità con il possesso delle ricchezze. Con questo trattato Seneca fronteggia le accuse che gli venivano mosse (come ci dice Tacito) della contraddizione dello stile di vita agiato che conduceva e della sua filosofia: Seneca legittima l’uso della ricchezza se porta alla virtù: ‘…nessuno ha condannato la saggezza alla povertà.’

Altri sono invece dedicati alla posizione del saggio fra otium e negotium:
- De costantia sapientis(41): tratta dell’imperturbabilità del saggio davanti alle emozioni.
- De tranquillitate animi (41). Parla del problema della partecipazione del saggio alla vita politica: bisogna cercare una via di mezzo tra l’impegno del civis e l’otium. Il fine deve essere quello di aiutare gli altri, e se non ci si riesce con l’impegno pubblico, si può fare con la parola.
- De otio (62): esaltazione della vita lontana dalla politica, esaltazione della solitudine contemplativa.

Infine il De brevitate vitae (49-52): Tratta della fugacità del tempo, della caducità della vita e dello spreco del tempo che fa l’uomo occupandosi di cose non necessarie.

E il De providentia, (64): Tratta dell’apparente contraddizione fra la provvidenza divina e la sorte umana che spesso favorisce i malvagi e ostacola i meritevoli; in realtà le avversità che coinvolgono il saggio sono un modo per metterlo alla prova ed per fargli esercitare la propria virtù.

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