Dialoghi - Seneca riassunto

Un gruppo di dieci opere in cui l'autore, in prima persona, sviluppa tematiche filosofiche. Da un punto di vista strutturale, nove occupano ciascuno un libro; solo ''il De Ira'' è, invece, in tre libri.

- La consolatio ad Marciam: è l'opera più antica, prende spunto dalla Consolatio scritta da Cicerone per la morte della figlia. Seneca si propone di consolare una donna dell'alta società romana chiamata Marcia per la perdita di suo figlio Metilio.
- La consolatio ad Helviam matrem : per consolare sua madre che soffre per il suo esilio, egli propone di dimostrare che questa condanna non è un male, ma un semplice mutamento di luogo e che la virtù non potrà togliergliela nessuno.
- La consolatio ad Polybium: è rivolta a un potente liberto dell'imperatore Claudio, in occasione della morte del fratello.

Egli spiega che è insensato piangere per la morte di qualcuno, in quanto o è felice o non esiste più, quindi non prova alcuna sofferenza.
- L'intento encomiastico e adulatorio: oltre ad elogiare il liberto Polibio, esalta le imprese militari di Claudio al fine di terminare la sua condanna all'esilio e rientrare in patria.

I dialoghi - trattati - Temi

- Il De ira: scritto dopo la morte di Caligola (imperatore dal 37 al 41 d.C su cui Seneca sfoga la sua ira descrivendola come una belva assetata di sangue), il filosofo si propone di combattere l'ira, passione tre le più pericolose, poiché è un istinto che offusca la ragione ed è simile alla follia.
Indica poi i rimedi per placare l'ira e i mezzi per prevenirla.

- Il De brevitae vita: è dedicato all'amico Paolino ed è stato scritto quando lui tornò dall'esilio.
Critica coloro che si lamentano della brevità della vita, poiché secondo lui, se ne si sa fare buon uso, la vita è lunga.
Infatti, chi si pone i propri obiettivi in oggetti e in circostanze indipendenti da lui, si priva della possibilità di assicurarsi l'autarkeia, ossia, l'autosufficienza che solo può assicurare pace e serenità.

- Il De vita beata: è divisa in due parti: nella prima, di carattere teoretico, Seneca espone la dottrina morale stoica che fa consistere la felicità nella vita secondo natura; la ragione indica il sommo bene nella virtù.
Inoltre, critica gli epicurei che individuano il sommo bene nel piacere.
- Una difesa dalle accuse di incoerenza: egli fu criticato di essere incoerente per i beni posseduti e di condurre una vita lussuosa, in contrasto con lo stoicismo.

Il filosofo non nega la fondatezza delle accuse, ma elabora la sua difesa con eloquenza, sostenendo che non soffre quando è privato dei beni ma preferisce possederli.

- Il De tranquillitate animi: risale a quando era collaboratore di Nerone; è dedicata al caro amico Anneo Sereno immaginando che lui si trovi in difficoltà spirituale; perciò, chiede aiuto e consiglio.
Seneca, dopo aver descritto un animo insoddisfatto, indica alcuni rimedi per raggiungere la tranquillità, come coltivare una sana amicizia e impegnarsi per il bene comune.

- Il De otio: ci è pervenuta con molte lacune, è un'opera in cui Seneca si rivolge ancora all'amico Sereno, interrogandosi se il sapiente debba partecipare o meno alla vita politica.
Infine, sostiene che il filosofo all'interno dello Stato non potrà mai agire coerentemente con i suoi principi.

- Il De providentia: risponde all'amico Lucilio il quale gli ha chiesto per quale motivo gli uomini siano colpiti dai mali dovuti, stando allo stoicismo, alla provvidenza divina.
Seneca risponde dicendo che questi mali sono solo prove cui gli dei sottopongono i buoni per aiutarli a migliorarsi e perfezionarsi moralmente.

- Il De constantia sapientis: afferma che il sapiente non può essere colpito da nessuna accusa, in quanto la sua superiorità morale lo rende invulnerabile.

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