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De provvidentia di Seneca

È il trattato che apre i dialogi e ha come destinatario Lucilio e il tema è come i mali che affliggono un saggio non siano in contraddizione con l'esistenza della provvidenza. Tutti gli uomini sono naturalmente soggetti a prove, non solo i buoni. Attraverso gli strumenti che la natura ha dato e questi strumenti sono quelli ovvi, il coraggio, la magnanimità, la sopportazione del dolore possono superare le sofferenze e le disgrazie possono imparare che tutto ciò che accade è destinato ad accadere e quindi posso adattarsi alla superiore armonia del tutto. La divinità si comporta come un padre che mette alla prova i figli perché sviluppino la loro forza d'animo e salgano più in alto nella via della virtù, allo stesso modo la divinità si serve del retto comportamento dei buoni perchè siano di esempio agli altri, Per cui mette alla prova l'uomo virtuoso perchè possa perfezionare la sua armonia con il mondo, affrontando con coraggio tutto ciò che gli eventi portano. Il de provvidentia è l'apologia del ruolo della divinità nel mondo attraverso la dimostrazione che la virtù si manifesta in tutta la sua pienezza solo attraverso le disgrazie. Il de provvidentia è in linea con il de vita beata dove senca definisce la virtù come una scalata verso mete sempre più alte, in una tensione agonistica con il mondo. Lucilio è l'individuo dubbioso a cui Seneca fornisce delle risposte. Il trattato risente dell'impostazione diatribica (cioè la presenta del tu). In conclusione abbiamo la prosopopea della divintà che chiarisce come per lo stoico il problema del male nel mondo non abbia ragione di esistere.

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